L’opera di Rosa Liksom fra intimità e politica

Intervista a Rosa Liksom, autrice finlandese tradotta in 17 lingue. In Italia con Iperborea ha pubblicato “Scompartimento n. 6” – da cui Juho Kuosmanen ha tratto l’omonimo film vincitore del Gran Premio della Giura al Festival di Cannes –, “La moglie del colonnello” (2020) e “Al di là del fiume” (2023).

Roberto Rosano

Dottoressa Liksom, Lei di chi è figlia?
Sono figlia della Lapponia. Sono nata al circolo polare artico, in un piccolo villaggio in mezzo alla foresta e nei pressi di un lago. In casa avevamo un paio di mucche, qualche pecora e delle renne. Abbiamo vissuto in una specie di autarchia, avevamo di tutto. Anche i miei genitori sono nati in Lapponia, così come i miei antenati. Da piccola, giocavo con gli altri bambini del villaggio per lo più all’aperto. Passavamo agilmente dai  -30 gradi invernali ai + 30 estivi. In inverno era molto buio per diversi mesi, in estate il sole non tramontava affatto, perciò sono cresciuta vicino alla natura e, per questo, amo tanto parlarne nei miei romanzi. Oggi lavoro anche in Lapponia, in un cottage ereditato dai miei nonni. Si trova nel villaggio dove sono nata. Ma le temperature invernali sono totalmente diverse a causa del cambiamento climatico. Durante l’inverno abbiamo per lo più -10 gradi e durante l’estate +20.
Quando si è resa conto di avere un talento per la scrittura?
Avevo vent’anni quando scrissi i miei primi racconti. Un mio amico ha letto le mie storie e le ha pubblicate nel 1978. Da allora scrivo. La mia prima raccolta di racconti è stata pubblicata nel 1985.
Quali sono gli autori che l’hanno influenzata maggiormente?
Quando ero giovane, leggevo soltanto saggi, non romanzi: è come se volessi rimanere concentrata sulla realtà, sulla vita. Viaggiavo per l’Europa e l’Unione Sovietica e accumulavo esperienze, storie. Più tardi ho fatto vari studi umanistici, tra i quali l’antropologia, ma trascuravo e ignoravo la letteratura. Perciò, non ho iniziato a leggere romanzi fino all’età di 35 anni.
E quando ha iniziato a leggere romanzi, da quali penne è stata catturata?
Quelle di Nikolai Gogol, Mikhail Lermontov, Cormac McCarthy, Herta Muller e Agota Kristoff.
Quali sono le sue abitudini di scrittura?
Mi sveglio alle 6 del mattino, apro il computer e inizio a modificare i miei scritti del giorno precedente. Così è più facile passare alla scrittura di un nuovo testo. Più tardi, bevo caffè e, ancora più tardi, mi vesto. Essendo anche un’artista visiva, di solito mi sposto verso mezzogiorno nel mio studio, che dista mezzo chilometro a piedi. Trascorro la giornata in questo mio studio, dove faccio anche ricerche per i miei romanzi. Qui amo anche schiacciare un pisolino, ascoltare musica e audiolibri. Nel pomeriggio faccio una lunga passeggiata in riva al mare prima di fare ritorno a casa. Non lavoro la sera. Spesso trascorro i fine settimana nella foresta con i miei amici. Ogni tanto dormiamo anche in tenda, d’inverno! In estate, invece, vivo con la mia famiglia su una barca a vela e navighiamo lungo il Baltico.
Di cosa ha bisogno per scrivere una storia? Un’immagine, un’idea, un ricordo …
Parto sempre da un’idea, poi faccio anni di ricerca e solo dopo inizio a scrivere. Faccio ogni libro lentamente e con attenzione. L’editing è una parte fondamentale della scrittura.
Che idea si è fatta del suo Paese, la Finlandia?
Se mi concentro sulla natura, dico che è una gran fortuna vivere qui. Qui abbiamo un sacco di spazio e poche persone. È meraviglioso! D’altra parte viviamo nell’oscurità, quindi le persone sono piuttosto introverse. Un paese abbastanza noioso, ma sicuro. Vivere in Finlandia è come vivere in una bolla, in cui tutto sembra calmo, fermo, oggi c’è anche una certa tendenza conservatrice. La Finlandia è adatta per dormire, meditare e praticare yoga. Se invece ci atteniamo alla società finlandese, allora devo dire che la situazione è molto simile a quella dell’intera Europa e degli Stati Uniti. L’influenza dell’estrema destra è in crescita, l’abbiamo già al governo! Lo stato sociale è in fase di smantellamento.
Quale direzione sta predendo la Finlandia?
La direzione è quella del modello neoliberista, ognuno deve saper fare da solo. La mancanza di empatia, il razzismo e la massiccia ascesa del militarismo caratterizzano coloro che sono al potere. La Finlandia è sulla strada di un pensiero manicheo, binario, a due tinte, il bianco e il nero. C’è una profonda spaccatura nella società. Ciò avviene a tutti i livelli, sia nell’economia che nel mondo dei valori. Ricchi-poveri, vincitori-perdenti, liberali-conservatori, militaristi-pacifisti ecc. Purtroppo, spesso sento che questo Paese non è più il mio Paese! Il cambiamento degli ultimi anni è stato enorme. In parole povere, gran parte dei finlandesi è cambiato da un giorno all’altro, da costruttori di pace a militari, da sostenitori dell’uguaglianza a razzisti e persino omofobi. Questo accade perché la gente si è impaurita e la paura si è diffusa ovunque.  Così ancora una volta, la propaganda ha preso piede. Questo penso di aver capito sul mio Paese.
Ma è davvero possibile capire fino in fondo il proprio Paese?^
Credo di conoscere bene il mio Paese e i suoi abitanti, perché viaggio molto in treno per presentare i miei libri e fare mostre d’arte. Durante questi viaggi, incontro molte persone. Conosco anche bene la storia finlandese e questo mi aiuta a capire anche l’oggi. La Finlandia è un Paese piccolo, ma immaginiamo che sia molto più influente di quanto non sia in realtà. È un problema di tutti i piccoli Paesi.
Ma quali sono i vostri punti di forza?
Forse proprio il fatto di trovarci  accanto a Svezia e Russia. Questo non vogliamo capirlo, vogliamo dimenticare la nostra storia comune, sia orientale che occidentale. È sbagliato. Personalmente sono favorevole sia alla cooperazione nordica sia alle buone relazioni con il popolo russo e con tutti gli altri popoli. Come potete vedere, non sono nazionalista, mi considero cosmopolita. Sono a casa ovunque vada e, avendo studiato antropologia, mi interessa capire altre culture e modi di vivere, soprattutto dei miei vicini.
Chi è il più grande nemico del popolo finlandese?
La nostra testardaggine. Non siamo per nulla flessibili. Spesso questo ci porta ostinatamente a vedere il mondo in bianco e nero. Noioso! Nel mondo reale, la vita è piena di colori.
In Italia abbiamo letto “Al di là del Fiume”, “Scompartimento n.6” e “La Moglie del colonnello”. Sono tutti romanzi di confine …
Sono nata al confine con la Svezia. A dividerci c’è soltanto un fiume e un ponte. Da bambina passavo molto tempo dall’altra parte e ancora oggi. Quindi, mi considero una bambina di frontiera. D’altra parte, ho studiato in Unione Sovietica e viaggiato in Russia. Perciò, posso pensare a me stessa come un’esperta di ”esperienza russa”. Parlo anche svedese e russo. Conoscere le lingue rende più facile entrare nella cultura dei vicini e intrattenere buoni rapporti.
Cosa fa quando ha paura della tempesta? Parla con un Dio, un antenato?
Medito, cerco di rilassarmi, di calmarmi. Non sono credente e non sono membro di una Chiesa. Forse posso dire che la natura, la foresta sono i miei oggetti di culto.
CREDITI FOTO: Bengt Oberger



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