La sinistra italiana impari da Biden: prima vengono gli interventi concreti

Trasformando il problema della pandemia in un’opportunità, Biden ha varato investimenti miliardari per il sostegno al lavoro e alla famiglia.

Mauro Barberis

Le prime elezioni tenutesi quest’anno, le amministrative in Spagna e nel Regno Unito, hanno dato risultati pessimi per la sinistra. La ragione occasionale pare la stessa: di fronte all’attivismo della destra sul fronte delle riaperture post-pandemiche, la sinistra rischia di passare per il partito delle chiusure. Le ragioni profonde, invece, sono note. Da trent’anni la sinistra è parsa accettare le ricette neoliberiste: privatizzazioni, delocalizzazioni, prevalenza dell’economia finanziaria su quella manifatturiera, e del digitale su entrambe. Così ha finito per perdere il “popolo”, conquistato dai populisti, e per rivolgersi solo alla classe media cittadina istruita.

Erosa anche la classe media, per via delle disuguaglianze crescenti, e con questa sparito il centro, l’elettorato si è polarizzato fra una sinistra senza popolo e un populismo iniziato a sinistra ma sfruttato più abilmente a destra. Più che sulle soluzioni concrete, spesso obbligate e prese da tecnici, dall’amministrazione o addirittura da algoritmi, destra e sinistra hanno finito per spaccarsi verticalmente su questioni di principio tragicamente importanti, ma che finiscono per apparire di bandiera: migrazioni, uguaglianza di genere, tutela delle minoranze.

La pandemia non ha ucciso il populismo: se le disuguaglianze si aggravano e l’informazione viene sostituita dai social, allora anche la polarizzazione politica continuerà a crescere. L’unica alternativa credibile alla crisi della sinistra occidentale sembra rappresentata, inopinatamente, dalla politica portata avanti da Joe Biden. Il presidente degli Stati Uniti – da sempre un moderato che sa muoversi soprattutto nei circuiti della politica tradizionale – sta sorprendendo gli osservatori per una strategia per più versi radicale.

Per segnare la discontinuità rispetto a Trump, e tenere insieme la coalizione di minoranze che lo ha votato, non ha rinnegato i principi. Ma soprattutto, trasformando il problema della pandemia in un’opportunità, Biden ha varato investimenti miliardari per il sostegno al lavoro e alla famiglia che mirano al cuore del problema, non solo statunitense: la spaccatura della società in due mondi che non si parlano più. Nel suo caso, da un lato gli USA cittadini, dei diritti civili e del politicamente corretto, dall’altro l’America profonda dei bianchi poveri e dei latinos che, minacciati dalla crescita dei neri e dall’automazione nelle fabbriche, hanno votato Trump.

I mezzi di Biden sono radicali, o almeno divisivi: un flusso d’investimenti pubblici che raccoglie un consenso del 96% fra i democratici ma solo del 10% fra i repubblicani. Eppure gli obiettivi sono realistici e del tutto conformi alla tradizione della sinistra: aumento dei salari minimi, rilancio dell’edilizia sociale e della scuola, accesso il più possibile gratuito agli asili e all’università, crescita delle imposte sui redditi più alti, piena occupazione e tutela del lavoro in tutte le sue forme. Sullo sfondo, la ricostruzione di una classe media, insensibile alle sirene populiste.

Credo sia questa, forse a maggior ragione, la strategia obbligata della sinistra europea: specie dell’italiana, attesa anch’essa da elezioni amministrative nelle grandi città sulle quali sinora ha sbagliato tutto. Nella forma, avvitandosi nello psicodramma dei rapporti con i Cinquestelle e baloccandosi di suo con le primarie per la scelta dei candidati. Nella sostanza – tranne nel caso di Sala a Milano – evitando di avanzare progetti concreti per le città interessate. Se perdesse lì, e già sarebbe grave non per la sinistra, ma per i cittadini, con quali prospettive si presenterebbe poi all’elezione del Presidente della Repubblica e alle eventuali elezioni politiche anticipate?

(foto Gage Skidmore CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons)



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