Perché Lega, Iv e FdI votano contro le famiglie indigenti?

Il definitivo venire allo scoperto dell’incanaglimento nelle tavole valoriali che raccolgono i principi-guida della politica nazionale.

Pierfranco Pellizzetti

Il fatto più carico di significati della politica italiana –  avvenuto venerdì 3 dicembre – è che “Lega, Forza Italia e renziani sono stati inamovibili e hanno bloccato il premier sulla sua proposta di un contributo di solidarietà, per un anno, ottenuto congelando il taglio delle tasse sui redditi oltre i 75mila euro, per abbassare le bollette alle famiglie più in difficoltà”.

Per cui, se ci riferiamo ad aspetti degni di menzione, questi non sono certo l’ennesima conferma che la pattuglia di guastatori guidati da Matteo Renzi ricerca benemerenze e ingaggi nell’area del privilegio (in perfetta sintonia con l’arrampicatore sociale Roberto Cingolani) o la comprovata insignificanza nell’attuale compagine di Restaurazione Nazionale (grazie, presidente Mattarella!) del PD e dei Cinquestelle. Nel curioso oblio, in questo secondo caso, di quali sarebbero gli effettivi rapporti di forza numerici nel governo, a tutto vantaggio della componente giallo-rosa; incerta su tutto, a partire dall’ipotesi grottesca della candidatura berlusconiana al Quirinale: i possibilismi titubanti di Conte e Letta, che la riducono a una questione di fattibilità, o il parlare d’altro del ministro per caso Andrea Orlando, che s’illude di fare il fenomeno scagliando in tribuna la palla di un femminismo d’accatto (“un presidente donna”: Cartabia? Cancellieri?).

Nulla di questo deprimente folklore suona a novità. Quanto interessa sottolineare al vostro blogger è –semmai – il definitivo venire allo scoperto dell’incanaglimento nelle tavole valoriali che raccolgono i principi-guida della politica nazionale; di un Paese che continua a proclamarsi cattolico. Con le parole del Vangelo: “beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli” (Matteo 5,3). Ossia l’assunto un tempo dato per scontato, a livello di pre-requisito condiviso, della politica come redenzione degli ultimi. I quali “diventeranno i primi” (Matteo 20. 1-16) grazie a politiche distributive/inclusive di stampo welfariano.

Assunto oggi soppiantato dal principio opposto, sintetizzato nella formula “difendere i diritti naturali dei miliardari”.

A dimostrazione che l’effetto colonizzativo delle mentalità nel mezzo secolo di egemonia liberistica ha portato a termine la propria opera. Per cui Matteo Renzi, icona antropologica del cinico e spregiudicato politico in carriera, può deridere i precari definendoli “sfigati”; così come il socialista François Hollande disprezzava i meno abbienti come “sdentati”. Effetti di un’americanizzazione della cultura politica che sostituisce al ribasso la solidarietà (per certi versi lascito del primo cristianesimo) con la proprietà, al centro della prospettiva calvinista versione puritana. L’odio/paura verso i poveracci che potrebbero rivelarsi “ceto pericoloso” qualora imparassero a ribellarsi.

Ma l’altro aspetto singolare in questo drastico cambio di coordinate nei paradigmi politici dominanti, è l’ormai palese arruolamento della Destra nella messa a punto di un messaggio ideologico e relative pratiche, che spazzino via non solo ogni politica egualitaria, ma anche accantonino importanti segni distintivi della sua stessa identità.

La palese mercificabilità di questo personale politico da parte di un capitalismo che propugna quanto dovrebbe risultare indigeribile a stomaci destrorsi. Già lo si vide quando Berlusconi acquistò in blocco Gianfranco Fini e tutta la Destra Nazionale, che in cambio della legittimazione accettarono ogni compromesso; a partire dall’americanismo consumista alla brianzola del nuovo padrone. La costruzione anche nella marca di confine italiana di quel blocco sociale alla base dei successi reaganiani, che metteva insieme vertici abbienti con moltitudini impaurite; pronte a trasformarsi nelle masse di manovra al servizio di interessi plutocratici. Un asservimento in cambio di vantaggi materiali palesato dal ruolo assunto tanto da Giorgia Meloni come da Matteo Salvini in un negazionismo ondivago della pandemia da Covid e la relativa opposizione a ogni scelta restrittiva finalizzata a ridurre il contagio; funzionale alla promozione degli interessi padronali di dare priorità alla produzione rispetto alla salute.

L’apparente incomprensibile mobilitazione contro quanti segnalano il rischio incombente del cambiamento climatico, a tutto vantaggio della cecità di interessi economici che osteggiano qualsivoglia obiettivo di riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di Co2 come minaccia per la crescita economica, il sistema del libero mercato, uno stile di vita. Quanto un tempo i fascisti demonizzavano come congiura delle cricche pluto-demo-masso-giudaiche. E che ora sono sostenute dai mazzieri destrorsi nel loro attacco alla natura. Quegli stessi che come la Meloni – iscritta a 15 anni al Fronte della Gioventù neofascista – coltivavano mitologie ecologiste evoliane nei Campi Hobbit: il ritorno alla natura nel rifiuto della corruzione capitalista.

 

(immagine di Edoardo Baraldi)



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