I due Borsellino, ieri Paolo oggi Salvatore

L’augurio per il 25 aprile e il programma-manifesto “IO SO chi È STATO” per il prossimo 19 luglio.

Rossella Guadagnini

Salvatore Borsellino, fondatore di Agende Rosse, attivista e ingegnere, fratello del giudice Paolo Borsellino, in occasione della ricorrenza del 25 Aprile ha rivolto un augurio speciale a tutte e a tutti, annunciando il programma per il 31esimo anniversario della strage di Via D’Amelio. Essendo anche in vista la sentenza di giudizio finale del processo Trattativa della Corte di Cassazione, prevista a Roma per il prossimo 27 aprile.
La lotta per la verità e la giustizia di Borsellino – e direi che ormai si possa dire dei due Borsellino – in effetti si sposa molto bene con la Resistenza, una resistenza all’ingiustizia e alla menzogna di lunghissima durata la sua, che ricorda molto da vicino la lotta impari combattuta dai partigiani per la libertà. Perché libertà, verità e giustizia sono idee e pratiche vive (e, malgrado tutto, lo sono ancora per molti di noi), strettamente collegate: non esiste l’una senza le altre. Nella menzogna non c’è verità se non quella della viltà e della pochezza degli uomini, e non c’è verità neppure nell’ingiustizia frutto della scarsità del nostro giudizio. Ma quale giustizia e quale verità? La libertà la conosciamo sotto la forma della democrazia, anche se la diamo troppo spesso per scontata o tendiamo a relegarla al passato, credendo erroneamente che non ci sia più alcuna necessità di difenderla.

Come pochi altri il fondatore di Agende Rosse ha resistito e resiste con una forza incredibile alle catastrofi della sorte e di quello che, a volte, è il malgoverno dello Stato. Da quando lo conosco, ormai oltre un decennio, non l’ho mai visto piegarsi alle molte avversità, al silenzio, al consenso, all’incoerenza, merce oggi assai rara. E questa è solo la mia personale testimonianza di giornalista e amica che lo ha seguito in buona parte delle travagliate vicende processuali e individuali subite.
“Per compensare qualche problema di salute che limita un poco la mia attività – spiega a 82 anni – ho pensato di partire per tempo e, insieme con il Direttivo delle Agende Rosse, stiamo perfezionando il progetto dei giorni di memoria del 19 luglio. Richiamando Pasolini vorrei dare al giorno, o ai giorni, di memoria il titolo di “IO SO chi È STATO”. Le giornate saranno articolate incentrandosi su “connivenze tra mafia e Stato, complicità nella preparazione della strage, furto dell’Agenda Rossa, depistaggi, trattativa, anche in base a quanto pubblicato nelle motivazioni delle sentenze del processo di Palermo (Trattativa) e di Caltanissetta, Borsellino + 2 (Depistaggio)”. Di seguito ecco il programma-manifesto delle sue Agende Rosse.
“Non possiamo accettare che si ammetta l’esistenza della trattativa, ma se ne assolvano – perché ‘il fatto non costituisce reato’– i funzionari dello Stato che l’hanno iniziata e portata avanti, dato che questa trattativa non ha fermato le stragi ma le ha moltiplicate.
Non possiamo accettare che venga sancita la prescrizione del reato di depistaggio, anche se ad essere processata avrebbe dovuto essere tutta la catena di comando del depistaggio stesso e non i funzionari che hanno materialmente istruito il falso pentito Scarantino.
Non possiamo accettarlo perché il lungo tempo passato dal reato che ne ha portato alla prescrizione è una diretta conseguenza del reato stesso.
Non possiamo accettare che nelle motivazioni di questa sentenza si affermi che il lungo tempo passato, più di 30 anni, renda oramai difficile pensare di potere arrivare alla Verità”.

La rinuncia dello Stato a essere Stato di diritto
Si adombra così “lo sciagurato concetto dell’improcedibilità introdotto dalla riforma Cartabia e la rinuncia dello Stato a essere uno Stato di diritto e di rendere Giustizia alle vittime di un reato. Passassero pure cento anni, Giustizia deve essere fatta e io, e spero di non essere solo, continuerò a combattere fino all’ultimo giorno della mia vita per avere Verità e Giustizia non soltanto verso chi ha materialmente compiuto la strage ma soprattutto nei confronti di chi ne è stato complice. “Quando verrò ucciso – diceva Paolo negli ultimi giorni della sua vita – sarà stata la mafia a uccidermi, ma saranno stati altri ad aver voluto la mia morte”.
“E questi ‘altri’ – precisa quindi Borsellino – non solo non hanno pagato per i loro delitti, ma godono oggi i frutti del colpo di Stato, realizzato grazie anche a queste stragi e al passaggio dalla prima alla seconda Repubblica”.
“Abbiamo pensato di impostare la manifestazione in Via D’Amelio attraverso un’installazione che utilizzerà le sagome a grandezza naturale dei protagonisti della strage, della trattativa e del successivo depistaggio, a partire dal furto dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, “scatola nera” della Strage, trafugata da uomini dello Stato, come abbiamo sempre sostenuto e come confermano, ma sono passati 31 anni, le motivazioni della sentenza BO + 2”.
“Vi chiedo però di essere in tanti a Via D’Amelio, e in particolare a tutti i Gruppi del Movimento delle Agende Rosse, di impegnarsi a venire con lo striscione del relativo gruppo – conclude il fondatore dell’Associazione – Siamo più di 50 gruppi in tutta Italia e, con i nostri striscioni e la nostra passione, con le nostre Agende Rosse levate in alto possiamo riempire Via D’Amelio. Intanto gli auguri a tutte e a tutti di buon 25 Aprile e sempre RESISTENZA, LIBERTÀ e AMORE”.
“Partiamo per tempo” dunque per quel viaggio della memoria e dell’ascolto dei vivi e dei morti, oggi più che mai indispensabile per tutti, cittadine e cittadini italiani.



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