I movimenti per l’acqua tornano in piazza contro il ddl Concorrenza

"Per l'acqua, i beni comuni e i servizi pubblici e contro il DDL Concorrenza". Sabato 14 maggio decine di iniziative in tutta Italia. Paolo Carsetti del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua spiega a MicroMega i motivi della mobilitazione.

Daniele Nalbone

“Fermare il ddl Concorrenza, difendere acqua, beni comuni, diritti e democrazia”. I movimenti per l’acqua tornano in piazza e per sabato 14 maggio hanno lanciato una giornata di mobilitazione nazionale nei territori per ribadire con forza la contrarietà al ddl Concorrenza attualmente all’esame del Senato.
Sono decine le iniziative in programma, da Milano a Catania, da Torino, Udine a Pescara passando per Bologna, Roma e Napoli. [Qui l’elenco completo]
Nel mirino della mobilitazione il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato presentato dal governo Draghi, una riforma “abilitante” per l’accesso ai fondi europei del PNRR.

I motivi delle manifestazioni del 14 maggio contro il ddl Concorrenza

Il ddl Concorrenza, spiegano in un comunicato gli attivisti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua:
  è un manifesto ideologico che, dietro la riproposizione del mantra “crescita, competitività, concorrenza”, si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali, fino ai porti e alle telecomunicazioni;
all’art. 6 individua nel privato la modalità ordinaria di gestione dei servizi pubblici rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” il mancato ricorso al mercato;
espropria le comunità locali dei beni comuni (spingendole comunque a gestioni in forma mercantili, come le società per azioni), dei diritti e della democrazia azzerando la storica funzione pubblica e sociale dei Comuni;
è un attacco complementare a quello già portato avanti con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata;
contraddice la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

Perché tornare in piazza: intervista a Paolo Carsetti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Da cosa nasce questa mobilitazione?
Dall’analisi del provvedimento emerge come quella del ddl Concorrenza sia una delle cosiddette riforme abilitanti per l’accesso ai fondi europei del PNRR. Di fatto, una condizionalità imposta dalla Commissione europea per erogare i fondi del Next Generation EU. Parliamo poi di un disegno di legge “omnibus” che impatta su diversi settori, dal sistema sanitario nazionale alle concessioni idroelettriche. Per quello che ci riguarda la parte preoccupante è quella relativa all’articolo 6 che, di fatto, è una nuova disciplina dei servizi pubblici locali. L’unica ratio dietro questo disegno di legge è quella di facilitare l’ingresso del mercato nei vari settori. Addirittura, è previsto nel disegno originario, sul quale per fortuna stanno intervenendo diverse modifiche, che un ente locale è costretto a motivare l’eventuale mancato ricorso al mercato e, di conseguenza, sarà sottoposto al giudizio dell’Antitrust.

Si tratta dell’ennesimo attacco al referendum del 2011?
Esatto, l’ennesimo. Ricordiamo che il tradimento dell’esito referendario è iniziato già nell’agosto successivo alla straordinaria vittoria quando il governo Berlusconi ripresentò le stesse norme abrogate dai cittadini e non è mai terminato.
Grazie alla mobilitazione che non si è mai fermata siamo riusciti a mantenere gran parte degli effetti dell’esito referendario ma, in maniera carsica, subdola, ci si sono stati vari “attacchi”. Penso ai progetti di aggregazione e fusione delle grandi aziende attorno alle multiutility che hanno aggirato il risultato del 2011.

L’articolo 6 del ddl Concorrenza con molta probabilità sarà modificato. Ma non è ancora scongiurato il rischio, giusto? E per questo è importante essere in piazza il 14 maggio.
Le riformulazioni all’articolo 6 sembrano positive, visto che eliminano il riferimento alla priorità del mercato. Questo è il risultato della mobilitazione. Una mobilitazione che però non si arresterà perché quelle modifiche non sono ancora state votate.

Dopo quanto accaduto con i referendum su eutanasia e cannabis, ti chiedo: ha ancora valore lo strumento referendario?
Dipende dal tema che si affronta e dal percorso che c’è dietro. I referendum sulla giustizia, ad esempio, non hanno alcun valore dal punto di vista della cittadinanza: quei quesiti sono strumentali, usati per modificare i rapporti di forza in parlamento o nella maggioranza di governo. Ecco, questo uso dello strumento snatura e svilisce il referendum, allontanando le persone dalla partecipazione. Il percorso referendario condotto nel 2011 ha invece avuto il grande valore non solo di difendere i beni comuni, ma di rivitalizzare la voglia di partecipazione alla vita politica del paese.



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