Nelle piazze pacifiste ci sia anche la bandiera ucraina

“Fermatevi: la guerra è una follia!”, slogan della Marcia per la pace straordinaria “Perugia-Assisi”, potrebbe essere perfetto per la costruzione di un futuro di pace, ma nel qui e ora suona quantomeno monco: “Putin fermati: la guerra è una follia!” sarebbe stato più adeguato.

Cinzia Sciuto

“Fermatevi: la guerra è una follia!” recita lo slogan della Marcia per la pace straordinaria “Perugia-Assisi” convocata per il prossimo 24 aprile. Uno slogan che fa eco alle parole ripetute in più occasioni dal Papa, da ultimo nell’introduzione a un instant book in uscita a breve. Ma a chi si rivolge quel voi? Nell’attuale guerra in Ucraina c’è solo uno che deve fermarsi, ed è Putin. È lui, e lui solo, che ha dato inizio a questa guerra, che ha voluto, fortemente voluto, questa guerra, pianificata da tempo e giustificata da nulla. E se per forza di cosa a combattere sono in due, quello che deve fermarsi è l’invasore, l’aggressore. Certo, se gli ucraini si arrendessero, non ci sarebbe più la guerra. Ma insieme alla guerra sparirebbe anche l’Ucraina, per diventare una provincia occupata di quel grande Stato autoritario, che si avvicina a grandi passi verso un regime totalitario, che è oggi la Russia. Non esattamente una prospettiva entusiasmante per gli ucraini.

Nei discorsi pacifisti attorno a questo conflitto ci si dimentica di distinguere due piani, quello teorico e di lungo periodo da quello del “qui e ora”. E se “Fermatevi: la guerra è una follia!” potrebbe essere un ottimo slogan per la costruzione di un futuro di pace, nel qui e ora dell’aggressione russa all’Ucraina suona quantomeno monco: “Putin fermati: la guerra è una follia!” sarebbe stato più adeguato.

So che la Marcia Perugia-Assisi ha un respiro di solito più ampio, e che il suo è un messaggio di pace universale, ma la contingenza del momento non può essere ignorata, tanto più che questa è una Marcia “straordinaria”, indetta proprio in risposta alla guerra in Ucraina. Per questo sarebbe stato doveroso almeno un richiamo ai ruoli in questo conflitto: chi ha invaso chi, chi ha la colpa del conflitto, chi combatte per aggredire e chi combatte per difendersi. Di tutto questo non c’è traccia nell’appello che chiama alla Marcia.

Il tanto evocato (e spesso manipolato) articolo 11 della nostra Costituzione ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, ossia (come ha saggiamente richiamato la senatrice Liliana Segre nel suo messaggio all’Anpi) esattamente la guerra che sta portando avanti Putin nei confronti dell’Ucraina: letteralmente una guerra di offesa alla libertà del popolo ucraino.

Ci si può naturalmente dividere sulle valutazioni tattiche: per porre fine alla guerra senza che questo però significhi la resa incondizionata dell’Ucraina, qual è la strada migliore? Continuare a rifornire di armi l’Ucraina in modo che si rafforzi sul tavolo del negoziato? Bloccare immediatamente tutta l’importazione di gas e petrolio russo per non continuare a finanziare la guerra di Putin? Sono domande complicate, alle quali ciascuno darà risposte diverse in scienza e coscienza. Ma la pace intesa come orizzonte a cui tendere, nella speranza che un giorno nel mondo nessuno più userà la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, quello è un obiettivo che dovrebbe accomunarci tutti.

Per questo spero che il 24 alla Marcia Perugia-Assisi, come anche il 25 alle manifestazioni per festeggiare la Liberazione, accanto alle bandiere della pace, ci siano anche tante bandiere ucraine: perché gli ucraini sono sì in guerra, ma solo perché qualcun altro ha minacciato la loro pace.

Il flash mob in piazza Mercato a Napoli per la pace in Ucraina alla presenza di associazioni territoriali e dell’arcivescovo Mimmo Battaglia, 02 marzo 2022. ANSA/CIRO FUSCO



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