Macron e le cautele per l’«autonomia strategica» dell’Europa

Le dichiarazioni di Macron sono state inopportune, soprattutto per la crisi che l'Europa sta attraversando con la guerra in Ucraina. In questo particolare momento, molti nell'Unione stanno cercando di compattare il fronte occidentale. L'Italia può giocare un ruolo centrale per rilanciare una nuova leadership europea?

Maurizio Delli Santi

La scelta del Presidente Macron di rivendicare una velleitaria «autonomia strategica» dell’Europa non è stata tra le più opportune, per i tempi e i modi in cui è stata espressa in una fase sempre più critica della guerra in Ucraina e delle minacce alla indipendenza di Taiwan. C’è piuttosto una parte importante d’Europa, e non solo, che ricerca un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti e nell’alleanza euroatlantica, per sperare ancora nella libertà di popolazioni aggredite e minacciate. In questo scenario, in cui l’Europa ancora deve convergere su scelte fondamentali, all’Italia potrebbe spettare un ruolo di “pivot” per rilanciare una nuova leadership europea, convinta dei valori dell’euro-atlantismo e per questo capace di negoziare la pace grazie alla forza di un Occidente più coeso.

Una visita dall’esito incerto e un’improvvida intervista

Il commento cinese più incisivo sulla visita del presidente Macron e della presidente della Commissione europea von der Leyen è stato quello di Wang Yiwei, direttore dell’Istituto di affari internazionali dell’ Università Renmin: 1) Xi ha già incontrato Putin e la Cina ha presentato il documento dei 12 punti sulla soluzione politica della crisi ucraina; 2) ora è chiaro per l’Europa che gli Stati Uniti non intendono risolvere la crisi, ma alimentano la prosecuzione del conflitto; 3) l’Europa si è sentita delusa e ora ripone le sue speranze sulla Cina, che ritiene possa svolgere un ruolo positivo nel risolvere la crisi.

Subito dopo gli analisti occidentali hanno dovuto affrontare un altro shock: l’intervista resa in aereo, durante il viaggio di ritorno, da Macron alle testate Les Echos, France Inter e Politico. Non sono poche le perle distribuite dal Presidente di una Nazione come la Francia, che siede nel Consiglio di Sicurezza all’Onu ed è una potenza nucleare. «Gli europei devono trovare una risposta a questa domanda: è nel nostro interesse far precipitare la crisi di Taiwan? No. La cosa peggiore sarebbe pensare che noi europei dobbiamo accettare le consegne di altri su questo argomento e seguire le indicazioni fornite dall’America, provocando una reazione sproporzionata dalla Cina». Da qui la sequela di altri concetti con i quali Macron ha inteso proporre (in termini molto diversi da quelli presentati alla Sorbona nel 2017) la sua idea di autonomia strategica: gli Stati dell’Unione europea non possono autorappresentarsi come «vassalli degli Stati Uniti», e piuttosto l’Unione europea deve costituire un «terzo polo» di fronte alla sfida egemonica tra Cina e Stati Uniti. Per Macron è perciò necessario «non entrare in una logica di blocco contro blocco. Al contrario, dobbiamo non dipendere dall’altro, mantenere una forte integrazione delle nostre catene del valore laddove possibile. Il paradosso sarebbe che proprio nel momento in cui stiamo costruendo una vera autonomia strategica europea, ci mettiamo a seguire la politica americana, per una sorta di riflesso di panico». Altri passaggi non meno delicati hanno poi riguardato la necessità per l’Europa, secondo Macron, di concentrarsi sullo sviluppo e sul rafforzamento del proprio settore della difesa, nonostante la sua dipendenza dagli Stati Uniti per l’energia e gli armamenti. E ha pure “suggerito” che l’Europa dovrebbe ridurre la sua dipendenza dalla «extraterritorialità del dollaro USA», ed ha avvertito: «Se le tensioni tra le due superpotenze dovessero intensificarsi… non avremmo né il tempo né le risorse per finanziare la nostra autonomia strategica e saremmo ridotti al ruolo di vassalli».

L’Europa guarda ancora agli Stati Uniti

Non sono mancate le reazioni in Europa e negli Stati Uniti. Il premier polacco Mateusz Morawiecki è stato caustico: «Invece di costruire un’autonomia strategica distaccata dagli Stati Uniti, propongo un partenariato strategico con loro». In Germania dall’Spd, il partito del cancelliere Scholtz, il referente per la politica estera Metin Hakverdi, ha evidenziato che sarebbe un grave errore una divisione in Occidente sui rapporti con Pechino: «Questo indebolisce la nostra comunità di valori occidentale», ha detto, aggiungendo che «nei confronti della Cina, l’Occidente, l’Europa e gli Stati Uniti devono sempre cercare di agire insieme, e non essere divisi». Dagli Stati Uniti il repubblicano Marco Rubio è stato tra i più espliciti nel puntualizzare la questione dei rapporti con la Francia e l’Unione europea. «Questo è un buon momento per chiedere all’Europa se Macron parla per tutta l’Europa: Macron adesso è a capo dell’Europa? È forse il leader più influente? Perché se lo è, allora dovremmo cambiare alcune cose», ha detto Rubio. Il senatore repubblicano ha quindi evidenziato che «l’Europa, compresa la Francia, quanto alla propria difesa, è stata fortemente dipendente dagli Stati Uniti per 70 anni». E quindi ha chiosato: «Per quanto riguarda il non coinvolgimento in altri conflitti che non sono nostri, dobbiamo chiedere all’Europa: sta parlando a nome suo o di chi? Perché ora siamo molto coinvolti in Ucraina. Stiamo spendendo molti soldi dei nostri contribuenti per la guerra europea. E io l’ho sostenuta perché penso che sia nell’interesse nazionale degli Stati Uniti essere alleati dei nostri alleati. Ma se questa è la posizione dei nostri alleati, se di fatto Macron parla a nome di tutta l’Europa, e la loro posizione ora è che non hanno intenzione di scegliere da che parte stare tra Stati Uniti e Cina rispetto a Taiwan, forse anche noi dovremmo scegliere da che parte stare… Forse dovremmo dire che ci concentreremo su Taiwan e sulle minacce che arrivano dalla Cina, mentre voi, ragazzi, occupatevi dell’Ucraina e dell’Europa».

Le precisazioni ponderate dell’Eliseo

Insomma, c’era quanto bastava perché l’Eliseo intervenisse con una lunga nota ufficiale con cui ha cercato di stemperare la situazione, e ha corretto il tiro. Meritano attenzione i passaggi cruciali del comunicato della Presidenza francese: 1) Il presidente della Repubblica ha spesso affermato che la Francia non si trova in una posizione di equidistanza tra Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti sono nostri alleati, condividiamo valori comuni. La Cina è allo stesso tempo un partner, un concorrente e un rivale sistemico’ (come affermato nella strategia Ue del 2019) con cui vogliamo costruire un’agenda comune per ridurre le tensioni e affrontare le principali questioni globali e internazionali 2) La posizione francese su Taiwan è costante: sosteniamo lo status quo e manteniamo gli scambi e la cooperazione con Taiwan, che è un sistema democratico riconosciuto. 3) Gli europei hanno i loro interessi e devono perseguirli in modo trasparente e leale con i loro alleati e partner internazionali: un’Europa sovrana è necessaria per l’equilibrio mondiale, che si tratti di commercio, promozione dei nostri valori, rispetto della legge, sviluppo e mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. «Deve essere in grado di far sentire la sua voce unica».

Quanto, dunque, alle linee strategiche francesi, l’Eliseo ribadisce che occorre «creare nuove opportunità di cooperazione per evitare lo scontro tra blocchi e promuovere un multilateralismo efficace». Il quadro comune pertanto è «coinvolgere la Cina ed evitare la frammentazione del mondo», nonché  «mantenere un Indo-Pacifico aperto, basato sul rispetto delle regole internazionali e sulla cooperazione di fronte alle sfide globali», un obiettivo su cui il presidente Macron e il presidente americano Joe Biden «concordano e di cui hanno discusso» prima del viaggio a Pechino del leader francese (Adnkronos).

Infine appare la visione più ponderata dell’Eliseo: «Preservare la stabilità dell’ordine internazionale significa evitare il coinvolgimento della Cina nella guerra in Ucraina e coinvolgerla negli sforzi per negoziare una soluzione duratura. Ciò significa anche prevenire l’aumento dei rischi nello Stretto di Taiwan. Il Presidente della Repubblica ne ha parlato anche con il Presidente Biden e ha detto chiaramente al presidente Xi Jinping che la questione di Taiwan va affrontata con il dialogo».

Un Occidente coeso può puntare sulla pace

Il tema dei rapporti con gli Usa dovrà essere di certo approfondito, specie in alcuni aspetti dove gli argomenti di Macron trovano riscontro anche in altre posizioni europee. In effetti Biden ha inaugurato una nuova linea protezionista dell’economia statunitense con l’Ira, l’Inflaction Reduction Act, la legge che introduce un massiccio pacchetto di sussidi pubblici che potrebbe dirottare oltreoceano gli investimenti delle aziende in Europa, attratte da vantaggi competitivi: questo è un dato su cui sarà necessario riaprire il dialogo con gli Stati Uniti. Di contro deve rilevarsi che in questo momento storico, in cui da un lato lo stato delle relazioni tra Stati Uniti, Federazione Russa e Cina è ai minimi termini e dall’altro la guerra in Ucraina chiama l’Occidente a mostrare  davvero una grande coesione, il disegno dell’ «autonomia strategica» di Macron appare velleitaria e assume i tratti di una uscita improvvida, fuori da ogni ragionevole valutazione delle reali esigenze degli altri Paesi europei, dai quali non ha avuto alcun mandato per esprimersi a loro nome. Anzi, a giudicare da quello che succede in Francia è probabile che un mandato per assumere tali posizioni non sembra emergere nemmeno dalla volontà dei suoi citoyens. In ogni caso, basta rifarsi alla accoglienza che il presidente Biden ha ricevuto in particolare in Polonia per rendersi conto di cosa significhi il legame che unisce l’Europa agli Stati Uniti in questa fase in cui specie le popolazioni dell’est europeo sentono viva sulla pelle la minaccia incombente del nuovo disegno imperiale di Putin. Un segnale della profonda attenzione alla alleanza euroatlantica di un’altra parte importante d’Europa è poi venuto dalla scelta di paesi come la Finlandia e la Svezia che hanno abbandonato la loro storica neutralità per aderire alla NATO, unica organizzazione di difesa in grado di esprimere concreta deterrenza di fronte a chiunque minacci l’integrità dell’Europa.

Le cronache successive alla visita di Macron in Cina hanno riportato le notizie sull’ennesima dimostrazione di forza su Taiwan e sulle piccate reazioni di Xi all’endorsement in favore dell’isola espresso dalla presidente della Commissione europea von der Leyen: «Taiwan è il fulcro degli interessi fondamentali della Cina. Chiunque faccia storie su una questione cinese non sarà mai d’accordo con il governo e il popolo cinese (…) è un pio desiderio aspettarsi che la Cina scenda a compromessi sulla questione di Taiwan». Xi peraltro non ha dato segnali di voler riparlare della questione ucraina oltre la proposta di pace basata sui controversi 12 punti, né con Putin né con Zelensky. Putin dal canto suo ha ribadito un niet senza appello alla mediazione di Parigi, nemmeno per ipotizzare una tregua per la Pasqua ortodossa e il portavoce del Cremlino Peskov ha precisato che Parigi non può rivendicare alcun ruolo di mediazione perché «indirettamente e direttamente coinvolta nel conflitto in corso e schierata dalla parte dell’Ucraina».

Intanto Zelensky ha richiamato l’attenzione sull’ultimo dramma vissuto dalla sua popolazione aggredita: la diffusione sul web delle immagini della crudele decapitazione di un soldato ucraino prigioniero dei russi che va ad aggiungersi agli innumerevoli crimini di guerra nella lista della Corte penale internazionale. Il Presidente Macron dovrebbe perciò sentire un retrogusto piuttosto amaro del thè sorseggiato insieme a Xi, nella calma solo apparente di Guangzhou. Come gli è stato consigliato dai suoi stessi diplomatici dell’Eliseo, è meglio che si adoperi per un Occidente più coeso, a meno che non voglia rinnegare quei valori universali del “cittadino” che anela la libertà, per i quali la Marseillaise suscita emozione in Europa, negli Stati Uniti e in tante altre parti del mondo, e non in Russia e Cina. E in questo scenario, in cui l’Europa ancora non converge su alcune scelte fondamentali, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo di pivot per rilanciare – recuperando anche lo smarrito Macron – una nuova leadership europea, convinta dei valori dell’euro-atlantismo e per questo anche capace di negoziare la pace grazie alla forza di un Occidente più coeso.

 

 

Foto Flickr | Faces Of The World 

 



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