Quei rapporti fra Marine Le Pen e Vladimir Putin

I legami fra la leader di Rassemblement National, che domenica sfiderà Macron al ballottaggio, e il presidente russo sono di lunga data, e sono di natura sia ideologica sia economica.

Simone Martuscelli

Dopo il secondo posto al primo turno delle Presidenziali, che le è valso l’accesso al ballottaggio con Emmanuel Macron, Marine Le Pen è di nuovo al centro del dibattito politico francese. La leader del Rassemblement National ha basato la sua campagna elettorale sulla cosiddetta “dédiabolisation”: il tentativo di apparire più presentabile, parlando meno di immigrazione e più di temi economici cari al Paese, ponendo l’accento sulla sua storia personale e sfruttando la presenza di Éric Zemmour per sembrare più moderata.

Tuttavia, uno dei temi su cui il suo passato rischia di riemergere in maniera incontestabile, gettando discredito sulla sua figura, sono i rapporti con la Russia di Vladimir Putin. Sebbene abbia condannato l’invasione russa dell’Ucraina, anche nelle ultime settimane Le Pen si è esposta a dichiarazioni controverse. Il 21 marzo scorso aveva affermato di non provare “alcuna ammirazione particolare” per Volodimyr Zelenskyj, annunciando di non voler essere presente al suo intervento al Parlamento francese; salvo poi ritrattare a causa delle polemiche. Inoltre, il 31 marzo ha dichiarato a France 2 che una volta finito il conflitto la Russia “potrà ovviamente tornare un alleato dell’Occidente contro il fondamentalismo islamico”.

Altri membri del suo partito sono stati ancora più diretti. Come l’eurodeputato Thierry Mariani, copresidente dell’associazione “Dialogue franco-russe” e storico sostenitore del Cremlino, tanto da aver incontrato nel 2019 lo stesso Putin in Crimea. Il 19 marzo Mariani aveva parlato del bombardamento del teatro di Mariupol come di “un’operazione di intossicazione”, additandola come una fake news, dopodiché aveva deciso di limitare le sue uscite pubbliche per “non mettere in difficoltà” Marine Le Pen.

In ogni caso, la leader del RN non sembra aver intenzione di ritrattare sulle posizioni da lei espresse negli anni passati, ancora più discutibili. Nel 2011, appena giunta alla guida del partito, in un’intervista al quotidiano russo Kommersant Le Pen aveva dichiarato di voler sviluppare legami con Mosca, piuttosto che con Washington, in virtù di “interessi strategici e di civiltà comuni”. Ammettendo anche “una forma di ammirazione” per Vladimir Putin. Nel 2013 Le Pen organizza il suo primo viaggio all’estero proprio in Russia e in Crimea, dove viene ricevuta tra gli altri da Sergej Naryškin, allora presidente della Duma e oggi direttore del SVR, il servizio di intelligence internazionale russo.

Ma è il 2014 l’anno decisivo per il consolidarsi dei legami tra il partito di Le Pen e il Cremlino. Nel febbraio di quell’anno scoppia la prima crisi tra Russia e Ucraina, che porta all’annessione della Crimea da parte della Russia. Aymeric Chauprade, consigliere internazionale di Le Pen, viene invitato da ONG pro-russa come osservatore esterno del referendum del 16 marzo, i cui risultati vengono definiti dalla leader del partito “incontestabili”. In questo periodo si intensifica anche il supporto del RN alla Russia nelle sedi istituzionali: secondo Nicolas Lebourg di Mediapart, gli eurodeputati dell’estrema destra francese hanno votato per il 93% contro le risoluzioni che entravano in conflitto con gli interessi di Mosca.

Un sostegno che ha soprattutto ragioni di natura economica. Nel 2014, infatti, dalla Russia arrivano due importanti finanziamenti alle attività dell’allora Front National: un prestito di 2 milioni al micropartito di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, siglato due settimane dopo il referendum in Crimea; e soprattutto un prestito di 9 milioni direttamente al Front National proveniente dalla First Czech Russian Bank, concesso in settembre. La leadership del partito si giustifica chiamando in causa l’indisponibilità delle altre banche europee a fornire prestiti allo schieramento di estrema destra, e Le Pen afferma che non è il finanziamento ad influenzare la propria linea politica: “Siamo già da tempo su questa linea [pro-russa]”.

Per la campagna elettorale del 2017, il sostegno della Russia torna ad intensificarsi. Nel giugno 2016 Le Pen firma un progetto di finanziamento da tre milioni per le spese di campagna, che però non si concretizzerà. Nel gennaio 2017, in un’intervista a Izvestija, afferma inoltre che l’annessione russa della Crimea “non è stata illegale” e che la regione “non è mai stata ucraina”. A marzo, viene ricevuta ufficialmente da Putin a Mosca, dove condanna le sanzioni occidentali alla Russia e afferma di “condividere il punto di vista della Russia sull’Ucraina”.

Il recente scoppio del conflitto in Ucraina non ha impedito al Rassemblement National di inserire, in un volantino per la campagna elettorale di quest’anno stampato in più di 1,2 milioni di copie, una foto risalente proprio a quell’incontro tra Marine Le Pen e Vladimir Putin, per sottolineare “la statura internazionale” della leader dell’estrema destra. Una volta notato l’errore, tutte le copie non ancora distribuite del volantino incriminato sono state mandate al macero. Ma un legame così stretto non si dimentica con un tritacarte.

CREDIT FOTO: EPA/MICHAEL KLIMENTYEV/SPUTNIK/KREMLIN



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Simone Martuscelli

Il 12 e 19 giugno gli elettori francesi saranno chiamati al voto per le Legislative per eleggere i 577 deputati dell'Assemblea Nazionale.

Per la sinistra francese c’è il bisogno di superare quelle frammentazioni che l’hanno esclusa dal ballottaggio tra Macron e Le Pen.

Oltre all’astensionismo degli elettori di sinistra, a preoccupare Macron è l’entusiasmo ritrovato dei sostenitori di Marine Le Pen, che sentono la possibilità di riaprire un’elezione finora mai in discussione.

Altri articoli di Politica

L’Italia della Seconda Repubblica da tempo non è più quella del voto per ideologia e appartenenza politica.

I partiti di centrosinistra hanno compensato la dissoluzione della loro base sociale con la solida vita nei governi locali e anche nazionale.

La classe dirigente uscente, nonostante abbia dato dimostrazione di grandi fallimenti, è stata riconfermata dagli elettori siciliani.