La Repubblica delle banane di Mario Draghi

Giorgio Cremaschi

Abbiamo un Presidente del Consiglio che senza nessun scandalo ha iniziato le consultazioni per la sua ascesa al Quirinale. Incontra i segretari dei partiti e discute con loro del prossimo governo, quello di cui come futuro Presidente dovrebbe lui stesso indicare il capo. Ovviamente Draghi dà per scontato che il prossimo Presidente del Consiglio sia una persona di sua fiducia, ma non vuol prendere troppi impegni con i partiti: votatemi e abbiate fiducia. I segretari smentiscono che stiano facendo il mercato delle vacche con Draghi, che offesa rispondono sdegnati, noi siamo impegnatissimi sul caro bollette, è di questo di cui sentiamo l’urgenza di discutere in queste ore.

Nel frattempo tutti i partiti di governo e l’opposizione di sua maestà di destra votano scheda bianca, naturalmente dichiarando che lo fanno per tutelare le eccelse personalità su cui vorrebbero, ma non possono, votare. I nomi che girano tanto più sono incolori e mediocri, tanto più vengono presentati come di alto profilo.

Intanto tutto il sistema mediatico fa il tifo per Draghi, facendo di capire che il Presidente della Repubblica lo deve eleggere lo spread, non il Parlamento, il quale per altro, tranne che in piccole minoranze, è felicissimo di non esistere, purché questa non esistenza arrivi alla pensione.
Berlusconi si è ritirato da una corsa che solo lui credeva di poter fare, concludendo così la sua carriera in quella prima repubblica delle banane che ha largamente contribuito a creare. Ora nasce la seconda repubblica delle banane, quella di Mario Draghi e di ridicoli politicanti che lo ossequiano o fanno finta di avversarlo.

Non sappiamo se alla fine il Presidente del Consiglio riuscirà a farsi nominare Presidente della Repubblica, rendendo definitivamente vuota retorica ogni richiamo alla Costituzione da parte delle autorità. Oppure se alla fine una delle alte personalità a rovescio, magari la peggiore di tutte, troverà il consenso unanime dei partiti inesistenti, con la necessità per Draghi di trovarsi un posto altrettanto duraturo di quello presidenziale.
Intanto una cosa è chiara: la seconda Repubblica delle banane si annuncia pure peggiore della prima.



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