Un Paese disunito nella commemorazione della strage di via D’Amelio

Il 19 luglio sarà all’insegna delle polemiche per la commemorazione del giudice Paolo Borsellino. Associazioni civili e destra non si incontrano, troppe le questioni aperte sulla giustizia. È forte il timore di uno smantellamento della legislazione antimafia che già costò la vita a Falcone e a Borsellino.

Rossella Guadagnini

Un Paese disunito anche nella lotta contro la mafia, il nostro. Il 19 luglio sarà all’insegna delle polemiche per la commemorazione del giudice Paolo Borsellino e delle altre vittime della strage di via D’Amelio del 1992. «Non vogliamo che ci siano avvoltoi in via D’Amelio, ipocriti che portino corone e onori fasulli», afferma Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia e fondatore del movimento delle Agende Rosse.
Dopo i provvedimenti annunciati dal ministro della Giustizia, Borsellino ricorda come «le esternazioni del ministro Nordio, al di là del loro esito, hanno mostrato la volontà di demolire la legislazione pensata da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per dare gli strumenti necessari a combattere la criminalità organizzata. Non deve essere consentito». Poi aggiunge «ho giurato che non avrei più permesso simboli di morte laddove c’è l’Albero della pace voluto da mia madre e dove intendo realizzare un Giardino dedicato alle vittime dell’eccidio».
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Così stavolta saranno due le manifestazioni di mercoledì a Palermo: una organizzata dal cartello di associazioni e movimenti, incluse le Agende Rosse, che ha promosso un corteo all’insegna dello slogan “Basta Stato Mafia”, dall’albero Falcone a via D’Amelio, mentre l’altra sarà la tradizionale fiaccolata promossa ogni anno dalla destra. La premier Giorgia Meloni intanto ha fatto sapere che sarà a Palermo per ricordare Paolo Borsellino. «Se avrò modo di incontrare la premier Giorgia Meloni» aggiunge il fondatore delle Agende Rosse, «le vorrei chiedere come si concilia il suo entrare in politica dopo la strage di via D’Amelio e la morte di Paolo Borsellino con le esternazioni di un suo ministro che promette di smantellare la legislazione antimafia di Falcone, attaccando proprio l’articolo del concorso esterno in associazione mafiosa, eliminando il quale la quasi totalità dei processi per mafia verrebbero a essere annullati. Io da Giorgia Meloni non mi aspetto parole, ma fatti. Lo censuri o la faccia uscire dal governo come si merita».
Salvatore Borsellino aggiunge: «Sono appena stato convocato dal questore di Palermo Leopoldo Laricchia. Mi ha voluto incontrare perché aveva letto alcune mie dichiarazioni in merito a quanto avvenuto il 23 maggio. Mi ha spiegato che ci sono state delle provocazioni a cui i poliziotti hanno risposto. Questa volta ho spiegato al questore che non ci saranno problemi. Sarò io ad accogliere i giovani del corteo delle associazioni e insieme entreremo in via D’Amelio. Forse per l’albero di Falcone è mancato questo».

«Anche questa volta abbiamo tutte le autorizzazioni come le avevamo per la manifestazione del 23 maggio. Speriamo che non ci siano ripensamenti dell’ultima ora alla luce dell’arrivo del presidente del consiglio Giorgia Meloni». Lo ha detto Jamil El Sadi tra gli organizzatori della manifestazione del prossimo 19 luglio per ricordare la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Numerose le sigle e le associazioni che hanno aderito al corteo che partirà dall’albero Falcone per arrivare in via D’Amelio, tra cui la Cgil, il movimento delle Agende Rosse, Libera, Our Voice, Arci, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Radio Aut, Rifondazione Comunista Palermo, Collettivo rivolta popolare, Sinistra Italiana e il Forum Sociale Antimafia.

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