“L’intoccabile Lamorgese e le politiche autoritarie del Viminale”. Intervista a Tomaso Montanari

Tomaso Montanari analizza la gestione delle piazze del Viminale e la repressione contro chi dissente, chi porta cibo ai bisognosi, chi si mobilita per i diritti. Prossimo passo (nel baratro): “Vedere Giorgia Meloni ricevere un incarico di governo al Quirinale e giurare sulla Costituzione antifascista”.

Daniele Nalbone

L’assalto neofascista alla Cgil. Allora si parlò di “infiltrati” tra i novax. “Infiltrati” che però parlarono da un palco e annunciarono la “marcia sulla Cgil” a favore di telecamere. Le manganellate agli studenti. Anche qui, colpa di “infiltrati”. E ancora: l’identificazione da parte delle forze dell’ordine dei volontari che alla stazione Termini di Roma erano intenti a distribuire pasti ai senzatetto, evoluzione su terraferma – come l’ha definita Erri De Luca – della criminalizzazione della solidarietà vista in mare. A unire i fili, una figura. Una ministra. Luciana Lamorgese, nome che si è inserito perfettamente nel solco di Marco Minniti e Matteo Salvini. Solo Domani, tra i quotidiani, ha avuto il coraggio di mettere in prima pagina il volto della titolare del Viminale e di denunciare – con un ampio articolo di Nello Trocchia – il fallimento di Lamorgese: “Sbaglia tutto, ma resta salda al Viminale”.

“Lamorgese è l’elemento di continuità, di fatto, della linea ormai assunta dal Ministero degli Interni anche in questo governo che è fintamente tecnico, ma invece politicissimo, mosso da chiare scelte sotto ogni punto di vista” denuncia a MicroMega Tomaso Montanari, rettore dell’Università degli Stranieri di Siena, al quale abbiamo chiesto di analizzare proprio l’intoccabilità che sembra aleggiare intorno alla responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza del Paese.

Attenzione, però, a puntare il dito solo su di lei: “C’è un vizio che trascende Lamorgese e parla della continuità oggettiva, culturale in cui stiamo vivendo e che il governo Conte 2 si è ben guardato dal cambiare. Lo specchio di questa continuità è nei decreti sicurezza voluti da Salvini, firmati da Conte e non toccati dal Partito Democratico e che contengono norme liberticide e anticostituzionali soprattutto dal punto di vista dell’ordine pubblico. Lamorgese è la continuità: le navi delle ong continuano a essere fermate nei porti anche se senza quella strumentalizzazione grottesca propria di Salvini, ma le cose sono rimaste le stesse. Una continuità de iure e de facto dell’autoritarismo con cui ormai il Viminale governa questo Paese”.

Come giudica le scuse di volta in volta cercate dal Viminale per giustificare l’uso o il non uso della forza? Dopo l’assalto alla Cgil giustificò con la presenza di infiltrati il ritardo con cui le forze dell’ordine intervennero per fermare l’attacco alla sede nazionale del sindacato guidato da esponenti di Forza Nuova. Dopo le manganellate agli studenti, ha parlato nuovamente di infiltrati, stavolta però per giustificare il duro intervento.
Sono ovviamente scuse inaccettabili per tante ragioni, in primis perché tardive, arrivate solo dopo le polemiche scaturite, dopo silenzio prima e sollecitazioni poi. Sono scuse costruite a posteriori ma che pongono domande, anziché dare risposte. Sono vere? Significa che sono stati incapaci a gestire le piazze. Sono inventate? Significa che ci stanno prendendo in giro. La sensazione è che preferiscano passare da incapaci pur di non essere accusati di essere eversori di diritti costituzionali. Se anche la violenza fosse poi dovuta all’incapacità di isolare i momenti violenti, beh, sarebbe un’aggravante, una vera e propria dichiarazione di fallimento.

A Roma, alla stazione Termini, invece, abbiamo assistito a qualcosa che ha dell’assurdo: nella serata di giovedì 3 febbraio i volontari della Casa Famiglia Ludovico Pavoni sono stati identificati e allontanati dalle forze dell’ordine mentre stavano distribuendo pasti caldi ai senzatetto.
Nessuna sorpresa: simili atti sono tipici dei decreti sicurezza. Decreti che criminalizzano chi aiuta. Sono ormai anni che si costruiscono prima leggi e poi procedimenti penali con l’obiettivo di trasformare la solidarietà in reato. La cosa che preoccupa è il mutamento del costume in corso, un mutamento lento e continuo: leggi come quelle sulla sicurezza voluti da Salvini, firmati da Conte e lasciati lì dal Pd sedimentano nell’ordinamento e nella mentalità. Ci abbiamo messo anni per liberarci – e ancora non ci siamo riusciti del tutto – del Codice Rocco di fascista memoria. Dai tempi della Costituente si è cercato di normare il diritto di resistere alle decisioni dei poteri pubblici che violano i principi costituzionali. La risposta, all’epoca, fu che potevamo stare tranquilli, che sulla Costituzione avrebbe vigilato la Consulta. Ma non tutte le leggi arrivano alla Corte. Davanti a leggi incostituzionali resta solo la disobbedienza civile, che però sempre più spesso viene pagata a caro prezzo.

Veniamo alla politica. Ricordo che dopo l’assalto alla Cgil si parlava di imminente scioglimento delle forze neofasciste. Pochi mesi dopo si parla di un ormai ex leader di CasaPound, organizzazione dichiaratamente neofascista, prossimo a entrare in Fratelli d’Italia. Un partito che ha nel suo simbolo la Fiamma Tricolore e i cui esponenti hanno giurato sulla Costituzione antifascista.
Un presidente della Repubblica non potrebbe mai dare un incarico di governo a Giorgia Meloni, guida di un partito pesantemente compromesso con il fascismo, senza violare la Costituzione. Non serve ora ripercorre tutti i fatti che dimostrano in maniera concreta quanto Fratelli d’Italia sia ancora oggi un partito legato al fascismo: recentemente ho presentato il libro di Paolo Berizzi, È gradita la camicia nera, un libro che parla di Verona come luogo di sperimentazione di un “fascismo di governo” e che vede Fratelli d’Italia, e la Lega, stringere vere e proprie alleanze con forze che dovrebbero essere anticostituzionali. Ebbene, ho presentato quel libro guardato a vista dalla scorta di Berizzi, unico giornalista in Europa a vivere sotto la protezione dello Stato per minacce da parte di gruppi neofascisti e neonazisti. Ecco, in Italia abbiamo anche questo triste primato. Che sulla Costituzione italiana possa giurare Giorgia Meloni è un vulnus che non deve ripetersi, visto che la leader di Fdi è già stata ministro della Repubblica grazie a Silvio Berlusconi che si vantò pubblicamente di aver “costituzionalizzato i fascisti”.

Che rischi vede?
La Grecia dei tempi di Alba Dorata non è così lontana. Lì furono addirittura dei deputati a macchiarsi di omicidi. Così come non è lontana l’Ungheria di Viktor Orbán, stretto alleato proprio di Giorgia Meloni a livello europeo.

Chiudo il cerchio: si sente tutelato da Luciana Lamorgese come cittadino?
Come possiamo sentirci tutelati vedendo i nostri studenti massacrati di botte perché protestavano contro quella cosa intollerabile che è l’alternanza scuola-lavoro? Questo governo, di cui Lamorgese è parte fondamentale, non è stato in grado di sciogliere le forze politiche neofasciste perché paralizzato politicamente, prigioniero di Matteo Salvini, di quella Lega che con l’estrema destra ha stretto accordi politici alla luce del sole e che nelle sue fila, così come Fdi, ha esponenti di quell’area politica.

(credit foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

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