L’amata “NATO” di Amato

Non si capisce perché le parole dell'ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato su Ustica abbiano suscitato tanto scalpore, dal momento che già che nel 2008 Cossiga aveva detto le stesse cose. In realtà ciò che dovrebbe colpirci della sua intervista a "la Repubblica" è la mancanza di ogni riferimento alle ingerenze USA e NATO nel nostro Paese.

Michele Martelli

Non si capisce perché la Repubblica abbia pensato di fare uno scoop pubblicando il 2 settembre 2023, con un impressionante titolone in prima pagina (Ecco la verità su Ustica. Macron chieda scusa) e due paginate interne, un’intervista a Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio, ex ministro, ex Presidente della Consulta ecc… insomma ex di tutto. Acqua fritta. Tutto, e di più, già detto nel 2008 da Francesco Cossiga, presidente del Consiglio all’epoca della “strage di Ustica”, nella sua deposizione al Tribunale di Roma. Alle domande sul perché della «strage» (81 morti dell’aereo civile Dc9 colpito da un missile francese e inabissatosi nel Tirreno; l’obiettivo era un Mig libico di fabbricazione sovietica dove si presumeva che viaggiasse Gheddafi; lo scopo era di ucciderlo simulando un incidente aereo), il “dottor sottile” sottilizza tanto da non dir nulla. Francamente ridicolo, ed egolatrico, l’appello finale a Macron o a dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi del missile francese o a chiedere scusa all’Italia e alle famiglie delle vittime. Come se bastassero le scuse, 43 anni dopo. Una scorrettezza, uno “sgarbo”, da farsi perdonare.
In realtà alcuni tratti fondamentali della verità politica erano già emersi nel primo processo sulla strage, concluso nel 1999 dal giudice Priore: caduta la menzogna dei vertici militari italiani sul “cedimento strutturale” e poi sulla “bomba”, restava l’ipotesi del missile, confortata dall’analisi scientifica del relitto dell’aereo finalmente recuperato. Quindi si era trattato di un’”azione militare” concertata, in flagrante violazione della sovranità nazionale italiana. Ma concertata da chi? Da Stati Uniti e Francia, sotto copertura Nato (il giorno della strage, il 27 giugno 1980, nello spazio aereo italiano fu simulata un’esercitazione Nato, per accreditare l’ipotesi incidente a Gheddafi). Dunque: due Stati della Nato che violano la sovranità di un altro Stato membro, invece di difenderla e proteggerla. Progettando per di più un assassinio politico non solo moralmente ripugnante, ma illegittimo, illegale e banditesco in base al diritto internazionale vigente.
Il leader libico era un capo di Stato scomodo, non allineato al blocco occidentale e a Washington, con una politica estera indipendente, anche se amico della Jugoslavia titoista e dell’Unione Sovietica. Aveva osato persino nazionalizzare il petrolio, estromettendo dalla Libia le multinazionali americane e francesi. E aizzava i paesi dell’Unione africana a fare altrettanto. Un “criminale”, un “nuovo Hitler” per il Pentagono e la Nato. Perciò i ripetuti tentativi di assassinarlo (vi ricordate il fondatore e Presidente dell’Eni Enrico Mattei?) per imporre in Libia un regime change filo-occidentale. Il che puntualmente avvenne nel 2011, con lo scatenamento di una pioggia di bombe anglo-americane e francesi sulla Libia, la guerra civile, la fuga e l’uccisione di Gheddafi: obiettivo raggiunto 31 anni dopo la “strage di Ustica” (in barba alle 81 vittime innocenti). Ah, l’invernale (leggasi infernale) “primavera araba” di Sarkozy e del “Premio Nobel per la pace” Barak Obama!
Nell’intervista del nato amato Giuliano, non c’è traccia alcuna di analisi politica e storica del Patto Atlantico e delle ingerenze USA nel nostro Paese. Né prima né dopo Ustica. Altrimenti, il nostro amabile Amato avrebbe fatto almeno un accenno allo stragismo di Stato (con manovalanza neofascista e brigatista), da Piazza Fontana all’assassinio di Moro alla strage della stazione di Bologna (avvenuta – guarda caso! – il 2 agosto del 1980, cioè poco più di un mese dopo Ustica e pochi giorni dopo il ritrovamento del Mig libico caduto sulla Sila, col cadavere in putrefazione del pilota, segno, secondo la perizia autoptica, che l’aereo era stato abbattuto lo stesso giorno del Dc9 e che in quel giorno nei cieli d’Italia si era svolta una vera e propria guerra aerea, all’insaputa probabilmente dei nostri organi di rappresentanza e sicuramente del Parlamento). La domanda è: quante volte la sovranità dell’Italia è stata violata dagli Usa, dai suoi servizi segreti e dalla Nato?
Si dice che la “nuova Nato” con funzione non difensiva, ma offensiva, interventista, col pretesto “umanitario”, quindi calpestando gli artt. 4 e 5 della sua Carta fondativa, sia nata con la distruzione aerea della Serbia di Milosevic, sotto la guida imperiale di Clinton e della sua Ministra della Difesa (!!!), la ringhiosa Madeleine Albreight. Forse non è vero. Forse è vero che era tale già prima.

CREDITI FOTO: Eugeniatta|Wikimedia Commons



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Michele Martelli

Terra Santa, Ucraina, Mar Rosso: il ministro Crosetto, esponente di spicco del partito “fratelli di guerra”, confonde difesa e interessi di settore.

L'idea di “matriarcato” del “Dio Patria Famiglia” di Giorgia Meloni non si distanzia così radicalmente dal sistema maschilista nel quale viviamo.

Lo scopo di Hamas è distruggere Israele. Quello di Netanyahu è esiliare il popolo palestinese e fare di tutta la Palestina terra di Israele.

Altri articoli di Blog

Mattarella di ritorno a Trieste per continuare un percorso di pace è insediato dalla destra populista e dal presidenzialismo meloniano.

Sarebbe assai interessante sapere le motivazioni che hanno portato, nei giorni scorsi, la commissione preposta dal Comune di Milano per valutare la collocazione di opere d’arte nello spazio cittadino a negare l’esposizione in una pubblica piazza della statua donata dalle eredi della scultrice Vera Omodeo, morta lo scorso anno. La statua, che rappresenta una  donna...

Il lavoro di Teresa Antignani è un connubio tra arte e resistenza, che prende forma con il racconto degli scempi e dei conflitti ambientali.