Le super gaffe di super Mario. Quali sottintesi?

Dalla politica estera alla politica interna da qualche settimana il presidente del Consiglio sta inaspettatamente infilando gaffe su gaffe. Inesperienza, distrazione o altro?

Michele Martelli

Prescindendo per ora dal nuovo Dpcm sulle aperture, che richiede un’analisi a parte, soffermiamoci sul Super-Mario atlantista neoliberista europeista vaccinista, che da qualche settimana sta inaspettatamente infilando gaffe su gaffe. Data l’autorevolezza del personaggio, le sue gaffe si elevano immancabilmente a Super-gaffe. Sarà per «goffaggine, inesperienza o semplice distrazione», – vedi la Treccani alla voce «gaffe», – o per qualche altro motivo sconosciuto e non incluso nei dizionari? Anche se ha con la parola gaffe una forte somiglianza sonora, acustica, la goffaggine nel nostro caso è da escludere, considerata la seria ed elegante compostezza e il consapevole e algido autocontrollo di Draghi. Sarà allora per inesperienza o distrazione? o per altro? Per tentare di scoprirlo, non resta che riflettere caso per caso.

Cominciamo dalla politica estera. Nel suo primo e unico viaggio all’estero, in Libia, in qualità di Presidente del Consiglio, Draghi ha elogiato i «salvataggi in mare» effettuati dal governo libico. Inesperienza o distrazione? No. Draghi non vive sulla luna, e non è un marziano atterrato per caso nel cortile di Palazzo Chigi. Da molti servizi speciali su stampa e tv, tutti sappiamo, e lo sa anche Draghi, che non si tratta di «salvataggi», ma di cattura dei migranti sfuggiti alle guardie costiere, e quindi poi detenuti in veri e propri lager tra stupri, torture, e sevizie d’ogni genere. Ma allora perché quell’elogio? Non per inesperienza o distrazione, bensì, – ma è il segreto di Pulcinella, – per precise ragioni economiche, neocoloniali. La vendita di armi e le risorse naturali libiche sono troppo importanti per la Grande industria italiana. «Tripoli val bene una messa!».

In una conferenza stampa, Draghi ha definito Erdogan «un dittatore», aggiungendo: «ma ne abbiamo bisogno». Ѐ difficile dire se sia più grave la gaffe («Erdogan dittatore»), che ha provocato quasi la rottura diplomatica con la Turchia e minacce di ritorsioni nei rapporti con l’Italia, oppure la cinica ammissione («ma ne abbiamo bisogno»). In primo luogo, come ha chiarito Letta in tv, Erdogan è «tecnicamente un autocrate, non un dittatore, perché eletto dal popolo»: se questo è vero, Draghi si è rivelato, absit iniuria verbis, un improvvisatore, poco addentro alla scienza politica. In secondo luogo, perché l’aggiunta «ma ne abbiamo bisogno», così stridente con la definizione di cui sopra? Ovvio: perché Erdogan, come noto, trattiene con la forza sul confine turco un’enorme massa di migranti, pagato dall’Ue con una pioggia di miliardi. Ecco il Draghi europeista, difensore dell’Ue dall’«invasione» di chi fugge dalla fame e dalle guerre da noi stessi provocate!

In occasione dell’apposita seduta del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, Draghi ha dato ordine ai nostri rappresentanti di votare contro lo stop all’embargo decretato dagli Usa contro Cuba (da ben 61 anni) e altri paesi (Venezuela, Siria e Iran), strangolando economicamente quei paesi, già devastati dal Covid. E che cos’è l’embargo se non l’altra faccia, «più pulita», della guerra armata? Decisione cinica e ingrata, che la sindaca di Crema, in un’energica lettera aperta a Draghi, che non mi risulta abbia ricevuto risposta scritta, ha definito «una grave violazione dei codici di civiltà decisivi, come la riconoscenza, la lealtà, la memoria, la solidarietà». Nel marzo 2020, nei giorni più bui della pandemia, erano infatti giunti nella città lombarda 52 medici cubani, per lottare al nostro fianco contro il Covid. Nel suo discorso di insediamento, Draghi si è definito atlantista. Chi è l’atlantista? Chi in Italia e in Europa si allinea agli interessi imperiali degli Usa?

E passiamo alla politica interna. Due le gaffe, o come altrimenti si voglia chiamarle, di Draghi, che qui intendo porre in evidenza. La prima: il Dpcm, relativo al sostegno, purtroppo colpevolmente tardivo e parziale, dei settori e dei lavoratori più colpiti dalla pandemia, Draghi lo ha usato anche per fini allotri: il «condono» delle cartelle esattoriali dal 2000 al 2010 non pagate dagli evasori. Inesperienza, distrazione? No, qui fa capolino, facile intuirlo, l’antico credo neoliberista del Draghi banchiere, incentrato sul dogma «meno Stato, meno tasse, meno leggi, più mercato e più profitti» (anche illeciti?). Un segnale alle imprese? Resta il paradosso: il «condono» legiferato dall’ex presidente Bankitalia e Bce è stato bocciato da Bankitalia e Corte dei Conti. Domanda d’obbligo, anche se impertinente e irriguardosa: ma di che cosa è competente il super-competente premier Draghi?

La seconda presunta gaffe ha avuto per oggetto gli «psicologi», additati dal premier come «i furbetti del vaccino», per essere stati vaccinati saltando la fila: «Assurdo vaccinare uno psicologo di 35 anni. Priorità agli anziani», ha ammonito Draghi, ignorando che: 1) gli psicologi fanno parte per legge del personale sanitario; 2) nel suo primo Decreto Covid è stato lo stesso premier a imporre come obbligatoria la loro vaccinazione. Comprensibile la reazione della categoria: «Forse è il caso che il governo informi sé stesso», ha ironizzato David Lazzari, Presidente del Cnop (Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi). Il Draghi vaccinista non sa quello che firma il Draghi premier? Dimenticanza, inesperienza, distrazione, improvvisazione? No. Il plausibile sospetto è che Draghi abbia voluto scientemente indicare un capro espiatorio per giustificare il parziale fallimento della campagna di vaccinazione. Un colpo maldestro, che gli si è ritorto contro.



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