Il mondo visto dalla prospettiva dei più fragili

The Last 20: la tappa milanese ha visto il lancio dell’“L20 International Outlook”, un osservatorio permanente sui 20 Paesi più poveri.

Massimo Acanfora

Il mondo si comprende meglio dal basso: è la conclusione di “The Last 20”, un evento che ribalta le convenzioni e le prospettive sui Paesi cosiddetti “poveri”, fiaccati da debito, cambiamento climatico, guerre, furto di terre e materie prime. Proprio di questo si è discusso in questi giorni a Milano – quarta tappa dopo Reggio Calabria, Roma e Abruzzo e Molise – dove questo sguardo è stato reso permanente con il lancio di “L20 International Outlook”, un nuovo osservatorio permanente e partecipato sui 20 Paesi più poveri al mondo. “Sarà una cartina tornasole per comprendere in profondità le sfide globali e guardarle con gli occhi degli ultimi” ha detto Tonino Perna, coordinatore di “The Last 20” che ha presentato l’osservatorio con Ugo Melchionda, corrispondente italiano dell’annuale International Migration Outlook dell’OECD-Organisation for Economic Co-operation and Development.

L’iniziativa mette sotto i riflettori quelli che restano quasi sempre nell’ombre, i 522 milioni di abitanti del Pianeta vivono con un reddito medio annuo di 664 dollari, il 70% delle persone che non possono permettersi una dieta adeguata, i Paesi in cui l’aspettativa media di vita non supera i 63 anni. Il gruppo di lavoro “L20 International Outlook” nasce proprio dal comitato “The Last 20” e realizzerà ogni anno una sintesi dei dati relativi ai Paesi L20 riferiti a una serie di indicatori sociali, economici, ambientali, non solo estrapolandoli dalle principali ricerche delle agenzie internazionali ma anche coinvolgendo esponenti di Università o Centri studi degli stessi 20 Paesi. Il lavoro dell’osservatorio sarà diffuso attraverso un Report annuale, il cui obiettivo centrale è mettere all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica internazionale l’importanza di portare avanti nuove dinamiche di autosviluppo nei Paesi L20, in campo socio-economico e dei diritti ma anche culturale.

La proposta di “L20 International Outlook” si inserisce nella rassegna milanese “The Last 20”, curata da Fondazione Terre des Hommes Italia, Fondazione Casa della Carità “A. Abriani”, East River ASD APS, Laudato sì – un’alleanza per la Terra, per la clima e la giustizia sociale, CICMA – Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua ha affrontato con ricchissimi panel i temi della sanità, del cambiamento climatico e della Pre Cop 26, dimostrando nei fatti che è possibile proporre una narrazione diversa dei Paesi L20 e soprattutto che i loro rappresentanti possono e devono parlare di sé in prima persona, senza deleghe, decolonizzando anche la comunicazione.

Domenica hanno preso tra gli altri la parola Ismail Joel Eboa Eyoum, camerunense, segretario generale African Network of Young Leaders for Peace and Sustainable Development, che ha messo in rilievo la necessità di un vero new deal, di una coalizione di popoli e natura: “La sfida è creare a tutti i livelli, anche nei nostri Paesi, la coscienza nei cittadini a tutti i livelli, capacità ed empowerment nella società civile e non trascurare la collaborazione con i politici che possono supportare le nostre richieste”. Pauline Owiti, keniana, parte del team Mock COP 26 ha invece sottolineato i problemi della siccità e delle inondazioni che nel proprio Paese minano la sicurezza alimentare e ha rivendicato la partecipazione dei giovani sui temi climatici: “I giovani del mio Paese chiedono di essere coinvolti nelle politiche pubbliche e di poter partecipare alla delegazione alla COP26 di Glasgow”.

Spesso la salute si intreccia con i conflitti e la mancanza di libertà Maria Khoshy, attivista di origine afghana residente in Svizzera ha lanciato ad esempio l’allarme sulla salute di donne e bambini nel suo Paese: “Proprio oggi, mentre parliamo, alle ragazze afghane non è stato permesso di partecipare a un test di ammissione alle scuole per diventare medici o infermiere. L’impatto sulla salute delle donne e dei bambini, sarà pesante, perché in campo ginecologico e di maternità erano curate tradizionalmente da donne”. Altre volte è l’egoismo dell’Occidente a permettere un silenzioso genocidio. Lo ha ribadito con forza Vittorio Agnoletto, portavoce italiano della campagna europea No Profit on Pandemic: “Chiediamo la sospensione dei brevetti: è l’unica soluzione per salvare migliaia di vite e aumentare la nostra stessa sicurezza. Dai Paesi dove mancano i vaccini arriveranno infatti nuove varianti più aggressive”.

I Paesi Last 20 sono Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centroafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Haiti, Libano, Liberia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Somalia, Sudan e Yemen.

The Last 20 è promosso da: Comune e Città metropolitana di Reggio Calabria, Federazione delle diaspore africane in Italia, Focsiv, Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, Fondazione Terres des Hommes Italia, ITRIA Itinerari turistico-religiosi interculturali accessibili, Mediterranean Hope, Re.Co.Sol. Rete Comuni solidali, Rete azione TerrÆ, Fondazione Casa della Carità “A. Abriani” Milano, Parco Ludico Tecnologico Ecolandia, Net Scarl



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