“La vita intima” di Ammaniti, un libro che racconta le derive del potere

Il romanzo ci fa riflettere sulle più insidiose deviazioni dei giorni nostri: l’individualismo, l’apparenza, la mistificazione dell’esteriorità. Ammaniti ci consegna questi mostri contemporanei per ricordarci che aleggiano tra di noi, ma, forse, non tutto è perduto.

Marilù Oliva

«Quante volte nella vita sappiamo di essere così prossimi alla verità da poter allungare una mano, afferrarla e come una farfalla chiuderla nel palmo. E invece facciamo un passo indietro certi che tra quei due petali colorati si nasconda l’orrore di quelle antenne ramificate, di quelle zampette da mosca, di quella proboscide da zanzara».

La verità è uno dei leitmotiv de “La vita intima”, pubblicata da Einaudi, collana Stile Libero, con cui l’autore torna in libreria a distanza di otto anni dall’ultimo libro (“Anna”, anch’esso uscito per Einaudi). Una verità camuffata, inseguita, deragliata ma scorta in controluce, una verità dove si intrufola anche l’autore, quando ci regala il suo ricordo a proposito della casa sull’albero.

Se non siete assidui lettori/trici di Ammaniti come lo sono io e non conoscete tutta la sua produzione, almeno lo ricorderete per il capolavoro “Io non ho paura”, da cui è stato anche un bel film. O per il romanzo “Come Dio comanda”, con cui ha vinto il Premio Strega.

Stavolta protagonista – narrata in terza persona – è la bellissima e altissima Maria Cristina, i suoi piedi incantevoli calzano il 39, ha alle spalle un passato cosparso di lutti: ha perso, oltre alla madre, il giovane fratello e il primo marito. Le sue divine proporzioni le hanno garantito una carriera ben retribuita da modella e quando entra in scena ha una quarantina d’anni, è moglie del premier italiano e con lui ha avuto una figlia di nome Irene.

Non è felice, s’impegna come meglio può per non far fare brutta figura al marito, tutto sembra procedere nella routine che le scandisce i giorni, tra allenamenti, impegni pubblici, interviste, massaggi, saloni, circoli canottieri e ritrovi con gente che conta. La first lady nostrana è stretta nella morsa della sua elegante esistenza, tra una segretaria che non la stima, un amico del cuore che la difende a spada tratta, una voce dal passato che le sbatte in faccia l’evidenza, un marito che la trascura, gli impegni che la ragion di stato impone e il suo misterioso social media manager, i cui responsi sono imperscrutabili ma devono essere eseguiti pedissequamente. Finché avviene il fattaccio spartiacque: un suo flirt estivo di gioventù le manda un video compromettente, uno di quei video che scottano.

Come ne uscirà Maria Cristina? Lei si sente affondare, ma è difficile districarsi in un mondo in cui la verità è sempre diversa da come ce la raccontano: occorre buon viso a cattivo gioco, agire pensando solo alle conseguenze. E se rimane un po’ di purezza, allora forse vale la pena aggrapparcisi con incoscienza.

Un romanzo che ci conduce nelle stanze segrete del potere, ma ci fa riflettere anche sulle più insidiose deviazioni dei giorni nostri: l’individualismo, l’apparenza, la mistificazione dell’esteriorità, la superficialità, la tendenza a cannibalizzare, fagocitare, appiattire. Ammaniti ci consegna questi mostri contemporanei per ricordarci che aleggiano tra di noi, ma, forse, non tutto è perduto.

 



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Marilù Oliva

“In Provincia”, di Michele Brambilla, è un breve ma denso viaggio all’interno delle sfaccettature che compongono le identità dell’Italia.

“Tra le rose e le viole” di Porpora Marcasciano ricostruisce la storia del mondo trans in Italia, in maniera sincera, diretta e piena di vita.

“Non sono mai stata il mio tipo” è il cammino autobiografico di Irmgard Keun, scrittrice tedesca anticonformista e dissidente ai tempi del nazismo.

Altri articoli di Blog

Mattarella di ritorno a Trieste per continuare un percorso di pace è insediato dalla destra populista e dal presidenzialismo meloniano.

Sarebbe assai interessante sapere le motivazioni che hanno portato, nei giorni scorsi, la commissione preposta dal Comune di Milano per valutare la collocazione di opere d’arte nello spazio cittadino a negare l’esposizione in una pubblica piazza della statua donata dalle eredi della scultrice Vera Omodeo, morta lo scorso anno. La statua, che rappresenta una  donna...

Il lavoro di Teresa Antignani è un connubio tra arte e resistenza, che prende forma con il racconto degli scempi e dei conflitti ambientali.