Quartiere Montesacro, Roma. 8 marzo 2021. Le femministe e i centri sociali festeggiano la giornata con una sacra celebrazione anti-patriarcale, giungendo fino alla scalinata della Chiesa dei Santi Angeli Custodi, in piazza Sempione. Padre Mario è uno degli interlocutori della processione, giacché quest’ultima – con piume, fiori, paillettes e arcobaleni – intende anche rispondere alle sue note affermazioni omofobe: la “blasfema e dissacrante socialità” si svolge sventolando bandiera arcobaleno e il sacerdote definisce ciò uno “scempio”.

Umberto La Morgia, esponente di Fratelli d’Italia e fondatore degli “Omosessuali di destra”, sposta l’oggetto della polemica dalla bandiera arcobaleno alla Madonna: la Madonna Vagina che, like a virgin, le manifestanti hanno condotto come proprio totem, è stata giudicata un atto di vilipendio della religione: come può, una simile figura, avere un valore simbolico per i diritti della donna, tanto da rappresentarla ossessivamente? – si chiede La Morgia. Ecco, mi pare che un dubbio del genere sia un esempio concreto della mancanza di visione storica, nonché di una basilare cultura dell’immagine e dei suoi processi.

Storicamente, il rapporto tra i sessi, è stato contrassegnato dalla privazione e dalla rimozione. La donna è stata privata della sua sessualità: in campo riproduttivo, ha dovuto faticare e contrattare la possibilità di scelta; in campo sessuale, ricordiamo che la violazione del suo corpo, solo nel nostro paese, è stata ritenuta riparabile attraverso il matrimonio (possesso legalizzato) ed è stata ritenuta una lesione alla moralità pubblica e il costume, e non alla persona. Ricordiamo che il miglioramento delle leggi non è sufficiente a modificare i fenomeni: non è un caso che, in condizioni di conflitto, sociale o bellico che sia, stuprare la donna rappresenta anzitutto la lotta tra uomini nella conquista del territorio, dell’economia, del lavoro.

La vagina, il triangolo di dolore e piacere che è il nostro corpo, dice che noi non siamo valori astratti, come quello monetario, dice che siamo corpi situati. Le differenze e le asserzioni cominciano da qui, dalla vagina, dal fatto che siamo così o vogliamo diventare così: il sesso della donna, tenuto invisibile per secoli, sesso debole e oscuro, giacché chi lo possiede può addirittura essere “impuro”, è tuttavia il vero obiettivo, la vera meta: la bellezza e la seduzione femminile sono mercificate allo scopo di dirigere il controllo maschile esattamente a tal fine. È per questo che, ancora oggi, è necessario rendere visibile la vagina come simbolo. Il fatto che dobbiamo giustificarlo è quasi una conferma che è bene farlo senza vergogna e senza chiedere il permesso.

D’altra parte, nessuno dovrebbe scandalizzarsi se il compito della rappresentazione è affidato proprio a un organo genitale. L’ostentazione dei genitali, infatti, è una pratica rituale piuttosto diffusa nelle comunità umane: il satiro fugava il maligno ostentando i genitali. Certo, in tal caso si tratta del fallo, ma possiamo affermare che gli attributi sessuali sono da sempre, e presumo in ogni dove, un simbolo vivificatore, in grado di sintetizzare visivamente l’apporto di energia vitale che va a discapito di forze assoggettanti. Se è una ossessione, mi sa che dura dalla notte dei tempi.

A un certo punto della sua storia, la lotta per i diritti delle donne, attraverso l’immagine della vagina, ha sancito una svolta cruciale. Mostrando ciò che teniamo nascosto sotto le gonne, abbiamo anche capito che l’emancipazione non può essere un processo solo introspettivo, da condurre in cella, in una stanza tutta per sé; l’emancipazione è una pratica che riversa nel fuori, nello spazio pubblico, quanto della nostra intimità ci è sottratto in quanto nostro. Pongo ad esempio l’esperienza delle Vagina Warriors e l’importanza dei Monologhi della Vagina per il ruolo che hanno avuto nel consentire alle donne di tramutare il loro potere interiore in potenziale di cambiamento, proprio attraverso il potere di rappresentare sé stesse.

Il corteo di piazza Sempione dissacra, senza dubbio, ma va detto che non vilipende la figura della Madonna. Chi la onora con una corona arcobaleno, e mi riferisco alla Madonna arcobaleno di Elżbieta Podleśna, chi la veste di verde per affermare il diritto di scelta, e mi riferisco alla Virgen Abortera di  Silvia Lucero, rompe le inerzie della tradizione.

La Madonna Vagina accorpa quindi due icone della lotta femminista e ci offre un nuovo argomento sacro: siamo devote non a una divinità, ma alla forza biologica, sociale e politica che si sprigiona dalla vita e dalla storia della donna. La Madonna Vagina è madre. Non è madre in quanto sottomessa, desessualizzata nel piacere (ma, per carità, non nel dolore del parto), ingravidata nell’incoscienza, sottoposta a un tutore per legge. Madonna Vagina è “madre” ovvero generatrice, e non per forza di figli. È sessuata e sessuale. È un’icona storica, non teologica.

Abbiamo facoltà di ricostruire l’immagine di Maria? L’avete portata fuori dai luoghi di culto, l’avete posta nelle strade, nelle piazze, nei luoghi pubblici: dunque, ella non appartiene più solo a voi. L’avete inventata, ma ce l’avete consegnata. Abbiamo ragione di credere che sia un’invenzione, visto che la donna reale – che pure forse è esistita – è stata smaterializzata al punto che neanche il più umano di tutti i processi le è stato riconosciuto: la morte. La vostra invenzione si prestava benissimo a fare di qualcuno qualcosa, qualcosa per mezzo del quale proiettare un potentissimo desiderio di dominio. La Madonna non è emblema della madre, non è madre di un bambino. La Madonna è emblema della Chiesa: ella è un modello, si comporta come la chiesa dei fedeli dovrebbe fare in obbedienza a un unico Padre.

Le femministe hanno liberato Maria da questo destino. Le hanno restituito la vagina ed ella è diventata ciò che ciascuno ha diritto di essere: sanguinante, sanguigno, materico, soggettivo, mortale. Ritengo, pertanto, che non ci sia icona più efficace di una Madonna Vagina.

Tutto ciò andrà ribadito per i prossimi duemila anni, visto che i pregressi sono tanto radicati e duri da estirpare, visto che si ha ancora tanta memoria biblica e pochissima coscienza storica.



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