L’Ue sulle orme di Trump. Le decisioni del Consiglio europeo.

Le controverse conclusioni del Consiglio europeo di ieri dimostrano un allineamento dell'Ue con le politiche più restrittive dell'eurozona in materia di migrazione.

Michela Fantozzi

Se una volta l’Unione europea guardava con superiorità ad iniziative come quella della costruzione di un muro al confine tra Messico e Stati Uniti, ora sembra che l’idea possa essere considerata una proposta seria. Anzi, potremmo dire una decisione, dato che ieri il Consiglio europeo ha deliberato in favore delle richieste di chiusura e controllo delle frontiere da parte ormai della maggioranza dei Paesi europei. Sembra che solamente il cancelliere tedesco Olaf Scholz abbia cercato di contrastare l’estremismo dilagante da parte dei colleghi, compatti su una condotta d’intransigenza assoluta contro i migranti.

Ma quali sono state le decisioni prese a riguardo dal Consiglio?

Prima di tutto un rafforzamento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere. “L’Unione europea”, dichiara il testo delle conclusioni, “rafforzerà la sua azione tesa a prevenire le partenze irregolari e la perdita di vite umane”, (come se a quei tavoli importasse davvero) “ridurre la pressione sulle frontiere dell’UE e sulle capacità di accoglienza” (per trasferirla altrove) “lottare contro i trafficanti” (che vengono profumatamente finanziati in Libia perché imprigionino prima, e anneghino poi, tutte le persone nelle loro mani) e aumentare i rimpatri. A tal fine si intensificherà la cooperazione con i paesi di origine e di transito attraverso partenariati reciprocamente vantaggiosi” (vedi quanto detto sopra della Libia).

Per la politica dei rimpatri, il Consiglio ha aggiunto velate minacce nei confronti dei Paesi di partenza che non collaborano: “Il Consiglio europeo invita la Commissione e il Consiglio ad avvalersi pienamente del meccanismo previsto dall’articolo 25 bis del codice dei visti, compresa la possibilità di introdurre misure restrittive in materia di visti nei confronti dei paesi terzi che non cooperano sui rimpatri”. Raccomanda anche gli Stati ad astenersi dal commentare la politica migratoria altrui: “Al fine di accelerare le procedure di rimpatrio, il Consiglio europeo invita inoltre gli Stati membri a riconoscere reciprocamente le rispettive decisioni di rimpatrio”. Molto in linea con lo spirito che dovrebbe avere un’unione.

Il Consiglio ha anche promesso finanziamenti per sostenere gli Stati membri nelle loro iniziative a tutale delle frontiere, senza specificare quali siano lecite o meno. Infatti il Consiglio “chiede alla Commissione di mobilitare immediatamente ingenti fondi e mezzi dell’UE per sostenere gli Stati membri nel rafforzamento delle capacità e delle infrastrutture di protezione delle frontiere, dei mezzi di sorveglianza — compresa la sorveglianza aerea — e delle attrezzature. In tale contesto, il Consiglio europeo invita la Commissione a mettere a punto rapidamente la strategia di gestione europea integrata delle frontiere”. Orbán avrà un non esplicitato via libera per costruirsi la sua amata recinzione anti-migranti. Nessuno ha deciso di impedirglielo.

Ovviamente tutto questo “nel rispetto del diritto internazionale, dei principi e dei valori dell’UE, nonché della tutela dei diritti fondamentali”. Diritti dei ricchi, è sottinteso.

 

Foto Flickr | European Parliament 



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