Giornata della Memoria: non solo 27 gennaio

Cultura, conoscenza, memoria sono da coltivare per allontanare i giovani dall’esercizio dell’intolleranza e da ideologie aberranti che hanno causato tragedie immani.

Massimo Congiu

“Ti mettiamo al forno”, ecco cosa si è sentito dire un ragazzino ebreo di 12 anni a Venturina Terme, frazione di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno. L’aggressione, secondo quanto si è appreso da fonti giornalistiche, sarebbe avvenuta a base di calci, sputi e insulti da parte di due ragazzine di 15 anni. Tutto questo a un passo dalla Giornata della Memoria, ciò va detto in parte per dovere di cronaca, non perché il fatto debba sembrare più accettabile lontano da questa ricorrenza che comunque ha lo scopo di contribuire a tenere alta la guardia di fronte all’intolleranza.

Protagoniste in negativo di questo episodio non sono squadracce di teste rasate ebbre di ignoranza e di odio antisemita, antirom ecc. e cultrici della violenza più vile, ma, come già precisato, due ragazzine che di fronte a un loro quasi coetaneo ebreo hanno evocato i forni crematori. La sindaca di Campiglia Marittima, Alberta Ticciati, ha parlato di “situazione incredibile, da pelle d’oca”, l’amministrazione comunale ha chiarito di non avere alcuna intenzione di banalizzare la vicenda che ha definito di una “gravità inaudita”.

Le due giovani hanno senz’altro commesso un’azione odiosa ma si possono recuperare. Bisogna sottrarle a quella sottocultura fatta di ignoranza e meschinità e sempre pronta ad aggredire chi è o appare diverso, senza capire che noi tutti siamo fatti di diversità e che la diversità è un valore, e comunque è un dato di fatto. In questo, il ruolo della scuola e delle famiglie è centrale: queste ultime sono essenziali nell’unica guerra accettabile che è quella che va dichiarata alla stupidità, alla più volte citata ignoranza. Come in medicina è il caso di dire che prevenire è meglio che curare, perché anche in questo caso parliamo di malattie i cui sintomi sono gli attacchi fisici e verbali agli ebrei, ai rom, alle persone di colore, ai più deboli e la lista potrebbe continuare. Questa prevenzione va fatta con lo strumento della cultura e tutte le istituzioni e le persone di buon senso sono chiamate a partecipare a quest’opera da cui dipende l’integrità morale della società.

Così abbiamo anche appreso che il deputato del Pd, Emanuele Fiano, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, ha espresso il desiderio di incontrare la vittima di questo episodio di intolleranza ma anche le due ragazzine. Fiano ha chiesto alla sindaca Ticciati e alla comunità di Campiglia Marittima, di interloquire con le due giovani in quanto, a suo parere, secondo quanto riferito dal Manifesto del 26 gennaio, “anche con loro bisogna parlare e spiegare e capire perché siano arrivate a questo”.

Loro sono quelle che hanno esercitato violenza verbale e fisica sul ragazzino, ma in fondo sono esse stesse vittime, anche se in un modo diverso, di certa bestialità. Verrebbe da dire che quasi quasi, per certi versi, sono loro ad avere più bisogno di assistenza e soccorso del giovane aggredito che non ha certo vissuto una bella esperienza e a lui va tutta la nostra solidarietà.

Cultura, conoscenza, memoria sono da coltivare per allontanare i giovani dall’esercizio dell’intolleranza e da ideologie aberranti che hanno causato tragedie immani. Questo episodio e altri simili vanno analizzati attentamente e capiti per sapere di cosa stiamo parlando; ben vengano pertanto tutte le occasioni di incontro e di riflessione collettiva su questi fenomeni, su quello che è stato e che non deve più essere, e i giovani devono essere al centro di questo impegno. È un investimento irrinunciabile.

 

(credit foto ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)



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