Giornata mondiale dell’ambiente, il protagonismo dei cittadini e l’assenza dei governi

A Roma due mobilitazioni, una globale e una locale: per portare il governo italiano in tribunale per “inadempienza” nella lotta all’emergenza climatica e per difendere il monumento naturale del lago Bullicante, sorto dagli scavi di un centro commerciale.

Daniele Nalbone e Valerio Nicolosi

Questione globale: la società civile che fa causa allo Stato italiano per l’emergenza climatica. Questione locale: i cittadini che si trasformano in una foresta e si mettono in cammino alla volta del Campidoglio. Nella giornata mondiale dell’ambiente (5 giugno) il basso chiama in causa l’alto. E lo fa con un flash mob davanti a Montecitorio e una manifestazione organizzata dal Forum territoriale permanente del Parco delle Energie iniziata nel quartiere Prenestino-Labicano e terminata sotto la sede del Comune di Roma per chiedere l’esproprio dell’area dell’ex fabbrica della Snia Viscosa che sorge a ridosso del monumento naturale del lago Bullicante, sorto nel 1992 quando gli scavi per la realizzazione del parcheggio di un nuovo centro commerciale intercettarono una falda profonda solo cinque metri.

Il lago Bullicante (foto Facebook Lago Bullicante ex Snia)

Un lago naturale sorto dalla speculazione. Intorno, un bosco dove uccelli di ogni sorta costruiscono il proprio nido e specie vegetali avanzano silenziosamente. Una rinaturalizzazione che, negli anni, ha letteralmente coperto anche l’area della ex fabbrica. La battaglia dei cittadini ha portato nel giugno 2020 la Regione Lazio a dichiarare il lago “monumento naturale”.

Una parte del sito, però, è rimasta in mano agli stessi privati che provarono, senza successo, a costruire il centro commerciale. A marzo la proprietà dell’area – una società del gruppo Pulcini – ha avviato un’operazione di rimozione della vegetazione che era cresciuta negli anni. “Il bosco è stato abbattuto”, raccontano i cittadini, “il falco pellegrino ha perso il nido, il gheppio non volteggia più, i fagiani sono scappati, la presenza di tante specie selvatiche è stata cancellata”. Dove c’era la vegetazione, tra cui anche alcuni habitat protetti dall’Unione europea come la macchia mediterranea con pino d’Aleppo, ora c’è solo terra. E, anche in questi giorni, le ruspe stanno continuando a lavorare.

Gli abitanti bloccano le ruspe (foto Giulia Fiocca)
Protesta dei cittadini durante i lavori nell’area dell’ex Snia (foto Federico Nutricato)

“Nella Giornata mondiale dell’ambiente“, spiegano i cittadini durante il corteo verso il Campidoglio, “ci siamo fatti foresta, abbiamo vestito le fronde lasciate a terra da chi ha disboscato l’area, per raggiungere la sede del governo di Roma, città in emergenza climatica, per incontrare la sindaca Raggi”. Obiettivo: consegnare le migliaia di firme raccolte nelle ultime settimane per l’esproprio dell’area e il suo inserimento all’interno del perimetro del monumento naturale del lago. Non solo: a Virginia Raggi, scesa dai suoi uffici per incontrare i manifestanti insieme all’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, sono state consegnate decine di lettere scritte dai bambini delle scuole del quartiere in difesa del monumento naturale. “Le istituzioni, Comune e Regione, devono trovare il modo di sospendere i lavori che hanno ormai causato un danno ambientale e archeologico” e riprendere il percorso affinché l’intera area diventi un grande parco al servizio della cittadinanza in quello che è uno dei quartieri con la maggiore densità abitativa di Roma.

La manifestazione per il lago Bullicante (foto Valerio Nicolosi)
La manifestazione per il lago Bullicante (foto Valerio Nicolosi)

Mentre bambini e genitori incontravano Virginia Raggi, attivisti e legali a Montecitorio hanno presentato il primo “contenzioso climatico” della storia d’Italia. Proprio così: per la prima volta la società civile ha deciso di intentare una causa contro lo Stato “affinché si assuma le sue responsabilità di fronte all’emergenza climatica”. A ricorrere contro la Presidenza del Consiglio dei ministri sono 24 associazioni, 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori – e 162 adulti. L’azione legale è promossa nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata evocativamente “Giudizio Universale”, a voler sottolineare la portata globale della sfida climatica.

Il flashmob “Giudizio universale” a Montecitorio (foto Valerio Nicolosi)

Primo ricorrente dell’azione è l’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che l’emergenza climatica rischia di compromettere: “Oggi scriviamo una importante pagina italiana della storia del movimento globale per la giustizia climatica. Dopo decenni di dichiarazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad alcuna azione all’altezza delle sfide imposte dall’emergenza climatica, la via legale è uno strumento formidabile per fare pressione sullo Stato affinché moltiplichi i suoi sforzi nella lotta al cambiamento climatico. Come società civile abbiamo il compito di fare tutto il possibile per scongiurare la catastrofe alle porte, per questo abbiamo deciso di promuovere la prima causa climatica italiana”, dichiara a nome di A Sud Marica Di Pierri, portavoce dell’associazione.

“Siamo venuti dal futuro, dal 2112, per portarvi un messaggio di speranza e un tremendo avvertimento: abbiamo colonie su Marte, metropoli sulla Luna eppure stiamo perdendo la Terra. I mari si sono innalzati di 40 metri in tutto il mondo, New York è sommersa, Roma è diventato un arcipelago fatto di colline e la Sicilia non è più abitabile. Ma siamo venuti a dirvi che le cause giudiziarie contro gli Stati per la tutela dell’ambiente è la via giusta”.

Inizia con questo monologo il flashmob organizzato davanti alla Camera dei deputati. Due persone respirano con dei tubi collegati a una palla di vetro contenente una pianta che produce ossigeno. Il viaggio nel tempo lo hanno fatto con la DeLorean, l’automobile del film “Ritorno al futuro”, e chiedono ai presenti di sostenere l’azione legale volta a dichiarare “inadempiente” lo Stato italiano nel contrasto all’emergenza climatica.

Il flashmob “Giudizio universale” a Montecitorio (foto Valerio Nicolosi)

A patrocinare la causa legale c’è l’associazione “Legalità per il clima”. Tra loro, l’avvocato Luca Saltalamacchia, intervenuto al presidio: “Questa è un’azione che le associazioni e i cittadini stanno portando avanti in tutto il mondo perché siamo in piena emergenza climatica e i governi dovrebbero tagliare le emissioni sulla base dell’accordo di Parigi del 2015”.

Nel mirino anche il governo Draghi e l’idea di Transizione ecologica dell’esecutivo e del ministro Roberto Cingolani. “Non basta il cambio di nome di un ministero per cambiare la politica sul clima e l’ambiente” commenta Marica Di Pierri, portavoce di A Sud. “Stiamo vedendo quello a cui siamo abituati: dichiarazioni evocative e roboanti alle quali non seguono azioni che ci facciano pensare a un cambio di passo”.

Tra i ricorrenti c’è anche Luca Mercalli, presidente Società Meteorologica Italiana, che è intervenuto alla conferenza stampa. “Da decenni lo Stato italiano promette di ridurre il proprio impatto sul clima, di mitigare i rischi, di costruire resilienza verso le conseguenze del riscaldamento globale. Ma alle parole non corrispondono i fatti, sempre insufficienti e sottodimensionati rispetto all’urgenza. Mentre con una mano il governo promette transizioni verdi con l’altra continua a sostenere le pratiche più perniciose per l’ambiente. Per questo faccio causa al mio Stato”.

 



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