“La sinistra non esiste”. Risposta al questionario “La sinistra è morta, viva la sinistra?”

La sinistra non esiste. Mi accontenterei se esistesse il centrosinistra, ma nella situazione attuale sembra sia impossibile.

Pancho Pardi

Pancho Pardi risponde al questionario-tesi del direttore “La sinistra è morta, viva la sinistra?” e si aggiunge ai 25 articoli di replica contenuti nel nuovo numero di MicroMega. Anche Erri De Luca, Marco d’Eramo, Valeria Parrella, Monica Di Sisto, Domenico De Masi, Ezio Mauro e molti altri hanno controbattuto alle argomentazioni del direttore, a volte in sintonia e altre in amichevole disaccordo con le tesi proposte. 

1 La sinistra non esiste. Mi accontenterei se esistesse il centrosinistra, ma nella situazione attuale sembra sia impossibile.

2,3,4 D’accordo su questi punti, salvo la lieve precisazione: i movimenti all’inizio del 2002 prendono spunto dal “Resistere, Resistere” di Borrelli con le prime manifestazioni di gennaio, dei professori a Firenze, dei Girotondi a Milano e Roma. A febbraio il Palavobis è il prezioso punto di raccordo nazionale delle nuove esperienze.

5-21 D’accordo su questi punti

Intervengo su 22, 23, 24, 25.

22. La domanda se siano riformabili le forze politiche di sinistra e centrosinistra va affrontata su due distinti piani. Uno è quello della loro natura di forze organizzate. L’altro è quello della società cui si riferiscono o dovrebbero riferirsi. In realtà questo secondo piano dovrebbe essere considerato come primo: senza il riferimento a una composizione sociale, qualsiasi forza organizzata poggia per aria. Il ciclo delle lotte operaie degli anni Settanta aveva convinto i capitalisti a smembrare la grande fabbrica. L’hanno fatto e ciò ha significato smembrare la classe operaia. Processi lavorativi dislocati nei mercati esteri alla ricerca del lavoro a basso costo; crescita programmata del lavoro precario; svendita del patrimonio industriale controllato dall’iniziativa pubblica; affidamento delle industrie in crisi a gruppi esteri specializzati nello spezzatino (dividi e vendi, alternato all’insidioso licenzia e riassumi). Tutto ciò ha creato un mercato del lavoro frazionato in cui è spezzato all’origine il fondamento della solidarietà. La classe operaia come ampia entità collettiva non esiste più. Esiste una miriade di conflitti separati, ognuno alla ricerca di un lavoro concesso con il contagocce. Il lavoro precario ha sostituito la classe operaia. Anche se i partiti del movimento operaio mostravano evidenti carenze nella rappresentazione della classe operaia, tuttavia questa era l’indiscutibile orizzonte di riferimento: dava solidità per il puro e semplice esserci. Quale solidità può dare il lavoro precario, dove per definizione ognuno è in competizione con l’altro?

Quando si rimprovera ai partiti attuali di aver abbandonato i diritti sociali per i diritti civili si esprime una verità, ma si dovrebbe anche valutare bene l’enorme difficoltà oggi di difendere i diritti sociali. E riuscirci non significa affatto ricostruire l’unità di un elettorato perduto. Se l’operaio oggi si fa difendere dalla CGIL ma poi vota per la Lega o addirittura per FdI questo è il sintomo di una situazione che non si può affrontare solo con qualche colpo di scena di riorganizzazione interna. Se poi occuparsi dei diritti civili significa cadere nella logica del politicamente corretto illustrata nei punti 5-22 allora sono dolori.

23-24. Il movimento 5 Stelle di Conte non può essere considerato il crogiuolo di un nuovo partito di sinistra. E se così fosse meglio rinunciare a priori. Non è qui in discussione la figura di Conte Presidente del Consiglio. Il governo gialloverde è stato reso necessario e inevitabile dalla ferma volontà di 5 Stelle e PD di non governare insieme. Il governo giallorosso è stato prodotto dall’egotismo di Salvini che ha obbligato i 5Stelle e il PD a governare insieme. Conte si è adattato alla mutata condizione e ciò gli ha permesso di esercitare un ruolo positivo nel fronteggiare pandemia e sue conseguenze. La fine del governo giallorosso è stata prodotta dalla volontà di Renzi di impedire agli altri di fare ciò che lui non può e non potrà più fare. Ma con la fine dell’esperienza a Palazzo Chigi, Conte inizia una sua mutazione trasformistica che non rende persuasivo il suo attivismo attuale. Dobbiamo a lui la mossa iniziale della deriva che porta alle elezioni anticipate e al successo della destra (facilitato dalla legge elettorale voluta a tutti i costi da Renzi e esaltato dall’incapacità del PD di adattarsi alla sua stessa legge). Se Draghi avesse governato fino a fine legislatura non è affatto detto che il centrosinistra avrebbe avuto un risultato migliore di quello disastroso del settembre 2022, ma avrebbe avuto almeno il tempo per affrontare le sue difficoltà (non è detto che l’avrebbe fatto). Si può riconoscere a Conte la capacità e la fortuna di aver evitato la severa decimazione prevista per gli eletti dei 5 Stelle, ma il suo pacifismo attuale risulta esclusivamente dettato dall’opportunità di occupare uno spazio vuoto nella scena politica. Sarà anche realismo ma di un genere che dovrebbe suggerire ai pacifisti autentici di esercitare un minimo di diffidenza. Infine non si può concedere alcuna fiducia a chi sostiene che non si deve dare armi all’aggredito mentre nessuno è in grado di toglierle all’aggressore. Non dare armi all’Ucraina significa favorire la Russia di Putin.

25. Terra incognita. Il ceto politico di centrosinistra ha fallito in pieno e ha causato danni costituzionali di non lieve entità: la riforma del Titolo V della Seconda Parte ha aggiunto ai suoi danni originari la genesi del regionalismo differenziato che attenta direttamente all’uguaglianza stabilita dall’art. 3. Danno aggravato e reso incombente dall’accordo Governo-Regioni imposto dal governo Gentiloni, patto che sottrae al Parlamento la potestà di intervenire in merito. L’allarme costituzionale è accresciuto dal fatto che la materia non può essere sottoposta a referendum popolare. Qui la responsabilità del centrosinistra è enorme. Da parte sua il protagonismo civile di centrosinistra non riesce a tenere insieme le sue molte e diverse anime, ed è del tutto incapace a determinare una propria rappresentanza politica. La sua stessa dedizione a fare tante cose buone e giuste nella società aggrava la critica alla sua inettitudine politica. Con i soli diritti civili, per quanto meravigliosamente interpretati, non si costruisce un nuovo centrosinistra. Un nuovo, efficace modo di affermare i diritti sociali non può essere inventato da militanti ormai stagionati. Bisogna saper aspettare una nuova generazione che sappia affrontare in modo creativo l’universo del lavoro precario e affermare nella vita sociale il principio dell’uguaglianza.

 



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