La dissidenza artistica di Teresa Antignani 

Esistono esperienze di resistenza e di dissidenza, dei nodi apparentemente isolati e ininfluenti, che attraverso la potenza dell’arte agiscono, come il tarlo nel legno, contro gli interessi di quelle forze politiche ed economiche che occultano le catastrofi climatiche e sociali caratteristiche di questa epoca. La pittrice Teresa Antignani è un esempio di questa coesistenza tra arte e resistenza, che prende forma con il racconto degli scempi ambientali e dei conflitti che ne risultano, mettendo al centro le storie delle persone e delle comunità attanagliate da piaghe come lo sfruttamento estrattivista e le morti sul lavoro. 

Emanuela Marmo

Ritorno a viaggiare attraverso MicroMega per luoghi sociali, politici e simbolici.
Ricomincio perché il tour in Campania, che pochi anni fa mi portò in lungo e largo per la regione ad ascoltare il resoconto degli attivisti sulla situazione ambientale dei territori, mi ha trasformata. Non si è trattato per me di prendere possesso di un tema, ma di riconoscere il movimento che le pratiche di resistenza e dissidenza vanno tracciando.
I luoghi della protesta che adesso mi accingo a esplorare non raccontano vere e proprie insurrezioni, ma nodi, reti che operano per erosione: si tratta, cioè, di una lenta e tenace contestazione delle strategie di disinformazione e occultamento a cui le economie ricorrono al fine di sostenere l’iper-produzione e l’iper-speculazione da cui dipendono.
Mi sono chiesta se queste esperienze di dissidenza abbiano davvero speranza di mutare il corso degli eventi o se non siano condannate a rapprendersi in qualche momentaneo centro e poi dissolversi. Vado però formandomi l’idea ‒ mi auguro non l’illusione ‒ che esse rappresentino un cammino, individuale e collettivo insieme, che lavora come il tarlo nel legno. Assume pertanto una certa importanza tirare fuori queste storie e renderne visibili le connessioni.
Il mio viaggio non riguarderà necessariamente le tematiche ambientali questa volta, sebbene presuma che saranno il terreno di verifica delle mie osservazioni nella maggior parte dei casi. Questa volta, preciso, il mio viaggio riguarda le pratiche artistiche associabili all’attivismo. Desidero, cioè, interrogarmi sulla funzione dell’arte in ambito pubblico e politico. L’arte può rivendicare istanze sociali?
Riprendo le mie osservazioni con Teresa Antignani, che eleggo come tappa di partenza della mia indagine. L’ho conosciuta nell’ambito delle battaglie di Presenzano (in provincia di Caserta) contro la centrale Turbogas ed è proprio nell’incontro con lei che la combinazione tra arte e attivismo ha offerto un nuovo habitat alle mie meditazioni sul tema dell’antagonismo politico, su come la protesta oggi possa scegliere, oltre che lo scontro, il carattere della documentazione, della narrazione e della sintesi simbolica.
Anche Teresa, proprio nel periodo in cui la conobbi, diede inizio a un tour: Martyrion l’ha portata nei luoghi della depredazione, nelle cattedrali dei signori del profitto. Seguita dallo sguardo potente di Sara Terracciano, l’artista viene condotta dagli attivisti in luoghi solitamente inaccessibili, dove lo scempio si rende manifesto. Lo sviluppo iconico di Teresa e Sara consegna alle comunità una lingua di testimonianza in cui è fatta salva non solo l’informazione, ma la sofferenza collettiva: il Coordinamento Civico Ambiente e Salute la informano di cosa accade in provincia di Lecce, le Mamme per la Salute e l’Ambiente di Venafro le guida verso l’impianto COLACEM; gli esponenti del movimento “NO al CARBONE” le conducono alla Centrale Elettrica Enel alimentata a carbone di Cerano, una delle più grandi in Europa. Infine, Teresa e Sara giungono dove il ricatto nei confronti dei cittadini non ha eguali: Taranto. Il comitato “cittadini e lavoratori Liberi e pensanti” le presenta alle madri combattenti del quartiere TAMBURI, i “Genitori Tarantini” le accompagnano fino all’ILVA.
Gli scenari teatrali, pittorici, i fermi cinematografici degli scatti di Sara Terracciano, progettati, messi in scena e incarnati da Teresa Antignani, raccontano di luoghi precisi che però attraverso l’arte si offrono consapevolmente all’universalità. Il suo lavoro mette gli attivisti di fronte a uno specchio retro e post datato a un tempo: guardano se stessi come se fossero già passati, si guardano da un futuro immaginario perché ormai sono segni monumentalizzati. Tuttavia la scena è attuale, sintetizza il presente. La tragedia accade adesso: come interromperla?
La vicenda artistica di Teresa Antignani è interessante perché attorno alla costruzione dell’opera si muove spontaneamente una ricerca collettiva di senso e sempre più spesso i suoi progetti, che cercano i punti di dolore dei luoghi, a loro volta sono cercati dalle persone che richiamano faticosamente l’attenzione pubblica sulle proprie ferite. Si è verificato anche a Malta, in occasione della prima edizione di Insulaphilia, biennale inaugurata il 13 marzo e in svolgimento fino al prossimo 31 maggio, a cura di Sofia Baldi Pighi con Elisa Carollo, Emma Mattei e design di Nigel Baldacchino.
Teresa prende parte alla rassegna all’interno della sezione dedicata al Matri-Archivio del Mediterraneo, con un’opera ispirata alla vicenda di Jean Paul Sofia e alla figura di sua madre, Isabelle Bonnici: Jean Paul aveva circa vent’anni quando due anni fa è morto, insieme ad altri quattro lavoratori, per un crollo nel cantiere di Kordin. La madre è diventata il simbolo della lotta contro la speculazione edilizia e delle morti bianche, questione particolarmente calda a Malta. Tra il 2014 e il 2015, infatti, un cambiamento nelle politiche di pianificazione ha accelerato il rilascio dei permessi a costruire, senza implementare la legislazione in favore della necessaria sicurezza. L’inchiesta della magistratura sulla morte di Jean Paul Sofia, ad esempio, ha messo in luce che nel cantiere lavoravano operai senza competenza di settore. La vicenda è stata seguita anche da Movimentgraffiti, un’organizzazione non governativa ambientalista, radicale di sinistra, che dal 1996 si esprime attraverso pratiche di pressione.
Pur partendo da un dato che riguarda Malta (secondo l’ultima indagine di Eurostat, l’arcipelago è al primo posto in tutta l’UE per l’aumento di porzioni di terreno occupate da materiali edili e pertanto diventate impermeabili), Teresa Antignani trasla il tema e lo connette a quello più vasto del consumo di suolo: le morti bianche, l’abuso edilizio, lo sfruttamento estrattivista, il consumo di suolo (leva materiale dell’economia di colonizzazione) sono i concetti che si sovrappongono in un’opera pittorica monumentale, che richiama la Deposizione di Volterra, esposta al Gran Master Palace, sede del Presidente della Repubblica maltese, a cui Teresa Antignani guarda come luogo del potere configurato al maschile, ma oggi sede espositiva dell’intera sezione del Matri Archivio.
Isabelle Bonnici, venuta a conoscenza dell’azione dell’artista, ha chiesto di incontrarla in un evento pubblico a fine maggio, in occasione del finissage della Biennale. Noi saremo con loro.
CREDITI FOTO: SARA TERRACCIANO



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