“La scienza per il futuro del Paese”. Lettera aperta degli scienziati italiani al Presidente del Consiglio

Firmata da diversi comitati scientifici e da molti accademici italiani, la lettera sottolinea l’importanza di dare voce alla scienza per la ripresa dell’Italia. Tra le proposte maggiori investimenti alla ricerca, una formazione scientifica diffusa e l’istituzione di un Comitato Scientifico Nazionale, interdisciplinare e indipendente.

Sofia Belardinelli

Le scelte politiche di questi mesi saranno decisive nel plasmare – in positivo o in negativo – il futuro del Paese. Ecco perché un nutrito gruppo di scienziati, fra cui alcuni dei principali esponenti della comunità scientifica italiana, ha firmato una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi, nella quale si avanzano alcune proposte “per un rinnovato ruolo della scienza nel futuro del Paese”.

La lettera è il frutto della comune iniziativa di diverse associazioni scientifiche che, in questi anni, hanno svolto un ruolo di rilievo nel dibattito pubblico italiano: “La Scienza al Voto”, “Scienza in Parlamento”, “Energia per l’Italia”, “Per un Paese sostenibile”. Tre i punti principali del documento, già consegnato al Presidente del Consiglio e recentemente presentato in una conferenza stampa: maggiore attenzione alla formazione scolastica e all’educazione permanente dei cittadini; più ampi investimenti per la ricerca; l’istituzionalizzazione di un dialogo permanente fra scienza e politica, in vista di una attiva e reciproca collaborazione.

La prima richiesta si articola in un duplice obiettivo: garantire la formazione e l’informazione scientifica in primo luogo in ambito scolastico, ma anche sotto forma di educazione permanente per il resto della popolazione. Conoscere metodi e contenuti della scienza «permetterà – sostengono gli autori dell’appello – un più diffuso apprezzamento della scienza, dei risultati raggiunti e delle incertezze che permangono; si potranno riconoscere e isolare con più facilità le fake news che sempre più spesso compaiono nei mezzi di comunicazione, e crescerà quella fiducia sociale che è indispensabile ai passaggi più impegnativi». Cittadini informati e alfabetizzati scientificamente saranno più consapevoli e, di conseguenza, più liberi.

Sono essenziali, poi, maggiori investimenti nella ricerca, elemento essenziale per sviluppare al meglio gli ambiziosi obiettivi del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Come ha sottolineato, nel corso della conferenza stampa, Roberto Danovaro, presidente della Stazione zoologica “Anton Dohrn” di Napoli, «l’Italia investe troppo poco in ricerca, e questo riflette un problema strutturale che si è cronicizzato nel tempo». Il nostro Paese, infatti, è agli ultimi posti, fra i Paesi occidentali, per i finanziamenti alla ricerca: come riportato nella stessa lettera, in Italia si investono, in media, circa 150 Euro l’anno per cittadino, un nonnulla se confrontato con le cifre di Paesi quali la Francia (250 Euro) e la Germania (400 Euro). Inoltre – ha evidenziato Danovaro – considerando sia la ricerca pubblica sia quella privata, ci sono in Italia circa 1.600 ricercatori per un milione di abitanti: un terzo rispetto agli Stati Uniti, un quarto rispetto alla Gran Bretagna. Perché la scienza faccia “da volano allo sviluppo della nostra società futura”, come chiedono i sottoscrittori dell’appello, è dunque necessario fornire ad essa i mezzi adeguati: la ricetta consiste in investimenti costanti e progressivi nelle infrastrutture e nel capitale umano, così che l’Italia possa migliorare la qualità della sua attività di ricerca «con strumenti pari a quelli degli altri Paesi sviluppati».

Infine, la terza proposta – forse la più innovativa – indirizzata al Presidente del Consiglio è l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un Consiglio Scientifico Nazionale, multidisciplinare e indipendente, che offra alla politica un sostegno nel districarsi fra i molti temi complessi che essa si trova oggi ad affrontare. L’obiettivo è quello di «“istituzionalizzare” un dialogo continuo tra politica e scienza, per far sì che le decisioni politiche siano adeguatamente informate dalle migliori conoscenze disponibili nei vari campi del sapere». Non si tratta, precisano gli autori, di un tentativo di intromissione nella politica: al contrario, si riconosce ad essa un «ruolo fondamentale e creativo per calare le esigenze scientifiche nella vita sociale con criteri di efficacia e di giustizia». La collaborazione tra questi due mondi, tuttavia, sarà essenziale per affrontare con competenza e tempestività le sfide dei prossimi anni, prima fra tutte la crisi climatica e ambientale.

Il testo della lettera aperta è disponibile qui.

L’intera comunità scientifica è invitata a sottoscrivere l’appello (qui).

 

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