Sfruttamento, lavoro in nero, caporalato: amara fotografia del lavoro in Italia

In pieno attacco mediatico contro il reddito di cittadinanza, i blitz dell’Ispettorato del lavoro mostrano la vera faccia del lavoro italiano. Cremaschi: “Ovunque arrivino i controlli il risultato è sempre lo stesso: sfruttamento e violazione di regole e diritti”.

Daniele Nalbone

“Voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare, giocarsela. I nostri nonni hanno fatto l’Italia sudando e spaccandosi la schiena, non prendendo soldi dallo Stato”. Ripartiamo da qui, dall’attacco di Matteo Renzi contro il reddito di cittadinanza. Stavolta, però, non parleremo di welfare (qui l’articolo “L’importanza del reddito di base spiegata a chi non vuol capire) ma delle condizioni di lavoro denunciate dall’Ispettorato del lavoro al termine di settimane di controlli in varie parti d’Italia.

È il caso di Milano dove nell’ambito del progetto di vigilanza ribattezzato “Alt Caporalato”, l’Ispettorato territoriale del lavoro ha effettuato dei blitz in diverse aziende della logistica. Ebbene, dai controlli che hanno interessato 18 imprese di varie dimensioni, nessuna delle aziende è risultata in regola. Nessuna. E parliamo di lavoro in nero o irregolarità nelle assunzioni, di turni non corrispondenti alle ore di paga. Il tutto senza considerare la possibilità che dalle prossime indagini “emergano casi di appalti illeciti”, come spiegato direttamente dall’Ispettorato in una nota.

Nella stessa giornata la task force coordinata dagli Ispettorati territoriali del lavoro di Prato e Pistoia ha diramato i risultati delle ispezioni, durate sei settimane tra maggio e giugno, che hanno interessato soprattutto il comune di Prato e in particolare 64 aziende manifatturiere. Risultato: nessuna delle aziende controllate è risultata in regola. Nessuna. Su 570 posizioni lavorative controllate sono state riscontrare irregolarità su 250 lavoratori: anche qui si va dal lavoro in nero a violazioni in materia di orario fino alla sicurezza, con l’emanazione di 32 provvedimenti di sospensione dell’attività di altrettante aziende per la presenza di 161 lavoratori “completamente in nero”. In questo caso il reato ipotizzato è addirittura di sfruttamento.

A Napoli la musica non è diversa. Sotto controllo, stavolta, il settore turistico dell’intera provincia, quello che tante volte è apparso sui giornali perché a corto di dipendenti estivi che preferiscono – secondo la narrazione dei datori di lavoro – il reddito di cittadinanza alla fatica quotidiana. I blitz nella zona del golfo partenopeo, “dove è molto forte, in questo periodo, la presenza di lavoratori stagionali” spiegano dall’Ispettorato, hanno portato al seguente risultato: delle 19 aziende controllate tra pub, ristoranti, bar ben 12 sono risultate irregolari per assunzione di manodopera in nero. E così sono state sospese altre sette attività imprenditoriali.

Torniamo al nord. Stavolta in quel di Venezia. Il blitz della task force degli Ispettorati di Venezia, Padova e Verona hanno controllato 57 imprese edili. Risultato: 28 sono risultate irregolari. I motivi sono diversi: si va dalle violazioni in materia di sicurezza del lavoro all’immancabile irregolarità nell’assunzione del personale. Dall’edilizia all’agricoltura, lo scenario è identico. Delle 13 imprese agricole controllate in diversi comuni della provincia – e qui andiamo dalla produzione di ortaggi e frutta alla potatura, dalla vendemmia alla raccolta del mais – nessuna è risultata in regola. In questo comparto, sottolineano dall’Ispettorato, il problema riguarda le cosiddette aziende “senza terra” da coltivare ma che prestano solo manodopera, tra le quali “c’è moltissima concorrenza per offrire servizi a bassissimo costo, abbattendo i costi” con l’aggravante, per i lavoratori, “che chi deve rinnovare il permesso di soggiorno”, essendo impiegati prevalentemente stranieri, “è costretto ad accettare condizioni di lavoro al di sotto dei limiti della legge”. Tradotto: vero e proprio sfruttamento.

Stessa situazione, parlando sempre di agricoltura, nel Polesine. Dai controlli dell’Ispettorato del lavoro di Rovigo – durati tre settimane – sia sui fondi agricoli coltivati che negli stabilimenti dove vengono effettuate cernita, preparazione e confezionamento dei prodotti, sono state riscontrate numerose irregolarità. Nelle 24 imprese controllate (le indagini sono ancora in corso) sono stati riscontrati diversi casi di lavoro in nero.

Potremmo continuare a lungo, parlando dei dipendenti a rischio in termini di sicurezza nei cantieri edili di Pesaro e Urbino, dei lavoratori irregolari nelle ditte di facchinaggio di Salerno, dei dipendenti mai contrattualizzati nelle imprese turistiche di Ascoli Piceno.

Preferiamo lasciare parola a Giorgio Cremaschi: “Quando sentite un padrone o un politico lamentarsi che non si trovano operai e che è tutta colpa del reddito di cittadinanza, ecco ricordatevi questo dato: il cento per cento delle aziende della logistica ispezionate a Milano non è in regola.  Se l’Ispettorato del lavoro avesse organici e mezzi e ci fosse vera volontà politica di aggredire la devastante illegalità padronale, il sistema produttivo ne sarebbe, finalmente, sconvolto e risanato. Perché ovunque arrivino i controlli il risultato è sempre lo stesso: sfruttamento e violazione di regole e diritti. La dilagante e diffusa criminalità imprenditoriale non solo opprime le lavoratrici ed i lavoratori, ma colpisce i diritti e le libertà di tutti noi”.



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