La politica siamo noi: raccontare la polis all’adolescenza

Il progetto "La polis siamo noi. Un’altra politica è possibile", ha preso il via nel weekend del 27 e 28 aprile 2024 con il seminario residenziale per 20 adolescenti intitolato "La cittadinanza comincia da subito: prove di futuro per ragazze e ragazzi". L'impatto con un luogo femminista come Altra Dimora può essere spaesante inizialmente, ma anche di grande stimolo per adolescenti maschi e femmine.

Monica Lanfranco

Gli inizi sono sempre complicati: duplici, perché c’è l’eccitazione dell’incipit e la preoccupazione per il vuoto che si ha dinnanzi, una strada ancora ignota da percorrere, un foglio bianco da riempire di parole. Lo scenario è quello della partenza del progetto di formazione alla cittadinanza ideato da Altradimora con la collaborazione di Human Art, sostenuto dalla Fondazione San Paolo, che si concluderà a novembre 2024. Il titolo dell’incontro d’apertura del progetto La polis siamo noi. Un’altra politica è possibile, che ha preso il via nel weekend 27 e 28 aprile 2024 con il seminario residenziale per 20 adolescenti è: La cittadinanza comincia da subito: prove di futuro per ragazze e ragazzi.
Sono stati due giorni di immersione ad Altradimora insieme al gruppo giovanile di Castellazzo Bormida, paese a pochi chilometri da Alessandria, per discutere cosa sia la politica per questi adolescenti, che gravitano presso l’oratorio, e per fornire strumenti conoscitivi per formare giovani animatori e animatrici: la Costituzione Italiana, le sue madri e padri, la storia dei diritti civili, i diritti delle donne, i rischi della semplificazione della ‘dittatura social’, cosa significhi essere cittadini e cittadine consapevoli.

All’arrivo, come sempre, il gruppo è spaesato dalla nuova collocazione e dal luogo sconosciuto: il veloce e giovane sguardo cade sulle librerie ricolme di testi ordinati per categorie e argomenti: c’è chi, soprattutto i ragazzi, si accorge di una stranezza: ”Ma sono tutti libri scritti da donne!”, esclama qualcuno stupefatto.
Ecco il primo, sorprendente, impatto con un luogo femminista: a onor del vero c’è un’angoliera in bella vista con un nutrito numero di libri scritti da autori ma sì, la verità è che tutti gli altri testi sono di autrici, scrittrici, filosofe, attiviste, giuriste, artiste, politiche.
Un’esperienza ancora inusuale per loro, perché a partire dalle elementari e poi su su, fino all’università, i (pochi) libri conosciuti alle giovani generazioni, sono in grande maggioranza, di autori.
E si parte proprio da qui, da come sia politico riflettere sulle scarse, scarsissime fonti femminili di ispirazione ed esempio che le famiglie, la scuola e il mondo adulto offrono alle ragazze e ai ragazzi, e su quanto la cittadinanza debba essere incarnata e resa concreta dai bisogni, dai desideri e dalle peculiarità dei corpi che la abitano.

A venire in aiuto per questo è il testo di una studiosa, Diane Ackerman, che con il suo Storia naturale dei sensi rende sorprendente, quasi magico, il racconto dei cinque sensi del corpo umano. Inevitabile anche prendere spunto dai Monologhi della vagina di Eve Ensler.
Titolo già di per sé rivoluzionario e sovversivo il libro diventa centrale per ragionare su un dato ormai ineludibile. Se, come purtroppo dicono le ricerche a livello globale, il primo contatto con il terribile mondo della pornografia avviene, in media, all’età di 7 anni attraverso i cellulari, (porno che fa apparire romantico quello dell’era prima di internet) allora diventa urgentemente politico discutere con i giovanissimi sulla differenza tra i corpi reali e quelli virtuali, sulla crescente pornografizzazione dell’esistenza e sui pericoli che ciò genera sull’immaginario violento che senza averne consapevolezza i giovani maschi rischiano di scambiare per normalità, a partire dal linguaggio.

Dopo la visione del monologo di Paola Cortellesi su come molte parole, se declinate al maschile abbiano significati inoffensivi mentre, se dette al femminile, hanno una sola valenza, quella sessista, e poi dell’escalation proposta da Parole d’amore di Lux si entra nella discussione sulla vita quotidiana, segnata da una differenza sostanziale tra maschi e femmine, riassumibile attraverso una parola: paura.
Appena quindici, sedicenni le ragazze sanno già che la loro vita è fatta di ostacoli che non ci sono in quella dei loro amici: le strade, che per i maschi sono solo strade, per le ragazze, specialmente da sole, diventano luoghi pericolosi perché uomini sconosciuti di ogni età e colore le possono inseguire, infastidire con commenti indesiderati, farle sentire a disagio.
Per questo, a differenza di amici e fratelli, già da qualche anno nella loro giovane esistenza esistono le raccomandazioni e i divieti specifici per loro e impensabile per i ragazzi: se esci non ti mettere abiti stretti e corti, meglio non andare in giro da sola, orario di coprifuoco in certe zone e situazioni, cellulare sempre acceso. Essere una ragazzina è una condanna, se paragonata alla vita di esperienza e libertà che possono fare i maschi. La sensazione è di avere preso la carta sbagliata dal mazzo.

Meglio, quindi, abbassare la testa e uniformarsi, per essere meno viste e quindi meno oggetto di attenzioni sgradite. In un certo senso, anche nella lingua e nella comunicazione, meglio il neutro. Faccio notare che una delle ingiustizie più palesi, ma meno evidenti, è quella dell’uso del maschile anche quando c’è il femminile nel linguaggio e le donne sono presenti; come sia ancora difficile che le donne siano a loro agio nel mondo del lavoro a nominarsi al femminile, giustificando il rifiuto di dirsi avvocate, magistrate, architette o a mettere ‘la’ davanti a presidente con il fatto che il ruolo è da sempre maschile e va bene così.
Per dare materialità alla cosa chiedo al gruppo di alzarsi in piedi, e quando dico ‘tutti’ si alzano maschi e femmine, mentre se dico ‘tutte’ si alzano solo le ragazze. Una di loro esclama: “Ma è perché è sottinteso”.
Ecco, uno degli obiettivi di una scuola di politica, specialmente rivolta alle giovani generazioni, è di non dare nulla per scontato, di fare emergere i sottintesi, di rivelare disuguaglianze e disparità che altrimenti sono invisibili e restando tali diventano normalità. Sappiamo che la violenza si nutre di silenzio, sottovalutazione, cancellazione, indifferenza fino a diventare norma.

Quando è il momento del commiato uno dei ragazzi chiede se può portarsi a casa il libro Le nebbie di Avalon di Marion Zimmler Bradley, una saga fantasy dove donne sapienti provano a costruire una collettività pacifica e ugualitaria tra i sessi; una delle ragazze chiede d’iscriversi sin da subito al prossimo appuntamento del percorso, l’appuntamento dal 10 al 12 maggio per i trent’anni della rivista femminista Marea.
“Tutto ciò che abbiamo è il tempo”, afferma uno dei protagonisti dello struggente film di fantascienza Aporia, uscito nel 2023, diretto da Jared Moshè. La sensazione, dopo questo primo incontro della scuola di politica è che, pur con fatica ma con tenacia, il tempo che impieghiamo a formare le giovani generazioni alla democrazia, alla nonviolenza e alla conoscenza e cura dei diritti universali sia fondamentale per costruire anticorpi di cittadinanza attiva al totalitarismo, alla guerra e alla violenza.

CREDITI FOTO: © Altra Dimora. Un momento di dibattito femminista ad Altra Dimora.



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