La pandemia raccontata dai ragazzi

Nel volume “Scrivere per resistere. Il Decameron ai tempi del Covid” (a cura di Alessia Barbagli, L'asino d'oro edizioni) i racconti ispirati a Boccaccio di ventiquattro dodicenni alle prese con la pandemia. Per gentile concessione pubblichiamo la prefazione di Franco Lorenzoni.

Franco Lorenzoni

Sostiene Liliana che ci sono tre tipi di sognatori e per farceli incontrare racconta la storia di un ragazzo e due ragazze. Il primo sogna e realizza ciò che ha sognato, immaginando e facendo divenire realtà ciò che prima non esisteva. La seconda semplicemente ama dormire e spesso dimentica i suoi sogni. La terza, infine, ha una curiosa abitudine: «Si addormentava sul suo letto con il braccio sospeso nel vuoto, tenendo una chiave in mano». Lei sa che «il rumore che avrebbe fatto quella chiave quando sarebbe caduta l’avrebbe fatta svegliare. E così avrebbe aperto la finestra, per far entrare i passanti nei suoi sogni. Così avrebbero sognato con lei».

Liliana, che a dodici anni ha immaginato questa storia, la conclude scrivendo: «La chiamavano sognatrice e tale era veramente, perché un sognatore è colui che porta in un mondo ideale tutti coloro che vi vogliono entrare».

Portare ragazze e ragazzi in un mondo ideale, o comunque diverso da quello in cui siamo costretti a vivere, è l’intento che muove Alessia Barbagli e la induce a proporre alle ragazze e ai ragazzi di una seconda media romana un flusso ininterrotto di scrittura che accompagna le loro settimane di clausura domestica, inventando un meccanismo a orologeria capace di moltiplicare all’infinito storie e racconti, che sono raccolti in questo libro.

Nella primavera del 2020, fin dai primi giorni del confinamento, in tanti abbiamo pensato a Boccaccio e alle sue cento novelle nate da una clausura forzata. Qualcuno ha riletto la descrizione della peste narrata in quelle pagine ma nessuno, credo, ha avuto l’ardire di cogliere l’immaginazione di quella esperienza al punto da farne il cuore di una esperienza didattica prendendo alla lettera e trasfigurando il grande fiorentino in concreto ispiratore e compagno di una analoga avventura metaforica. Con il particolare niente affatto irrilevante che i protagonisti delle dieci giornate del Decamerone erano dieci, mentre i giovanissimi protagonisti di questa avventura sono ventiquattro e, naturalmente, altrettante sono le giornate.

Se l’inziale progetto editoriale di Alessia fosse andato in porto come la professoressa lo aveva concepito, avreste dunque ora tra le mani 576 racconti, perché tanti ne sono stati scritti, mentre per questo libro di storie ne sono state selezionate ‘solo’ 129.

L’altra differenza, sostanziale, è che Boccaccio inventò da solo le cento novelle che ancora ci dilettano, mentre nell’esperimento barbagliesco scrittrici e scrittori sono ventiquattro dodicenni.

Altra grande differenza è che, mentre le dieci narratrici e narratori del Decamerone si trovavano a essere rinchiusi tutti insieme in una villa di campagna, i nostri vivono la moderna peste del Covid-19 chiusi anche loro, ma separati ciascuno nella propria casa di città. Il flusso narrativo non è pertanto orale ma scritto, e transita attraverso lettere e frasi che appaiono tra le mille altre immagini e parole che transitano in schermi sempre accesi. Storie da proteggere fin dalla nascita, dunque, e al tempo stesso da congiungere e collegare tra loro perché divengano capaci di generare altre storie. Un po’ come se si chiedesse a dei pesci, costretti a vivere in ampolle separate, di produrre tanta acqua da potersi finalmente incontrare nella vastità di un fiume che non smette mai di scorrere.

L’incessante flusso creativo è infatti la prima caratteristica di questo moltiplicarsi di storie. Flusso dal quale emergono nitidamente i caratteri di ciascuna ragazza e ragazzo della classe, stupendo noi lettori e immagino anche i compagni e la professoressa, confermando il principio antico e vitale di ogni letteratura, che intreccia inesorabilmente il raccontare e il raccontarsi delle autrici e degli autori.

La sapienza pedagogica di Alessia Barbagli sta nella cura e nei dettagli, che rendono profonda ed efficace la ricerca didattica che propone. Ma per arrivare a quella che chiama, con Bruner, ‘congiuntivizzazione della realtà’, ovvero il «rendere la realtà in modo incerto per aprirsi alle varie possibilità», Alessia progetta una vasta opera collettiva immaginandola come una sorta di lunghissima improvvisazione jazz, capace di durare una notte lunga mesi, perché nessuno conosce in anticipo quando arriverà il tempo dell’alba.

E perché la musica trovi il modo di vivere nella durata e scaturire ogni volta con nuovo impulso, si assume la responsabilità di scegliere lei chi sarà il ragazzo o la ragazza che dovrà proporre il primo assolo che aprirà ogni ‘giornata’. Chi lo propone, infatti, ha l’onere decisivo di scegliere, come in Boccaccio, il tema intorno a cui si svolgeranno le storie.

Ora, nel nostro mestiere di insegnanti, ci confrontiamo continuamente con un ossimoro: da una parte ‘sappiamo’ come risponderanno alla nostra proposta Gea, Michelangelo, Emilio e gli altri ventuno componenti della classe, mentre d’altra parte, al tempo stesso, ‘non sappiamo’ affatto cosa proporranno e cosa accadrà tra noi. Credo si possa arrivare ad affermare senza sbagliare che la qualità di un’azione educativa stia proprio nella capacità di stupirci reciprocamente. Quando l’insegnante si stupisce dei suoi allievi e gli allievi si stupiscono dell’insegnante vuol dire che sta accadendo qualcosa di vitale, vuol dire che si è riusciti a costruire insieme un contesto di apprendimento ricco e creativo, sconfiggendo quella noia mortifera e il non senso in cui la scuola rischia troppo spesso di sprofondare.

Alessia sceglie dunque i protagonisti delle giornate con accortezza. Affida la prima a Gea, perché la ritiene «particolarmente fantasiosa […] libera da schemi» e in grado di «elaborare lo stimolo in modo personale e leggero, in modo che sia più facile per gli altri seguire e continuare il percorso». E Gea risponde andando dritta al punto e proponendo fin dal primo momento di questa lunga traversata una Storia di due personaggi che per uno sfasamento di tempo possono solo vedersi ma non incontrarsi.

Cominciano ad apparire frammenti biografici, sfasature generazionali, slittamenti surreali e persino un mito in cui Lara evoca l’amore tra Gea e Apollo, che «ogni sera potevano chiamarsi e addormentarsi l’una con la voce dell’altro ma purtroppo, se si incontravano, non potevano per nessun motivo toccarsi». Superarono l’incantesimo il giorno che decisero di trasgredire «piombando in un profondo abbraccio, dal quale nacque un fascio di luce che li portò via», trasformandoli nella Terra e nel «lucente Sole» quali noi li vediamo ancor oggi.

Per la seconda giornata la nostra insegnante propone la scelta a Michelangelo, confidando nella sua capacità di «‘stupire in modo gentile’, come aveva fatto spesso in classe». E Michelangelo propone a se stesso e ai compagni di scrivere la Storia che ha come protagonista un sognatore di cui abbiamo riferito la versione di Liliana.

Il terzo giorno è la volta di Emilio, scelto per ciò che aveva scritto nelle prime due giornate, a dimostrazione che in questa classe il cammino si fa camminando. Emilio invita a riflettere e a mettere in forma di racconto una Storia delle tragedie che sono avvenute nel mondo, perché gli esseri umani le hanno sempre superate e supereranno anche questo virus. Un titolo che invita a ricordarci delle responsabilità e possibilità umane, a cui la classe risponde con narrazioni che la professoressa ritiene «per niente scontate».

Nel lungo tragitto qui riproposto troverete titoli quali Storia di una ragazza impaurita dal futuro proposto da Greta, che nella sua storia per la terza giornata aveva lanciato accuse puntuali all’irresponsabilità di troppi adulti. Gli altri venti titoli vanno da La vita di un ragazzo o di una ragazza cambia per qualcosa accaduto durante la quarantena a Storia di due avventurieri che fanno un lungo viaggio alla ricerca di nuove sensazioni. Da Storia di un momento per te molto caro e che a ricordarlo sembra un sogno a Storia di un ragazzo o di una ragazza che dopo tanti avvenimenti tristi della propria vita decide di non abbandonare la speranza e continuare ad andare avanti.

Leggendo l’insieme delle storie qui selezionate si tocca con mano quanto la scrittura, per un gruppo di studenti alla soglia dell’adolescenza, possa aiutare a osservare ciò che accade nel mondo scavando nella propria interiorità e scambiandosi immagini, sentimenti, invenzioni e apprensioni. La tenacia con cui tutte le ragazze e ragazzi partecipano all’impresa del comporre un’opera collettiva di così vasto respiro racconta quanto sia importante puntare in alto per trovare senso al tempo della pandemia, così difficile da vivere, ma anche alla fatica che accompagna ogni apprendimento autentico.

Inoltrandoci nelle diverse fasi di questo lungo lavoro di scrittura torna alla mente la protagonista di un’altra grande raccolta di storie che viene dall’Oriente. Shahrazād, la giovane protagonista de Le mille e una notte, infatti, inventa e narra ogni sera le sue storie per salvarsi la vita dal califfo, che la follia della gelosia ha reso sanguinario.

L’assassino che la minaccia, la cui furia lei riesce a domare raccontando ogni sera una diversa storia, in quel caso ha le fattezze di uno sposo assassino, mentre noi siamo di fronte a un anonimo e trasparente virus che si insinua nei nostri corpi a nostra insaputa.

Le storie dagli allievi della scuola media “Principe di Piemonte” non sono state create per distrarre dai suoi malefici intenti un assassino accecato dall’odio, ma per trascorrere con intelligenza il tempo lungo dell’attesa, scavando nella propria intimità e cercando di trovare e dare un senso all’incredibile pandemia nella quale siamo precipitati, che ha stravolto le nostre vite.

Lo storico Yuval Noah Harari sostiene che la finzione è la chiave del successo. «Il segreto di noi Sapiens non è che siamo più intelligenti» scrive, «ma è che siamo più capaci di cooperare in gruppi estesi grazie al fatto che inventiamo storie e poi ci crediamo. La fantasia è la base del nostro successo».

In questa ipotesi su ciò che contraddistingue noi umani, l’inventare storie e il cooperare in gruppo si alimentano a vicenda e sono vitali per la nostra sopravvivenza, come dimostra con dovizia di particolari il libro che avete in mano.

Al termine di una sua poesia Danilo Dolci scrisse:

 

C’è pure chi educa, senza nascondere

l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni

sviluppo ma cercando

d’essere franco all’altro come a sé,

sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.

 

Dobbiamo ringraziare le ragazze e ragazzi della 2°E e la loro insegnante Alessia Barbagli perché in queste pagine dimostrano quanto il moltiplicare storie ci possa rendere più aperti e capaci di affrontare insieme le tante incertezze, che inevitabilmente accompagnano e accompagneranno le nostre vite.



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