La “ferrovia sotterranea”: una rete di disobbedienza solidale con le persone migranti

Diventa internazionale la rete per il diritto al movimento che da anni mette insieme movimenti e associazioni che su mare e su terra si battono per la tutela e la dignità delle persone migranti. “Freedom of Movement Solidarity Network” nasce nell’autodenuncia della propria pratica quotidiana di disobbedienza civile, contro la politica migratoria italiana ed europea. Dai confini dell’Europa, in mezzo al mare o nel deserto, tra le montagne e lungo le strade, c’è un popolo di cittadini e cittadine che non resta indifferente davanti alla normalizzazione della disumanità.

Christian Elia

C’è una sorta di ferrovia sotterranea che attraversa l’Italia, che si dipana sui binari della solidarietà e dell’impegno civile. Niente a che vedere con quanto accadeva ai neri negli Stati Uniti nel XIX secolo, con i passaggi garantiti e le case sicure, dagli stati segregazionisti a quelli liberi, ma una rete di donne e di uomini che non restano indifferenti di fronte alla ferocia delle frontiere della Fortezza Europa.
Il 15 maggio, presso la sede dell’Associazione Stampa Estera a Roma, verrà presentata la Freedom of Movement Solidarity Network, la rete di presidi di terra e di mare, lungo le rotte migratorie principali, che supporta le persone in movimento.
Il primo incontro della rete, con realtà che da anni si impegnavano singolarmente, risale al novembre 2022, a Rebbio, in provincia di Como, presso la parrocchia di don Giusto. Storie differenti, contesti differenti, ma una convinzione comune: condividere pratiche solidali, creare connessioni, battersi contro la criminalizzazione della solidarietà e contro un sistema di gestione delle frontiere sempre più disumano, in mare e in terra.
Da Oulx, al confine tra Italia e Francia, dove i controlli spingono i migranti a tentare la sorte in zone di montagna sempre più pericolose, fino al confine tra Italia e Slovenia, a Trieste, dove arriva la rotta balcanica, passando per il Mediterraneo centrale, con le navi delle ong costrette a raggiungere porti sempre più lontani e sempre più sotto attacco.
“Abbiamo cominciato a conoscerci e riconoscerci nel dovere politico di costruire passaggi sicuri e di rivendicare la libertà di movimento e il diritto di scegliere dove abitare di tuttə le cittadinə del mondo”, recita il manifesto della rete, che ha lavorato due anni a questo progetto, superando la logica autoreferenziale e abbracciando quella intra-associativa.
“Una rete che a giugno sarà internazionale e con un manifesto sulla libertà di movimento che disconosce la frontiera, il suo ruolo di difesa del privilegio occidentale, la sua impronta neo-coloniale, le sue pratiche violente”.
Son state molte le iniziative, in Italia e in Europa, di questo genere, ma quel che è interessante di questo processo è la natura delle realtà che lo animano – che tiene assieme le grandi realtà della solidarietà con le associazioni territoriali – perché rispecchia una geografia dell’impegno dal basso che è da subito politica, e non solo umanitaria o solo solidale.
È tempo che ci si confronti con il tema dei temi: muoversi è un diritto, e come tale deve offrire possibilità legali e sicure a singoli e famiglie in movimento. Dopo decenni di criminalizzazione delle migrazioni prima, e poi anche della solidarietà negli ultimi anni, si è perso di vista il principio chiave: la politica non può disporre delle vite delle persone, dividendo chi merita di vivere o morire in base al loro passaporto, dividendo l’umanità tra chi può muoversi e chi non può farlo.
A questo va aggiunto che l’esasperazione del discorso pubblico sulle migrazioni, sul quale sono state costruite carriere politiche, ha portato al paradosso di generare una folle spesa pubblica per la securizzazione delle frontiere – che hanno generato enormi profitti per alcuni – e di normalizzazione dell’idea che si muoia di frontiera, dalla Turchia alla Libia. Finanziando senza sosta governi e regimi che sull’ossessione europea  per i migranti costruiscono fortune politiche, economiche e un’enorme potere di ricatto verso l’Ue.
La rete nasce con un’idea forte di impegno politico, e anche questo è un passo avanti rispetto a quel principio di solidarietà umano più che legittimo, ma che a volte portava le grandi ong a venire a patti con un sistema che gli lasciava margine di manovra – e finanziamenti – a patto di non disturbare il manovratore con la denuncia delle pratiche violente della frontiera.
Questa è un’alleanza che “nasce nell’autodenuncia della propria pratica quotidiana di disobbedienza civile, contro le politiche migratorie italiana ed europea, contro i confini interni ed esterni. C’è un popolo in movimento a cui l’Europa e gli Stati nazionali hanno dichiarato guerra. Necropolitiche e provvedimenti securitari sono la risposta che oggi viene data a un fenomeno storico e strutturale: le migrazioni. La più grave e radicale violazione dei diritti umani non risiede nell’essere espulsi da una terra ma nell’esserlo da tutta la Terra e nel non avere più un luogo in cui abitare”, recita il manifesto della rete.
L’altra novità è quella di unire persone anche singole, non solo associazioni e gruppi e collettivi più o meno grandi, che si riconoscono nell’idea che anche storicamente è giunto il momento di autodenunciarsi nelle proprie pratiche di soccorso, sostengo e umanità.
Dai confini dell’Europa, in mezzo al mare o nel deserto, tra le montagne e lungo le strade, c’è un popolo di cittadini e cittadine che non resta indifferente, che non chiede più il permesso di aiutare, che non si riconosce in provvedimenti e sistemi di controllo e procedure che normalizzano la morte di migliaia di persone in nome di un’idea di sicurezza che è in realtà solo un modo per non confrontarsi con il diritto universale a cercare una vita migliore. Senza distinguere se il movimento nasca da guerre e carestie, persecuzioni o motivi economici, o cambiamenti climatici. Si muove chi senti di doverlo e volerlo fare, senza rischiare la vita o finendo nelle mani di criminali senza scrupoli o di istituzioni che legittimano la morte.
CREDITI FOTO: 14 Gen 2024, ANSA/GUILLAUME HORCAJUELO



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