Legge Zan e Chiesa omofoba

Maria Mantello

Orlando Merenda, che si è tolto la vita a 18 anni lanciandosi sotto un treno tra la stazione di Torino Lingotto e quella di Moncalieri, è stato ucciso dall’omofobia. Sui social aveva scritto: «il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta».

Ma per la legge italiana i bulli omofobi che lo perseguitavano non possono essere incriminati esplicitamente per omofobia, perché il Ddl Zan non è stato ancora approvato. E questo vale anche per crimini indotti da misoginia e abilismo.

Questa è la questione! Tutto il resto è ipocrisia, ignoranza, oscurantismo.

Un cerchio asfissiante a cui non si è sottratta la Chiesa vaticana. Scendendo in campo per piegare il Ddl Zan al suo sistema dottrinario, anche con l’ormai famosa nota diplomatica «particolarmente – come recita il testo – nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere”».

Criminalizzazioni, che preoccupano la sede santa, in quanto «avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario».

Ma poiché nel Ddl Zan non è certo in gioco la libertà di espressione, ma la lotta a misoginia, omofobia e abilismo, la preoccupazione vaticana reale è che non venga messo in discussione il suo non certo aperto sistema dottrinario in materia.

«Ci sono espressioni – continua la nota diplomatica – della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina».

Altro che intervento delicato e propositivo! Come tanti si sperticano a voler far credere, siamo all’antico vizio della verità eterna e immutabile di un potere clericale la cui verità è nella tautologia della rivelazione divina!

Insomma la pretesa superiorità della legge ecclesiastica, assertiva di regole e principi al di sopra di tutto e di tutti. Che per giunta la chiesa vaticana dà per scontato che siano nella «prospettiva» concordataria per l’affermazione della sua «piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione».

Su questi presupposti, eccola allora chiedere di «trovare una diversa modulazione del testo normativo», diventando così addirittura una sorta di soggetto paritetico parlamentare per la stessa definizione del Ddl Zan.

Orlando Merenda suicidatosi in questa fine di giugno, vittima del crimine di omofobia scriveva «il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta». Già per vomitare impunemente il loro veleno omofobo.

Forse la chiesa dell’era Bergoglio dovrebbe preoccuparsi della sua responsabilità nell’alimentare pregiudizi e omofobia con un catechismo che, ad esempio, all’articolo 2357, bolla «le relazioni omosessuali come gravi depravazioni», definisce gli atti di omosessualità come «intrinsecamente disordinati», non «frutto di una vera complementarità» affettiva e sessuale e che «in nessun caso possono essere approvati». E, come se già non bastasse, pretende rassegnata sopportazione, chiamando all’articolo 2358 «a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».

Ma quel Gesù a cui la chiesa fa riferimento, non diceva che la croce i cristiani la dovevano assumere su di sé e non invece inchiodarci gli altri?



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