Macron e il semestre francese dell’UE: una presidenza monca?

Macron annuncia la riforma dello spazio Schengen e la ridiscussione dei criteri di Maastricht ma non fuga i dubbi sulla capacità di gestire la presidenza UE durante il periodo caldo delle presidenziali francesi in primavera e delle legislative in estate.

Marco Cesario

Un Macron volenteroso ma che non fuga i dubbi sulla capacità a gestire l’UE per sei mesi in un periodo chiave e delicato per la Francia, ovvero il periodo elettorale: le presidenziali francesi si svolgeranno nel mezzo del mandato, ovvero ad aprile 2022. A queste seguiranno a ruota le elezioni legislative in giugno. In conferenza stampa a Parigi per illustrare i punti saldi della presidenza francese (che inizierà il primo gennaio 2022), Emmanuel Macron ha annunciato una riforma dello spazio Schengen “intorno a due priorità”. “Il primo sarà l’istituzione di una direzione politica di Schengen, come abbiamo fatto per la zona euro, il secondo elemento chiave di un’Europa sovrana è ovviamente fare progressi nella nostra politica di difesa».

Nella sua conferenza stampa il presidente fa capire che vorrà imprimere una certa direzione politica alla sua presidenza e che questa sarà giocoforza anche la sua base di lancio per le presidenziali francesi del 2022. Un presidente così europeista è in effetti un candidato ideale che può attrarre i moderati di ogni corrente politica, soprattutto in vista di un ballottaggio.

Servizio civico europeo, salario minimo europeo, ridiscussione criteri Maastricht

Macron ha annunciato che le priorità della presidenza francese ruoteranno intorno a tre assi principali: “recupero, potere e appartenenza”. Ha sottolineato che il sentimento di appartenenza all’Europa è “appassito” in Francia come in altri paesi dell’UE. «Pensiamo a un servizio civile europeo di 6 mesi aperto a tutti i giovani sotto i 25 anni – ha spiegato – per uno scambio universitario o un apprendistato, uno stage o un’azione associativa. Questo servizio civile europeo è una proposta che noi, giovani europei, abbiamo fatto al ministro competente. Il 2022 sarà l’anno europeo della gioventù» ha chiosato.

Un’altra interessante apertura è quella di “ripensare il quadro di bilancio” dell’Europa, finora definito dai criteri di Maastricht. Con la crisi sanitaria, “abbiamo messo in stand by l’applicazione delle nostre regole di bilancio”, dice. “Dovremo tornare alle regole che sole permettono la convergenza delle nostre economie”, “ma non possiamo agire come se nulla fosse accaduto” e “tornare al quadro di bilancio creato all’inizio degli anni ‘90”.

Poi annuncia che l’UE andrà avanti sul progetto di “direttiva sui salari minimi nell’Unione europea, che definisce non un salario minimo europeo come una media, ma spinge indirettamente tutti i salari bassi verso l’alto attraverso un salario minimo decente”.

Le dichiarazioni programmatiche e di apertura del presidente francese sono insomma tante ma nel suo discorso Macron sembra voler dare un colpo al cerchio e un altro alla botte, annunciando riforme care alla sinistra (salario minimo europeo) e contemporaneamente alla destra (rafforzamento difesa europea). Il dubbio però è che a fronte di dichiarazioni ottimistiche e altisonanti la scena europea possa servire a Macron unicamente per guadagnare consensi in patria e presentarsi come il candidato europeista per eccellenza di fronte all’avanzata dell’estrema destra di Zemmour e Le Pen.

 

(credit foto EPA/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT)



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