La sinistra è morta, viva la sinistra? 25 riflessioni provvisorie, discutibili, scomode

Il questionario-tesi del direttore sui temi che dividono la sinistra, ora disponibile anche su micormega.net: 25 domande a 25 personalità del mondo politico e culturale.

Paolo Flores d'Arcais

Come anticipazione del nuovo numero di MicroMega pubblichiamo il questionario-tesi del direttore Paolo Flores d’Arcais. Il questionario apre il volume e contiene 25 domande inviate a 25 personalità del mondo politico, giornalistico e culturale. Le domande mettono in moto il dibattito che prosegue nei saggi-risposte contenuti nel numero 1/2023 di MicroMega. Erri De Luca, Marco d’Eramo, Valeria Parrella, Monica Di Sisto, Domenico De Masi, Ezio Mauro e molti altri hanno controbattuto alle argomentazioni del direttore, a volte in sintonia e altre in amichevole disaccordo con le tesi proposte. 

 

Le elezioni dello scorso 25 settembre hanno segnato un importante spartiacque per la politica italiana: per la prima volta dal dopoguerra, il partito erede del fascismo guida il governo di questo Paese. E la sinistra? Esiste ancora? Nei partiti certamente no, e nella società civile? Il “politicamente corretto” prima e, drammaticamente, la guerra di Putin contro l’Ucraina poi hanno fatto esplodere anche la sinistra fuori dal Palazzo. 25 tesi per provare a ripartire.

 1. La sinistra esiste ancora? Come rappresentanza parlamentare, come insieme di forze politiche organizzate, da molti anni la risposta di MicroMega è un rotondo NO. C’è un futuro per la sinistra? È immaginabile, è illusorio? E quale sinistra?

2. Sinistra vuol dire perseguire l’obiettivo di diminuire aritmeticamente ogni giorno le diseguaglianze sociali, senza ridurre, e anzi incrementando, l’ambito delle libertà civili di ciascuno. In Italia la sinistra organizzata ha certificato la propria dissoluzione quando un alto dirigente Pds>Pd ha gioiosamente comunicato «abbiamo una banca». Ma la rinuncia all’eguaglianza sociale come bussola della propria politica era in atto già da ennesimi anni. L’eguaglianza era scomparsa perfino come orizzonte ideologico, come offerta di speranza, con il partito dei D’Alema.

3. Dileguata come forza politica organizzata, la sinistra viveva e anzi cresceva nella società civile. Questa l’altra tesi cruciale di MicroMega. Che l’ha teorizzata e anche praticata. Il 2002, anno culminante delle grandi manifestazioni di massa, con la Cgil di Cofferati al Circo Massimo e la “Festa di protesta” dei Girotondi a san Giovanni, si era aperto con la presentazione al Palavobis del numero di MicroMega dedicato ai dieci anni di Mani pulite (15 mila persone sotto il tendone, 30 mila fuori).

4. La sinistra della società civile si è moltiplicata e dispersa nei mille rivoli del volontariato. Ma questa sinistra, incapace di aggregarsi anche in geometria variabile, è entrata in progressiva implosione col “politicamente corretto” prima e con la guerra di Putin contro l’Ucraina poi. Le variegatissime declinazioni di giustizia-e-libertà della sinistra della società civile si sono sempre più spesso trasformate in divisioni e contrasti, fino all’incomunicabilità, all’inconciliabilità, all’anatema reciproco.

Questi punti critici e di rottura vanno affrontati apertamente, evitando ogni tentazione di edulcorarli o minimizzarli. Una sinistra potrà rinascere solo se avrà risolto i temi scomodissimi che la stanno devastando. Disordinatamente e parzialmente, perciò.

5. In una quota consistente di persone che si sentono di sinistra comincia a circolare in dosi crescenti la tossina dell’islamofilia, che è ormai egemonica nel sentire di sinistra in Francia, negli Usa, in Gran Bretagna e via dilagando in tutto l’Occidente. Si presenta come condanna dell’islamofobia, etichetta con cui viene bollata ogni critica all’islam. Critica che invece a sinistra è doverosa e duplice. Come critica di ogni religione, e come critica di una religione che più di ogni altra opprime la donna.

Nella grande manifestazione delle Sardine in piazza san Giovanni a Roma, il 14 dicembre 2019, un intervento cruciale fu riservato, per tutti gli immigrati, a una ragazza con foulard islamico, religiosamente ortodossa, anziché a una delle non poche immigrate che si erano liberate dal velo e dalla religione e per questo subivano l’ulteriore oppressione clerico-patriarcale di minacce, violenze, ostracismi della “comunità”, fino alla morte. A sinistra, in quell’occasione, solo MicroMega, che pure era in piazza, stigmatizzò la scelta reazionaria delle Sardine.

6. Il velo è simbolo di oppressione della donna. Che qualcuna, in condizioni speciali, lo rivendichi come libera scelta non ne cancella e neppure attenua la realtà simbolica e sociale di strumento di oppressione, fino alla morte per chi si ribella, come sanno Mahsa Amini, Hadith Najafi, Nika Shakarami e migliaia e migliaia di ragazze bastonate, imprigionate, torturate, uccise nell’Iran degli ayatollah. Perché allora tanta cecità tra chi si considera di sinistra (e su altri temi lo è)? Perché chi ha saputo portare in piazza centomila persone “per la pace” non ha nemmeno provato a mobilitarle per le Mahsa Amini di Teheran e Qom? Perché le femministe di tutto il mondo tacciono o tiepidamente accennano?

7. L’immigrato è un oppresso, una vittima. Se si fa persecutore della moglie, della figlia o della sorella, diventa a sua volta oppressore. Perché mai, allora, dovremmo essere solidali con la vittima/oppressore anziché con la vittima due volte oppressa? La “sinistra” islamofila trasferisce l’oppressione dagli individui alle “comunità”, dunque il soggetto che esercita l’oppressione diventa l’Occidente, e l’oppresso la “cultura islamica” con tutti i suoi “valori”. La rinuncia al carattere irripetibile di ogni esistenza, all’individuo, e l’odio globale per l’Occidente cominciano a trapelare come caratteristica di questa “sinistra”.

8. Nei campus anglosassoni del nuovo millennio sono diventati sempre più diffusi i corsi col trigger warning. Si avverte e mette in guardia che nei testi classici di quel corso vi saranno elementi che potrebbero suonare offensivi per la sensibilità degli studenti. Da Ovidio a Shakespeare, quasi nessun classico è stato esente da almeno una delle accuse di razzismo, misoginia, sessismo, violenza, colonialismo, sfruttamento eccetera.

Dai trigger warnings si è passati insensibilmente e rapidamente alla censura, alla sostituzione dei classici con autori, e più spesso autrici, su cui non gravasse l’anatema di essere bianchi, maschi, eterosessuali… Le caratteristiche storico-sociali fanno aggio sulla qualità artistica e il valore culturale. Un atteggiamento che ha i suoi padri tutelari nell’Index Librorum Prohibitorum del Sant’Uffizio e nei roghi delle camicie brune hitleriane. Non si è di sinistra senza esserne agli antipodi (ecco perché, tra l’altro, Stalin e Mao non sono di sinistra). 

9. L’immiserimento dell’identità individuale in appartenenza storico-sociale celebra i suoi fasti con l’accusa di “appropriazione culturale” per chi parli, scriva, dipinga, metta in musica… intorno a qualcosa della cui identità non sia direttamente esponente. Così per interpretare in un film un omosessuale si dovrà essere omosessuale, per interpretare l’Otello di Verdi il tenore non potrà essere un bianco truccato col nerofumo (ma anche Aida, e Madame Butterfly e… e…), di operai potrà scrivere solo un operaio, di neri solo un nero, di donne solo una donna, ma allora di assassini solo un assassino, e di morti solo un morto. Eppure questo è ormai il common sense di gran parte del mondo culturale che si immagina a sinistra, e degli studenti “radicali” dei campus anglosassoni, e ormai anche delle università francesi.

10. Il razzismo costituisce la forma più elementare e brutale di oppressione, il grado zero della liberté>égalité>fraternité. Ma si combatte il razzismo imponendo nelle case editrici l’uso della parola Black con la maiuscola e quella di white con la minuscola? O con l’anatema contro la musica classica (“smoke screen for white supremacy”)? O la cancellazione della parola nigger in Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain (il capolavoro da cui «tutta la letteratura americana moderna proviene», Ernest Hemingway dixit), sostituita 219 volte dal generico slave? O gli infiniti altri casi che vanno metastatizzando di censura e ipocrisia la cultura di “sinistra”?

11. Lo stupro è un crimine più grave di altri puniti con le stesse pene, massimamente odioso perché minimizzato fino a tempi recentissimi con la retorica avvocatesca la più fetida (vis grata puellae). Ma la molestia non è uno stupro, e un corteggiamento volgare o insistente non sempre è molestia. Rubricarli tutti sotto la voce più grave ha l’effetto sociopsicologico boomerang di depotenziarli tutti al livello meno grave, non quello auspicato di sottolineare il carattere comunque insopportabile di tutti quei comportamenti.

Nell’accertamento del reato contano le prove, e nella condanna sociale devono valere i comportamenti effettivamente compiuti, non il “vissuto” di una delle due parti o di chi giudica. Ci sono donne e donne, uomini e uomini. Vale anche per sincerità e menzogna. La Donna, non è per sua natura Angelo e l’Uomo per sua natura Bestia.

Il conflitto non è tra Uomini e Donne, ma tra donne e uomini civili e ugualitari, da una parte, e uomini che vogliono conservare privilegi e prepotenze, contando anche sulle donne assuefatte alla servitù volontaria, dall’altra. Farne una guerra tra sessi in quanto tale non solo è cattiva ideologia ma propizia anche l’ennesima replica del gattopardesco cambiare tutto perché tutto resti eguale1. 

12. Il femminismo è sempre stato percorso da tensioni e divergenze ideologiche e pratiche. Oggi lo scontro tra una parte del femminismo (in genere “storico”, ma non solo) e i settori più radicali del movimento Lgbtqia+ è diventato una vera guerra, anzi crociata, del secondo contro il primo. Punteggiato di anatemi e linciaggi mediatici, i casi più noti sono quelli di Margaret E. Atwood e Joanne K. Rowling, ma tantissime altre donne hanno perso il lavoro, dovuto autocensurare i propri libri, rinunciare a tenere conferenze, per le pressioni e minacce di provenienza Lgbtqia+.

13. I settori radicali del movimento Lgbtqia+, e un vastissimo mondo di establishment accademico, editoriale, giornalistico, mediatico (corrivo o militante), mettono in discussione il carattere biologico della differenza sessuale. La pretesa che la differenza cromosomica XX e XY debba cedere il passo al sentire soggettivo e alla sua mutevolezza nel tempo è scientificamente insostenibile e socialmente reazionaria. Progressista è garantire che chi, maschio, si sente femmina o, femmina, si sente maschio, non subirà nessuna discriminazione nei suoi diritti civili. Pretendere che un maschio, definendosi femmina, possa condividere toilette, carceri, gare sportive eccetera, come fosse una donna, significa negare i diritti delle donne (sport) e perfino metterne in pericolo l’incolumità (carceri eccetera). 

Progressista è difendere la libertà di scelta sessuale ed erotica, etero, omo e ogni altra variante, fra adulti consenzienti; non lo è confondere la preferenza sessuale con il genere sessuale, che è biologico.

14. La sinistra non è mai stata e non può essere pacifista. Non è mai stata e non può essere per la pace a qualunque condizione. La sinistra è contro la guerra, non contro la resistenza anche armata all’oppressione. Non solo nella tradizione rivoluzionaria ma anche in quella riformista. Perfino la tradizione liberale, con Locke, contempla il diritto di resistenza. Che un potere possa minacciare l’uso dell’atomica non può cancellare il diritto di resistenza degli oppressi, ne andrebbe di ogni idea e prospettiva di eguaglianza, emancipazione, liberazione.

15. Guerra è parola generica, cui va sempre dato nome e cognome. Altrimenti non vi sarebbe differenza (abissale) tra lo sbarco dei Mille di Garibaldi e l’invasione nazista della Polonia. La guerra Russo-Ucraina ha nome invasione imperialista della Russia di Putin contro la democrazia della Repubblica ucraina. Con città rase al suolo, stragi di civili, torture, stupri di donne. E cognome resistenza eroica del popolo ucraino per difendere la propria sovranità e indipendenza, cacciando l’invasore.

16. Per chi ha come valori l’endiadi giustizia-e-libertà (che per MicroMega sintetizza l’essere a sinistra) l’atteggiamento verso questa guerra va da sé, tanto la situazione è cristallina: sostegno con ogni mezzo alla resistenza ucraina, comprese tutte le armi di cui ha bisogno (e che i governi occidentali hanno invece fornito col contagocce).

17. Una pace senza giustizia non sarebbe pace ma solo un regalo alla prepotenza imperialista di Putin, dunque un incentivo a nuove aggressioni. Putin ha infatti dichiarato che la sua missione storica è “liberare” (cioè annettere alla Russia) ogni territorio dove si parli russo, realizzando il sogno imperiale del Russkij Myr. Una pace con giustizia non può dunque essere che il ritiro dall’Ucraina delle truppe di Putin e il pagamento dei danni di guerra.

18. C’è un filo nero che unisce le tante e diverse derive reazionarie della “sinistra” fin qui delineate (in modo tutt’altro che esaustivo)? Di sicuro in tutte si mostra in filigrana l’odio per l’Occidente, il senso di colpa per essere occidentali. Tutto l’Occidente, tutta la sua storia, perché tutta eurocentrica, razzista, coloniale, misogina. 

Ma così l’Occidente viene trasformato metafisicamente in Persona, diventa un’ipostasi, mentre è un insieme di vicende storiche segnate dal conflitto, dalle contraddizioni, dalle lotte. Occidente è l’Illuminismo, Occidente è la Rivoluzione americana, Occidente è la Rivoluzione francese, Occidente sono i movimenti socialisti, La Comune di Parigi, Occidente è la Rivoluzione dei Soviet del ’17 e l’insurrezione del Soviet di Kronštadt contro la dittatura bolscevica del ’21. Occidente è la casuale sinergia di scienza ed eresia che dà luogo alla modernità. Occidente sono i valori di liberté>égalité>fraternité che da queste lotte si affermano, solennemente ricamate nelle Costituzioni democratiche e calpestate quotidianamente dagli establishment. 

19. Essere a sinistra vuol dire rivendicare questo Occidente, questi valori, questa eredità di lotte, per portarlo a compimento, contro l’Occidente del privilegio, del profitto selvaggio, della subordinazione della donna, del colonialismo e dell’imperialismo…

20. L’eresia e la scienza. Indisgiungibilmente. Anche la scienza, perciò. Non è eresia contrapporsi alla scienza, ma superstizione, nuovo oscurantismo. Troppe volte lo abbiamo visto ammantarsi di “sinistra”. Da ultimo perfino con i No vax, quanto di più vicino ai terrapiattisti. La scienza è in sé progresso (Marx voleva dedicare Il Capitale a Charles Darwin) anche se il suo uso può essere, e spesso è, piegato ai dominanti interessi economici, politici, militari. Il suo uso, e l’allocazione delle risorse per la ricerca. Ma sinistra vuol dire difendere la scienza contro questo uso e queste distorsioni, liberare la scienza dal dominio del profitto, non regredire dalla scienza a ideologie che la sdegnano, ad atteggiamenti che la rifiutano.

21. La lista dei temi scomodi e controversi non si esaurisce qui. Anzi (un solo esempio: quale deve essere la posizione di sinistra nel conflitto israelo-palestinese, dove da una parte vi è una democrazia che si va tingendo di teocrazia e dall’altra movimenti islamici che rifiutano alle donne l’eguaglianza e agli omosessuali anche la vita? Per non parlare di temi giganteschi come l’ecologia e il lavoro che esigono un’ampia discussione specifica). Ma il campione proposto è significativo per domandarsi se sia possibile immaginare e operare per UNA sinistra, o almeno per una egemonia sufficientemente forte da farne valere di nuovo le sue variegate componenti come una forza politica.

22. Le forze politiche attualmente esistenti, di sinistra nella vulgata giornalistica, sono riformabili? Il Pd si avvia a un congresso che tanti definiscono come necessariamente “costituente”, di “rifondazione”, ma che lascerà tutto tale e quale. Cioè il Pd come federazione, o meglio coacervo, di gruppi e cordate di potere, con una “base” legata ai valori di sinistra sempre più residua e un elettorato sempre meno popolare (eufemismo), sfruttato, impoverito. Un Pd di sinistra esigerebbe, come precondizione (necessaria ma non sufficiente), un congresso che garantisca i tre quarti dei posti di dirigenti, a tutti i livelli, a persone attive nella società civile progressista, mai iscritte al partito. Ipotetica del terzo tipo. 

23. Il M5S di Conte può davvero essere il crogiuolo di un nuovo partito di sinistra, come da più parti si va auspicando/teorizzando? Conte non ha e non ha mai avuto nulla a che fare con i valori, la storia, i mondi delle sinistre. E nella sua breve vita politica ha presieduto un governo in cui di fatto era il vice di Salvini, e immediatamente dopo un governo in cui era l’alter ego di Letta, e infine ha appoggiato un governo di ammasso emergenziale, tutti dentro fuorché Meloni, per farlo poi cadere e regalarne i frutti alla suddetta Meloni, come ovvio.

Incarna dunque l’antropologia politica del trasformismo italiano. Le persone possono cambiare, naturalmente, Saulo che diventa Paolo ne costituisce l’esempio topico e preclaro. Può essere il caso di Conte?

24. Il M5S seleziona ancora il grosso dei suoi rappresentanti nelle assemblee elettive con il metodo dei provini televisivi, dei casting da Grande Fratello o Amici o Tú sí que vales. Un gruppo di followers (talvolta ne basta qualche decina) vale più di anni di impegno e lotte nella società civile, politico-sociali, culturali, nel volontariato. Il risultato è una qualità politica infima e una fibra morale che rovina facilmente in tentazione. Darebbe più garanzie perfino il sorteggio. Candidature fuori da questo meccanismo, Roberto Scarpinato eletto senatore, per dire il caso più encomiabile, restano rondini che non fanno primavera. Anche qui un congresso di fondazione dovrebbe pescare in modo maggioritario schiacciante nella società civile di sinistra. Anche qui, ipotetica del terzo tipo.

25. E allora? Cosa si può ipotizzare, e cominciare a praticare, che vada oltre l’impegno culturale dell’analisi, dell’informazione, dello studio? Quali forme di coordinamento, o almeno circolazione, di idee, esperienze, momenti di lotta, tra le sparsissime membra della società civile di sinistra? Quali esperimenti di organizzazione politico-elettorale, di candidature locali, di adesioni-per-la-trasformazione in organismi quali i sindacati, l’Arci, l’Anpi? Quale attività per la creazione di mutualità, sindacati, altre forme organizzative, nei settori dei nuovi lavori del precariato, delle nuove emarginazioni? Cos’altro, infine? 

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1 Riprendo alla virgola brani salienti del testo pubblicato su MicroMega 6/2022. 



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