L’appello di Amato su Ustica: “Chi sa parli, non ha più niente da perdere”

L’ex presidente del Consiglio torna sulla vicenda del DC9 abbattuto nel 1980 nei cieli italiani insieme a Daria Bonfietti nell’ambito di un convegno sulla Costituzione organizzato da MicroMega e dal Comune di Fabriano.

Redazione

“Ci sono persone che sanno cosa è accaduto quel 27 giugno 1980 nei cieli italiani. Gli eventuali reati commessi sono ormai caduti in prescrizione. Queste persone, dunque, non rischiano nulla e non hanno più niente da perdere. È ora che dicano la verità”. Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio e della Corte costituzionale torna a parlare della strage di Ustica e rivolge un accorato appello a chi quel giorno ha visto e sa. L’occasione è un convegno organizzato da MicroMega e dal Comune di Fabriano in occasione dei 75 anni dell’entrate in vigore della Carta costituzionale, svoltosi nella città marchigiana dal 20 al 22 ottobre.
Insieme al direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais e a Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime ed ex parlamentare, Amato ha ricostruito 43 anni di bugie e depistaggi, dal primissimo tentativo di attribuire la tragedia a un cedimento strutturale dell’aereo (tesi durata, osserva Amato, giusto il tempo di provocare alla compagnia aerea Itavia un danno reputazionale tale da portarla al fallimento) fino a quella della bomba piazzata da non si sa chi né come dentro l’aereo.

L’ipotesi del missile che ha colpito il volo civile per errore era stata in verità evocata fin dall’inizio, ricorda Daria Bonfietti, ma subito messa da parte. Perché? “Perché quello che sarebbe dovuto accadere quel giorno”, spiega la presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, “era qualcosa che non poteva essere rivendicato”. Il riferimento è all’ipotesi, accreditata dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga di fronte ai magistrati, che il missile che ha colpito per errore l’aereo dell’Itavia sia partito dall’aviazione francese e avesse come obiettivo un aereo libico a bordo del quale si sarebbe dovuto trovare il presidente Gheddafi. Un’azione che, appunto, se si fosse concretizzata, non sarebbe potuta essere rivendicata alla luce del sole. Da qui i 43 anni di depistaggi che hanno coinvolto vari livelli della nostra aviazione militare, accusati di aver distrutto o manomesso le prove.
Giuliano Amato ha anche ricordato che nella scorsa legislatura è stata presentata una proposta di legge per l”Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause della mancata individuazione dei responsabili del disastro aereo avvenuto al largo dell’isola di Ustica il 27 giugno 1980″. Tra i firmatari c’erano l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’attuale presidente del Senato Ignazio Larussa e altri esponenti del partito oggi al governo. Le condizioni per la verità, dunque, ci sono tutte.

CREDITI FOTO: Wikipedia



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