Mattarella bis, l’avanspettacolo della politica e la sinistra che non c’è

Unanimi nel volere un Presidente di Restaurazione ma sfibrati a vicenda, i gruppi politici si sono dovuti arrendere a una Presidenza di Continuità.

Paolo Flores d'Arcais

Tutti i gruppi politici, e sottogruppi, cordate, consorterie, ghenghe, erano fin dall’inizio unanimi nel volere un Presidente di Restaurazione. Solo che ciascun gruppo, sottogruppo, cordata, consorteria, ghenga, voleva esclusivamente il suo piccolo Metternich (meglio se donna, bel fumo contro le critiche), perché la campagna elettorale è già iniziata, e anzi con la votazione per il Quirinale aveva la sua inaugurazione mediatica, dunque ufficiale, e ciascuno voleva partire in pole position. Per fortuna si sono sfibrati a vicenda, e si sono dovuti arrendere a una Presidenza di Continuità.

Dal Presidente Mattarella vorremmo un segnale inequivocabile che non considera il suo mandato a tempo, perché interrompere queste secondo settennato, e consegnare l’elezione del successore alla prossima assemblea di Parlamentari e rappresentati regionali, sarebbe davvero un tradimento della Costituzione. Il Parlamento che verrà eletto tra un anno e due/quattro mesi sarà infatti, sic stantibus rebus, a schiacciante maggioranza di destre ostili alla Costituzione repubblicana (nata dalla Resistenza antifascista, se lo si dimentica o omette, la Costituzione la si è già tradita). Per evitare un completo tracollo in una demokratura orbanicizzata sarà perciò necessario che al Quirinale vigili e faccia da contrappeso chi alla Costituzione scritta (non a quella “materiale” che della prima troppe volte è stata ed è stravolgimento) vuole tener fede, secondo giuramento.

Ma tra un anno e due/quattro mesi le cose potrebbero non essere più sic stantibus. L’avanspettacolo mostrato la scorsa settimana dai gruppi politici, e sottogruppi, cordate, consorterie, ghenghe, è stato assai più e peggio che miserabile disgustoso ridicolo increscioso penoso disperante … Mediocrità e voracità di ambizioni personali l’hanno fatta da padrone. Ora le due coalizioni sono in pezzi, con una differenza: le destre, se resta una legge maggioritaria, l’opportunismo di andare unite alle urne lo sfodereranno, come sempre. Le non-destre, che tutto il sistema dei media si ostina a definire centro-sinistra, o progressisti-campo-largo o addirittura sinistre, ormai non sono a pezzi ma in coriandoli. Dunque è possibile che lungo l’anno pre-elettorale che resta, muoiano e nascano macchine elettorali che cambino la “offerta” su cui votare, lungo tutto lo spettro.

Purtroppo non si vedrà, in questo possibile caleidoscopio, la nascita di una sinistra. Degna del nome. Vera. I cui carati si misurano sempre nel tasso di crescita dell’eguaglianza e nelle politiche di giustizia-e-libertà che effettivamente realizza, sia al governo che all’opposizione. Quell’azionismo di massa che è la vera indigenza e paradosso dell’intero dopoguerra italiano. Perché sono proprio i valori dell’azionismo a permeare la Costituzione (tranne lo sciagurato articolo 7), mentre saranno forze politiche che a quei valori credono solo con riserva (le famose restrizioni gesuitiche!), anche se per motivi opposti (democristiani e comunisti), a egemonizzare l’intero arco costituzionale (nozione cruciale, purtroppo scomparsa).

L’ethos giustizia-e-libertà è invece largamente diffuso nella società civile, in cento e cento iniziative di solidarietà, di difesa del paesaggio e dell’ambiente, di diffusione della scienza e della cultura critica. Ma tutto questo variegatissimo e vasto mondo, che coinvolge e impegna molte centinaia di miglia di cittadini, forse qualche milione, rifiuta di darsi una rappresentanza politica, e anzi perfino di provare a darsela, pur sapendo che di tale assenza paga uno scotto non da poco.

Come dargli torto? Tutte le occasioni per dar vita a una forza intransigente in tema di lotta alla corruzione, alle mafie, ai conflitti di interesse, alle lottizzazioni, alla disoccupazione, alla difesa del lavoro salariato e dei tesori artistici e ambientali, sono state tradite o eluse. A forza di speranze truffate, i cittadini delle mille iniziative belle-e-buone della società civile, alla politica nel senso della rappresentanza, non credono più. Non si fiderebbero più nemmeno di Cristo redivivo.

A ritroso. Le “sardine”, dopo un inaspettato successo a Bologna (dal nulla) contro Salvini e l’inerzia del Pd, danno vita a una gigantesca manifestazione (piazza san Giovanni a Roma), per finire in lista alle comunali col Pd! Il M5S, che promette di aprire il Parlamento partitocratico come una scatoletta di tonno, che vota come Presidente della Repubblica Rodotà, che vince le elezioni del 2017 al grido di “onestà!”, giurando sull’intera panoplia progressista (vedi capoverso precedente), usa quel mare di voti per un governo insieme alla Lega di Salvini, che eleva a ministro degli Interni. Nel 2014, alle elezioni europee, la lista Tsipras, promossa da chi scrive (che coinvolge come animatori e garanti Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, più un rappresentante di Tsipras in Italia) vede, se autonoma e “antipartitocrazia”, incoraggiantissimi sondaggi e previsioni, a due cifre, ma Spinelli, Revelli, Viale e il rappresentante di Tsipras impongono un accordo con Rifondazione comunista (Camilleri e il sottoscritto se ne vanno) e ottengono un misero 4 e qualcosina per cento, tre deputati e il crepuscolo. Infine, peccato originale, i Girotondi, dopo la gigantesca manifestazione del 14 settembre 2002 a Roma (la seconda per dimensioni in tutta la storia del dopoguerra), non danno vita a una forma organizzativa permanente (mea culpa, anche). Senza dimenticare Cofferati, che, lasciata la guida della Cgil, e dopo un periodo di ritorno in fabbrica, promette in un incontro coi Girotondi (c’erano Nanni, Pancho, il sottoscritto e qualcuno che non ricordo) che si candiderà alla guida del Pds (credo allora si chiamasse così), per rifondarlo insieme ai “movimenti”, ma il giorno dopo leggiamo sui giornali che ha accettato il diktat di D’Alema di candidarsi a sindaco di Bologna.

Perché, perciò, chi si impegna ancora nella società civile secondo i valori di giustizia-e-libertà, e come programma politico vorrebbe la realizzazione della Costituzione, dovrebbe ancora affidarsi a chi prometterà di fare di tale programma la sua ragion d’essere da portare in Parlamento? Ci vorrà tempo, perché possa accadere di nuovo.

A questo punto il lettore esige sempre che si risponda alla domanda: e allora, che fare? La risposta vera è semplice, ma non appaga. Ciascuno può lavorare secondo i valori di giustizia-e-libertà in tutti gli ambiti che ha a disposizione o gli si possono aprire, cercando di cogliere ogni nuova occasione. E può impegnarsi a “fare rete” con ogni iniziativa con cui trovi una qualche sintonia. E può tentare di affrontare senza diplomazie la discussione sui temi scomodi che dividono anche la sinistra nella società civile (ad esempio molti di quelli del “politicamente corretto”). Ma non può pensare che la nascita di un’organizzazione politica sia programmabile, possa nascere a tavolino.

Se nascerà, sarà per un catalizzatore imprevisto, lotta sociale o evento mediatico. Quotidiano deve essere invece il lavoro sociale e culturale perché i valori di una sinistra egualitaria e illuminista circolino il più possibile nel paese, fino a imbibirne settori significativi. È quello che con MicroMega continueremo a fare, insieme a tanti di voi, sempre di più, speriamo.

 

(credit foto ANSA)



MicroMega non è più in edicola: la puoi acquistare nelle librerie e su SHOP.MICROMEGA.NET, anche in versione digitale, con la possibilità di scegliere tra vantaggiosi pacchetti di abbonamento.

Altri articoli di Paolo Flores d'Arcais

La decisione in dissenso con la scelta del direttore Marco Travaglio di “incoronare” Alessandro Orsini.

Il 25 aprile è festa nazionale perché festa della vittoria antifascista. In particolare del contributo della Resistenza a tale vittoria.

"Fermatevi!" dice lo slogan. "Ma fermatevi chi?". Il direttore di MicroMega stigmatizza l'equivalenza tra Putin e resistenza ucraina.

Altri articoli di La linea generale

Il 25 aprile è festa nazionale perché festa della vittoria antifascista. In particolare del contributo della Resistenza a tale vittoria.

"Fermatevi!" dice lo slogan. "Ma fermatevi chi?". Il direttore di MicroMega stigmatizza l'equivalenza tra Putin e resistenza ucraina.

Questo articolo è stato pubblicato venerdì 22 aprile sul quotidiano spagnolo El Pais e sul quotidiano polacco Gazeta Wyborcza.