Lesbo: una storia d’attesa | Podcast di Velania A. Mesay

Questa è la storia di Mustafa, giovane ragazzo di venti anni. Attraverso il suo racconto, riviviamo il dramma di Lesbo, isola simbolo del fenomeno migratorio e delle politiche di accoglienza.

Velania A. Mesay

Attraverso gli occhi di Mustafa, giovane ragazzo afghano, ripercorriamo la storia di Lesbo a partire dal suo arrivo nell’isola e la sua permanenza in quello che era il più grande hotspot d’Europa: Moria. La sua testimonianza ci conduce nel luogo in cui hanno transitato decine di migliaia di migranti, ricordato da chi ci ha soggiornato come l’inferno.
Un approfondimento in tre puntate con repertori registrati dal vivo su una delle isole simbolo del fenomeno migratorio e sulle nuove politiche d’accoglienza.
Mustafa ci narra di come sia vissuta l’attesa, la disperazione e la speranza. È uno dei tanti volti dell’isola, uno dei tanti sguardi segnati dal conflitto da cui è fuggito, uno dei tanti giovanissimi di cui sarà composta la futura generazione europea, la nuova Europa, che da quell’isola dell’Egeo sembra così vicina, ma così lontana.

PUNTATA 1 | L’ARRIVO
Un ragazzo afghano di vent’anni, la notte della Vigilia di Natale, viene trasportato dai trafficanti fino alla costa turca, dove sale con altri migranti su un gommone. Deve raggiungere una delle porte dell’Europa: l’isola di Lesbo. Una volta arrivato, dopo l’iter per la registrazione della sua persona, viene accompagnato al campo profughi di Moria. Qui non gli viene assegnato nessun posto per dormire, se la deve cavare da solo.
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PUNTATA 2 | L’INCENDIO
L’epidemia da Covid-19 raggiunge anche il campo profughi più affollato d’Europa. Le autorità non riescono a gestire la situazione. I loro abusi, per molti, sono tra le cause che portano allo scoppio dell’incendio che distrugge completamente Moria. All’indomani di questo evento più di 12mila persone rimangono sfollate nell’isola, seguono proteste e ribellioni duramente represse dalla polizia. Tutti sperano di essere ricollocati su terraferma o di raggiungere altre destinazioni europee, ma per molti di loro così non sarà.
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PUNTATA 3 | MORIA 2.0
Mentre i migranti dormono sul ciglio della strada sperando che la distruzione di Moria equivalga a poter lasciare l’isola, a pochi passi da loro il governo greco costruisce un nuovo campo in pochi giorni. È il campo di Mavrovouni. I profughi provano a ribellarsi, si rifiutano di farvi ingresso ma dopo poche ore il governo greco emana il suo ricatto: chi non entrerà nel nuovo campo non potrà proseguire con la sua richiesta d’asilo. Il campo verrà successivamente rinominato “Moria 2.0” date le inumane condizioni di vita che offre.
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