L’appello di Libertà e Giustizia e la critica al governo Draghi

Francesco Pardi

L’appello promosso da Libertà e Giustizia sulla critica al governo Draghi è stato sintetizzato dalla stampa sotto il titolo “democrazia in pericolo, delegittimazione dei partiti, invocazione dell’uomo forte, rischi di stravolgimenti costituzionali”. In realtà se lo si legge per intero si trova un testo in cui questi concetti sono avvolti e ridimensionati in un atteggiamento di cautela sperimentale: giudicheremo il governo Draghi per quello che farà, vigileremo ecc.

Ma pur nell’attenuazione della severità due punti mantengono la loro fermezza, di cui è impossibile non cogliere il carattere assai discutibile. L’appello attribuisce la sostanziale paternità del nuovo esecutivo a Renzi, che avrebbe trattato con Berlusconi e Salvini per riportarli, con successo, al governo. Questo appare un eccesso di logica concessiva. Renzi è l’autore indiscusso della distruzione del governo Conte. Ma la sua efficacia si è fermata lì. Il governo Draghi è il frutto indiscutibile della sensibilità e volontà di Mattarella. Preso atto che era impossibile sia aggiustare una maggioranza secondo lo schema precedente sia ipotizzare una maggioranza alternativa, che cosa avrebbe dovuto fare? Indire elezioni?

In realtà, con espressione non del tutto esplicita, l’appello lamenta la rinuncia alla soluzione, prevista in Costituzione, del ricorso alle urne. Anche se non diretta questa è una critica aperta al Presidente della Repubblica. Nessuno pensa all’infallibilità di Mattarella e quindi la critica è tutt’altro che proibita. Ma il tema è buttato lì in termini impliciti e ciò permette all’appello di non spendere una parola per giustificare il realismo del ricorso alle urne.

Ora invece il punto è proprio questo: era, è immaginabile in piena pandemia, per di più in corso di aggravamento, una campagna elettorale? Ed è ragionevole prospettarla nella gabbia inevitabile dell’attuale, indecente legge elettorale Rosatellum (con cui Renzi ha riempito il Parlamento con i suoi accoliti)? L’assenza di un qualsiasi accenno al problema della legge elettorale non rende molto più cupa l’ipotesi delle elezioni? Ed è plausibile non porsi nemmeno il problema di un eventuale esito incerto del voto, con strascichi di paralisi istituzionale protratti per l’intero anno? E nel frattempo chi avrebbe organizzato, diretto, vigilato la lotta alla pandemia e la campagna di vaccinazione?

L’appello non tiene conto di questi aspetti e quindi fa apparire il governo Draghi come il risultato di un’operazione di potere, in cui Mattarella appare di fatto come l’esecutore involontario del piano di Renzi.

Nella scia di un futuro uomo forte, peggiore di Draghi, l’appello paventa poi una nuova ondata di altre modifiche atte a stravolgere gli equilibri costituzionali. Forse qui sarebbe utile essere più precisi, far capire di che si tratta. Certo i sostenitori dell’anticostituzione non mancano, ma al momento attuale pare che l’unica modifica in dibattito sia il cancellierato alla tedesca con sfiducia costruttiva riproposto da Antonio Polito sul Corriere. E l’unica riforma in effetti incombente, per volontà di alcune regioni, è il regionalismo differenziato di cui però la pandemia si è incaricata di mostrare con eloquenza le insidie.

Per carità, vedere i partiti che molto male rappresentano i cittadini di centrosinistra assemblati nella stessa maggioranza e nello stesso governo con Berlusconi e Salvini può generare disgusto e ulteriori fughe dalla politica. Ma il governo Draghi va vigilato fermamente sull’azione di emergenza. I suoi doveri sono il contrasto alla pandemia, la campagna di vaccinazione, la ripresa dell’attività economica. Per esempio che garanzie dà Cingolani al ministero della Transizione ecologica? È in questione il rapporto tra natura e specie umana. Siamo sicuri che un principe dei tecnologi, digiuno di ecologia, sia la persona adatta?

Ma insomma, se il governo Draghi assolverà ai suoi compiti, si dovrà tempestivamente tornare al voto con una legge elettorale che non faccia trucchi nella trasformazione dei voti i seggi. Il protagonismo civile che ha saputo fronteggiare venti anni di berlusconismo, inflitti dall’insipienza dei partiti di centrosinistra, forse questa volta saprà trovare la propria rappresentanza politica.

 

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