La solidarietà latitante: samaritano cercasi.

La solidarietà è un valore sia cristiano che laico, difeso dall'articolo 2 della nostra Costituzione. Ma è una parola scomparsa dal dibattito pubblico e, soprattutto, dalla politica.

Alessandro Brescia

Andando avanti così, vista la tutt’altro che leggera flessione del senso sociale, tra le disumane e non poco pericolose idiozie di certo establishment politico, toccherà anche mettere mano alla parabola del buon samaritano. Per evitare che la coscienza collettiva guardandosi allo specchio possa inorridire, e non solo quella di chi crede.

Infatti, la parabola, anche fuori dal contesto religioso, rappresenta un monito alla solidarietà universale come valore in sé. A prescindere. Un’utopia necessaria come ci ha lasciato scritto Stefano Rodotà, il collante che fonda la comunità, senza il quale uguaglianza e libertà restano valori monchi.

Certo un bel problema, soprattutto per i cattolici, anche per gli oltranzisti del “io sono cristiana”, di chi sale sul palco tra madonne, rosari e alalà.

Dal momento che è da escludere uno stralcio del testo dalle Sacre Scritture, oltretutto bisognerebbe riscrivere pagine intere di teologia, bisogna trovare il modo di coniugare i blocchi navali con “… lo portò a una locanda e si prese cura di lui”, come tenere insieme le persone definite carichi residuali con “… lo vide e n’ebbe compassione”. Ancora, le navi cariche di persone tenute in porto per settimane con “… Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore”, (un’azione da sistema di welfare in nuce basato appunto sulla solidarietà). Insomma come conciliare l’inconciliabile.

Una possibilità è quella di saltare la pagina di Vangelo a piè pari, per non creare imbarazzi. Del resto se l’Europa non fa niente, proprio come il sacerdote “lo vide e passo oltre”, perché dobbiamo fare da noi? Un alibi che ci piace alimentare per alleggerire il senso di colpa.

Oppure si potrebbe optare, viste le recenti esternazioni, per una versione edulcorata, come se il nostro, scendendo a Gerico, avesse detto al malcapitato vittima dei briganti: che ci fai in mezzo alla strada? Come mai non sei rimasto a casa oggi? E poi, ci sarà un motivo se quello prima di me non ti ha soccorso? E quello prima ancora? Scusa ma desso devo proprio andare.

La parola “solidarietà” è scomparsa dal linguaggio della politica, ahimè anche nell’ambito del centro sinistra, relegata a tratto distintivo del Terzo settore (associazioni, parrocchie, caritas, etc…), dimenticandoci che al secondo articolo della nostra Carta costituzionale sta scritto che la Repubblica nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

I padri costituenti lo avevano capito e sempre Stefano Rodotà ce lo ha ricordato nel suo libro “Nei tempi difficili è la forza delle cose a farne avvertire il bisogno ineliminabile. Solo la presenza effettiva dei segni della solidarietà consente di continuare a definire “democratico” un sistema politico. L’esperienza storica ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano pure per la democrazia”.

Ottimo spunto anche per l’agenda di un partito che ha appena cambiato segretario, se vuole tornare ad essere di sinistra.

Foto Canva | golubovy 



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