La pazienza delle donne è (anche) la loro prigione

Il romanzo “Le impazienti” della camerunense Djaïli Amadou Amal (Solferino edizioni) è un mosaico di ritratti di donne che provano a ribellarsi al sistema poligamico religioso islamico.

Monica Lanfranco

La pazienza delle donne è (anche) la loro prigione

Tutte le religioni sono prigioni per le donne, sosteneva con coraggio e lucidità la scrittrice e intellettuale femminista egiziana Nawal al-Sa’dawi, morta nel 2021 all’età di 90 anni.

Lei lo sapeva molto bene, per essere stata cacciata dal suo paese, dal suo ordine professionale (quello dei medici), bandita come una delinquente per le sue idee laiche e la sua lotta per i diritti universali. Questa affermazione torna alla mente ad ogni pagina dell’intenso Le impazienti (Solferino edizioni) della camerunense Djaïli Amadou Amal, 45 anni, di madre egiziana e padre fulani, etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio.

Data in sposa a diciassette anni a un cinquantenne di buona famiglia, riesce a liberarsi fuggendo a Yaoundé, capitale del Camerum. Qui comincia una nuova vita lavorando, scrivendo e fondando un’associazione per l’istruzione delle donne, Femmes du Sahel.

Nel 2010 il suo libro Walaande, l’art de partager un mari attira l’attenzione del pubblico e delle istituzioni.

Le impazienti è il suo terzo libro, uscito nel 2017, e che due anni più tardi riceve il Prix Orange du Livre en Afrique. L’edizione francese, per Emmanuelle Collas, è stata finalista al premio Goncourt e si è aggiudicata il Goncourt des Lycéens nel 2020.

Diametralmente all’opposto del terribile e nostrano Sposati e sii sottomessa, di Costanza Miriano, uscito nel 2011 con il sottotitolo ‘Pratica estrema per donne senza paura’, e purtroppo tradotto in diverse lingue, Le impazienti si basa sulla constatazione che il matrimonio, per le donne, rappresentata un affare economico e un simbolo di status, stabilito dalla famiglia d’origine così come da quella del marito, che sale di valore nel caso del matrimonio poligamico.

La parola chiave del racconto è quella contenuta anche nel titolo del libro: pazienza, ovviamente decisiva, e peculiare, solo per le donne, quella ‘pazienza che cuoce la pietra’, come recita un proverbio fulani, un’attitudine indispensabile per sopravvivere ai precetti imposti alle mogli.

Eccone i più salienti: “Rispettate il dovere delle cinque preghiere quotidiane. Leggete il Corano affinché i vostri discendenti siano benedetti.  Siate sottomesse a vostro marito. Mantenete le vostre menti al riparo dalle distrazioni. Siate le sue schiave, lui sarà il vostro prigioniero. Siate la sua terra, lui sarà il vostro cielo. Siate il suo campo, lui sarà la vostra pioggia. Siate il suo giaciglio, lui sarà la vostra capanna. Non supplicate, non reclamate nulla. Siate modeste. Siate riconoscenti. Siate pazienti”.

Di questo passo il libro appare come una raggelate ripetizione di alcuni precedenti testi, quali Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood così come del più recente Ogni volta che ti picchio dell’indiana Meena Kandasamy, quest’ultimo anch’esso una testimonianza autobiografica dall’interno del fondamentalismo induista.

Qui ne Le impazienti, in particolare, c’è la penosa descrizione e analisi dell’inevitabile rivalità tra le donne della famiglia. “Pazienza! Me lo hanno ripetuto così spesso – annota Djaïli Amadou Amal –. Le dispute tra co-spose non si esauriscono mai, e anche una tregua è impossibile perché ogni moglie aspetta con impazienza il minimo passo falso per mettere in difficoltà le sue rivali. Ho dovuto imparare a proteggermi da tutti: dalle co-spose, naturalmente, le nemiche più esplicite, ma anche dalle cognate subdole, dalle mogli invidiose dei cognati, dai figli del marito, da sua madre, dalla sua famiglia”.

L’autrice, che si fa ritrarre con copricapi molto colorati lontani dal triste e punitivo velo dell’islam conservatore ha voluto specificare che la sua “è una storia di finzione, ispirata a fatti reali”. Un mosaico di ritratti di donne che provano a ribellarsi e non sempre sfuggono alla follia e all’annientamento della loro personalità inflitto dal sistema poligamico religioso islamico.


(credit foto DeuxPlusQuatre CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons)



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