Ranocchi d’Italia?

Meloni e melonisti governano con piglio deciso, anzi decisionistico, quasi pretendendo quei pieni poteri che alimentavano i sogni del Salvini da spiaggia. E giù come sparvieri rigonfi bramosi di occupare tutti gli spazi pubblici disponibili, dalla Rai all’Inps alla Guardia di Finanza alle grandi imprese a partecipazione statale. A chi non è con noi, solo qualche briciola dell’incontenibile abbuffata.

Michele Martelli

«C’era una volta una rana vanitosa che, presa dall’invidia per il bue, tanto si gonfiò che alla fine scoppiò» (sintesi di Esopo, La rana e il bue). Oggi nel governo d’Italia accade di più, perché si gonfia la rana con tutti i suoi ranocchi. Vanity fair. L’Italia ridotta ad uno stagno gracchiante? Meloni e melonisti governano con piglio deciso, anzi decisionistico, a la Schmitt, quasi pretendendo quei pieni poteri che alimentavano i sogni del Salvini da spiaggia. L’opposizione? Le consultiamo, se possiamo; se obiettano, tiriamo diritto. Idem per i sindacati, o per le altre associazioni di categorie, o per intellettuali, costituzionalisti e magistrati in disaccordo, fedeli alla Carta del 1948. Preferibile non perdere tempo; e giù come sparvieri rigonfi bramosi di occupare tutti gli spazi pubblici disponibili, dalla Rai all’Inps alla Guardia di Finanza alle grandi imprese a partecipazione statale. A chi non è con noi, solo qualche briciola dell’incontenibile abbuffata.

Giorgia come Luigi XIV? L’Ètat c’est moi?
Dice Meloni: il presidenzialismo lo faccio comunque, alla faccia di chi non lo vuole; o meglio, anzi peggio, alla faccia della Costituzione su cui ho pur dovuto giurare. Si tratta dell’elezione diretta del Presidente. Ma di che? Della Repubblica o del Consiglio dei Ministri? O l’uno o l’altro, per la «contraddizion che nol consente», se si sta alla logica istituzionale, o magari alla logica tout court. Ma chi se ne impipa: l’uno o l’altro per me pari sono, o magari tutti e due, chi vivrà vedrà, ciò che conta è creare caos, per la picconata decisiva all’assetto della Repubblica parlamentare. Che non a caso il «grande statista» Almirante (SoyGiorgia dixit), l’ex-repubblichino di Salò, definì «Repubblica bastarda».

Dice Meloni: «darò la caccia agli scafisti in tutto l’orbe terracqueo», il loro è un «reato universale», perseguibile anche oltre i confini. E chi è: la divina legislatrice dell’universo? Altro che Onu e Tribunale internazionale. La super-poliziotta del mondo? Altro che Superman, doppia vita e cambio d’abito. A lei, ex-«Gabbiana di Colle Oppio» basta gonfiare il petto per volare alto, ed eccola planare sugli scafisti in procinto di reato. E chi le ha conferito tali superpoteri? Non certo Rampelli. Un’ipotesi ci sarebbe: l’anziano incanutito Grande Fratello Imperatore che a Hiroshima annientata nel 1945 dalla bomba atomica di Truman l’ha presa per la manina, un gesto magico tipo «leggenda Atreyu» con cui l’ha «super-potenziata» per sconfiggere i terribili Mostri del Nulla, che, ça va sans dire, attualmente sono la Cina e la Russia. Forse è da supporre che la premier-vanitosa si è scordata che la «storia infinita di Atreyu» appartiene al «Regno di Fantasia»?

Dice Meloni: rappresento la maggioranza degli italiani, e voglio rispettarne la volontà. No: alla Camera i partiti dell’opposizione hanno avuto più voti del centro-destra (48,74 contro 43,78); in più, essendo stata l’affluenza inferiore al 64%, il 26% di FdI equivale solo al 16,7 degli elettori; dunque, la maggioranza parlamentare, e tantomeno FdI, rappresenta non la maggioranza degli italiani, ma la minoranza (cfr. Stefano Passigli, Alla ricerca del consenso, «Corriere della sera», 19 maggio 2023, p. 30). Il Cd è maggioritario in Parlamento solo in forza di una sorta di legge-truffa, di dubbia costituzionalità, voluta a suo tempo da un Pd già posseduto da turbe suicide. Un lettismo prima di Letta le parisien, che, in odio ai 5S, ha regalato il paese ai nipotini di Almirante.

E che dicono Fratelli e Ministri d’Italia? Di tutto e di più. Tra le loro illimitate Mirabilia, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si va dal ministro della Cultura Sangiuliano, che, immemore di un (il)letterato fascista, tal Domenico Venturini, che nel 1932, col plauso del regime, additava nel Veltro dantesco l’«esattissima [sic!] figura allegorica del Duce», eleva Dante a «fondatore del pensiero di destra in Italia» (che vuoi che siano otto secoli di storia, una bazzecola), – al ministro-cognato made in Italy Lollobrigida, che fa di Manzoni il «difensore della famiglia», ignorando l’accurata e sconfortante ricostruzione documentaria de La famiglia Manzoni di Natalia Ginzburg (chi era costei, da uno strano cognome tedesco-giudaico?) È lo stesso ministro che sbandiera a più riprese il motto razzista della «sostituzione etnica», per poi scusarsi: «sono ignorante, non razzista»; ignorante due volte: perché non sa di ripetere lo slogan complottista dell’ultradestra del Piano Kalergi, e perché non sa che quello slogan è dichiaratamente razzista; o lo sa, e fa lo gnorri.

Oppure si va dall’eterno presente front-man televisivo Bocchino, ex-finiano ora Fratello di Giorgia, che di fronte allo scandalo delle violenze nei Cpr parla del «monopolio della violenza da parte dello Stato», ignorando la differenza tra violenza legittima o illegittima (Max Weber: ma chi era? boh!), che è poi, in fondo, la differenza tra Stato democratico e Stato fascista – al ministro Crosetto, che a Rovelli, che lo chiama «piazzista di morte» per l’invio, peraltro «segreto» anche al Parlamento, di armi all’Ucraina, risponde: «Io faccio il ministro. Lui faccia il fisico»: politica e guerra affari privati del governo, una personale, familiare cosetta di Crosetto e Fratelli suoi. Brutti segnali di hybris di ministri che si gonfiano fino a pretendere il governo di tutto, un governo illiberale, totalitario?
Saggio, anche in politicis, rammentare l’amaro finale della favola esopica.

Foto Governo italiano, Presidenza del consiglio dei ministri 



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