Mascherine, tra false Ffp2 e “pezzi di stoffa”: viaggio nei laboratori di controllo

Le mascherine che indossiamo funzionano? E quali sono quelle che in realtà non servono a niente ma che rischiamo di comprare credendo di proteggerci?

Valerio Nicolosi

Deve “gestire” 25 respiri al minuto. La mettiamo e la togliamo più volte nel corso della giornata.  Ogni mascherina che compriamo è sottoposta a degli studi e ogni test dura circa 55 ore. Resta aderente al viso? Gli elastici si allentano troppo? L’80 per cento delle mascherine sul mercato sono a norma, ma ce n’è un 20 percento che bypassa tutti questi controlli: sono quelle prodotte da aziende che vengono certificate solamente dall’Inail in deroga alle norme vigenti. Deroghe pensate per far fronte all’aumento di richiesta dovuto alla pandemia. Quando la pandemia terminerà, queste mascherine saranno ritirate dal mercato.

Ma allora, le mascherine che indossiamo funzionano? E quali sono quelle che in realtà non servono a niente ma che rischiamo di comprare credendo di proteggerci? Per rispondere a queste domande abbiamo visitato il Tecnopolo Mario Veronesi di Mirandola (Modena), la sede milanese di Accredia, ente nazionale di accreditamento di organismi di certificazione e laboratori, l’azienda produttrice di mascherine Bls a Cormano (Milano) e la Fonderia Mestieri a Torino.

In questa video-inchiesta proviamo a fare chiarezza su cosa compriamo, ogni giorno, in farmacia, tabaccheria, al supermercato e nei più svariati negozi.

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