“La rivoluzione in Iran è viva, la società non tornerà indietro”. Intervista a Nasrin Parsa

Sociologa, regista e giornalista, Nasrin Parsa vive a Berlino da molti anni, e da sempre si batte per la libertà delle donne e in sostegno della rivoluzione in Iran. Il 16 settembre, a Roma, parteciperà come relatrice al seminario “A un anno dall’assassinio di Stato di Mahsa Jina Amini”, presso la redazione della rivista Left. L seminario sarà moderato dalla direttrice di Left Simona Maggiorelli con gli interventi, oltre a quello di Parsa, di Fereshteh Rezaifar (collettivo Donna Vita Libertà – Roma), Celeste Grossi (delegata nazionale Arci Politiche di genere), Tina Marinari (Amnesty International), Matteo Fago (Left), Meytham Almahdi (attivista del movimento operaio del Complesso delle acciaierie di Ahwaz). MicroMega le ha rivolto alcune domande.

Redazione

Un anno fa, le donne iraniane hanno dato vita a una rivoluzione radicale riuscendo a raccogliere attorno a “Donna, vita, libertà” un’ampia fetta di popolazione anche maschile, specialmente fra i giovani. La società si è risvegliata, come già in passato, e questa volta lo ha fatto ponendo al centro le donne. A un anno di distanza, che genere di prospettiva possiede la rivoluzione in Iran? È più forte o più debole di un anno fa, dopo la repressione feroce che sta subendo?

La rivoluzione continua ed è forte. Gli studenti dell’Università delle Arti, rivolgendosi ai pasdaran scrivono: “C’è un mare di sangue tra noi e voi, è quasi un anno ormai. Non abbiamo niente da dirvi se non la parola “no”. Sottolineiamo ancora una volta che non si può tornare indietro. Siamo mano nella mano per la libertà.” Gli arresti quotidiani e le incursioni nelle case degli oppositori sono ancora intensi e il regime militare controlla, arresta e imprigiona le persone. E questo, se vogliamo, è un segno drammatico di quando sia forte, e in corso, la lotta per la libertà. Non sono riusciti a spegnerla.

Come pensa che stiano vivendo la rivoluzione le donne iraniane della diaspora, che la stanno portando avanti all’estero? Cosa rischiano direttamente, o verso le loro famiglie? C’è dialogo fra donne in Iran e donne della diaspora, e di che tipo?

Le donne della nuova generazione, le donne della rivoluzione Jina – come la chiamano le protagoniste e i protagonisti che sono in Iran dal nome di Jina Amini, uccisa dalle forze della polizia morale proprio un anno fa per via di un hijab indossato nel modo sbagliato – sono essenzialmente le successore della generazione delle loro madri e nonne, che l’8 marzo 1979 scesero in piazza, in decine di migliaia, e protestarono contro l’hijab islamico. Anche allora furono sostenute da uomini intellettuali. Anche oggi la rivoluzione Jina viene repressa allo stesso modo. Il discorso delle donne dentro e fuori dal Paese, negli ultimi tre decenni, è avvenuto con la formazione di conferenze di donne. Oggi la comunicazione non si stabilisce in modo organizzato, ma di gruppo, attraverso informazioni e riunioni virtuali e di gruppi online. Il loro contenuto principale riguarda l’apartheid sessuale.

“Jin, Jiyan, Azadi” è uno slogan che ha radici nella “jineolojî” delle donne curde, e particolarmente del nord-est siriano. Era curda anche Mahsa Jina Amini e sono curde tante donne che stanno partecipando alla rivoluzione in Iran, mentre altre sono belughe, persiane, di provenienze diverse e di classi sociali diverse. Che significato ha secondo lei l’ispirazione curda? E come vivono le loro diversità le donne unite dalla rivoluzione?

Lo slogan come sappiamo è nato dalle lotte delle donne curde che vanno avanti da molti anni; con l’occupazione del Kurdistan siriano da parte dell’ISIS, le combattenti curde hanno impugnato le armi mentre continuavano a cantare questo slogan sulle montagne del Kurdistan, come fosse un’arma a sua volta che tenevano nell’altra mano. Con l’omicidio di Jina Amini, una ragazza del Kurdistan iraniano, questo slogan è diventato globale.

La diversità linguistica e culturale delle popolazioni che vivono sull’altopiano iraniano ha una storia millenaria. Negli ultimi 45 anni, a causa della guerra tra Iran e Iraq, della siccità nelle aree del Sistan e del Baluchistan, delle trasformazioni nella vita da rurale a urbana, la diversità si è incontrata attraverso massicci fenomeni di migrazione all’interno dell’Iran. Tutti hanno conosciuto la cultura e lo stile dell’altro, e non possono più essere separati gli uni dagli altri in nessuna circostanza: sono un solo popolo. Un esempio di ciò è l’omicidio di Jina e proprio lo slogan già ricordato; è in lingua curda, ma è diventato l’arma di tutti i combattenti in Iran.

Che cosa pensa della solidarietà proveniente dal resto del mondo (non solo l’Occidente) verso le donne iraniane? Crede che le donne in Europa o altrove dovrebbero fare di più? Negli ultimi mesi l’attenzione dei media e della gente comune verso l’Iran si è fortemente sbiadita. Che cosa pensa che si aspettino le donne iraniane dalle donne nel resto del mondo, e cosa manca alle società occidentali secondo lei perché l’interesse nei confronti della rivoluzione iraniana rimanga vivo e appassionato?

Abbiamo visto che tutti nel mondo hanno mostrato solidarietà alla rivoluzione di Jina, una rivoluzione che per noi significa l’effettiva fuoriuscita dalle leggi medievali e la continuazione dell’età dell’Illuminismo, un inizio di rinascimento per l’Iran.

Le donne d’Europa, grazie alle loro libertà individuali, giuridiche e politiche, come hanno dimostrato in molte circostanze hanno il potere di chiedere ai loro governi di intraprendere iniziative serie contro l’apartheid sessuale in qualsiasi parte del mondo. Un messaggio diplomatico da solo non fa molto, ma da parte dei Governi respingere le forze reazionarie sarebbe un’azione seria da intraprendere. Purtroppo l’Europa vuole sapere con chi avrà a che fare, se mai il regime islamico dovesse cadere. La politica europea finora non è stata quella di sostenere la libertà del popolo iraniano, ma di mantenere accordi con i reazionari considerandoli evidentemente il male minore. A mio avviso è per questo che la copertura mediatica della rivoluzione iraniana si è così fortemente ridotta. Mentre ogni giorno le donne in Iran lottano per i propri diritti centimetro dopo centimetro, le notizie della rivoluzione che va avanti circolano tra i persiani, mentre il resto del mondo le ignora.



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