Memorial, Elena Zhemkova: “Aprite le frontiere ai russi dissidenti e aiutateci a fermare Putin”

In una conferenza stampa al Senato Elena Zhemkova di Memorial Internazionale insieme con Andrea Gullotta di Memorial Italia hanno ricordato che la solidarietà con i dissidenti russi, che rischiano sulla propria pelle l’opposizione a Putin, è ancora un tassello mancante all’interno del grande fronte a fianco del popolo ucraino.

Federica D'Alessio

“La popolazione in Russia è ostaggio di tre cose in questo momento: del mito, del terrore, della propaganda”: ha esordito così in conferenza stampa al Senato Elena Zhemkova, direttrice esecutiva di Memorial Internazionale, in Italia per consegnare agli attivisti e attiviste della sezione italiana dell’associazione una copia della medaglia del Nobel per la Pace che Memorial Russia ha vinto a dicembre scorso, insieme all’ONG ucraina Ccl-Center for Civil Liberties, e al dissidente bielorusso, attualmente in carcere, Ales Bialiatski. Dalla sala Nassirya di Palazzo Madama, si è rivolta ieri alla popolazione italiana in un appuntamento voluto e organizzato dal senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi, alla presenza di personalità diplomatiche dei Paesi dell’Est Europa e di alcuni dissidenti russi rifugiati in Italia. Presente anche Andrea Gullotta, presidente di Memorial Italia e co-presidente della nuova Associazione internazionale Memorial, costituitasi dopo che Memorial Internazionale, nella sua forma originaria, è stata messa fuori legge da Putin alla fine del 2021. Il giorno precedente Zhemkova aveva incontrato una delegazione di deputati del Pd, ma alla conferenza al Senato non erano presenti esponenti dell’opposizione. Fra gli invitati intervenuti invece Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, e Fiamma Nirenstein, ex parlamentare di Forza Italia.
“La nostalgia per l’Urss, che tante persone avvertono anche fuori dalla Russia stessa, è la nostalgia per un mito che si è rappresentato come mai è stato davvero”, ha spiegato Zhemkova. “Come si può provare nostalgia per i tempi in cui non si poteva neanche lasciare il Paese? Per un mondo in cui non si riusciva a procurarsi il cibo? Per un mondo in cui senza un processo giudiziario sono state fucilate, per decenni, milioni di persone?” Nella banca dati di Memorial sono contenuti quasi 4 milioni di nomi di vittime delle repressioni del regime russo, sono molto lontani dalla cifra totale. Nel periodo del “grande Terrore” – quello che qui conosciamo come il periodo delle purghe staliniane – furono fucilate 700mila persone in diciotto mesi. Veniamo da settant’anni di regime repressivo, senza che ci sia mai stata un’interruzione nonostante i cambiamenti al potere.”

Russi contro la guerra
“Ogni giorno”, ha proseguito Zhemkova, “in Russia ci sono persone che scendono in strada e protestano, nonostante i rischi. C’è chi lascia la Russia, ma anche persone che hanno il coraggio di restare. Per questo è fondamentale essere solidali con i russi oppositori in questo momento. Sostenerli, dare loro forza ed energia. Sono parte di una possibile vittoria. Tutti vogliamo tornare a una vita normale e vogliamo che trionfi la dignità umana.  In Europa state dando un grande contributo a questo. In Russia, il potere non si aspettava due cose: che l’Ucraina avrebbe opposto resistenza, e che le persone in Europa sarebbero state all’altezza dei loro principi: accogliendo i rifugiati e sostenendo gli ucraini, anche attraverso rinunce dirette.”
Ma la solidarietà con i dissidenti russi, che rischiano sulla propria pelle l’opposizione a Putin, è ancora un tassello mancante all’interno del grande fronte a fianco del popolo ucraino che si è costruito in questo anno e mezzo. Zhemkova e Memorial si assumono il compito di ricordarlo.
“In questo racconto quotidiano della guerra e di chi resiste, mentre facciamo di tutto perché l’Ucraina possa scacciare l’esercito russo dal territorio e dunque vincere la guerra anche grazie al sostegno militare del nostro Paese, rimane poco spazio per parlare della dissidenza russa, di cosa stanno facendo i russi per opporsi alla guerra”, ha ricordato Gullotta, docente di lingua e letteratura russa all’Università di Palermo e presidente di Memorial Italia, una delle 15 associazioni in tutta Europa che dopo la chiusura ha dato vita a Memorial Internazionale. “Uno dei nuovi tre co-presidenti del nuovo Memorial Internazionale”, ha raccontato, “è il presidente di Memorial Ucraina. A sottolineare che c’è un’altra Russia con cui l’Ucraina parla e una solidarietà fra i popoli, interna alla società civile, che si può e deve costruire perché sarà indispensabile per costruire un futuro comune, un giorno in cui come tutti speriamo ci saremo lasciati la guerra alle spalle”. Anche dopo la messa fuorilegge il lavoro di Memorial in Russia, nonostante la repressione, gli arresti e gli ostacoli, continua. Il “Centro per i diritti umani”, di fatto il più importante organismo di controllo per il rispetto dei diritti umani in Russia, messo fuorilegge insieme a Memorial è stato ricreato, e grazie all’iniziativa di giovani avvocati straordinari fornisce assistenza alle migliaia di persone che vengono arrestate perché manifestano il loro dissenso a questa guerra. Il nostro impegno come Memorial Italia è fare di tutto per ricordare al pubblico italiano quello che sta succedendo”.

Dare protezione ai dissidenti
Fra le varie iniziative del gruppo, cui aderiscono in Italia scrittori, traduttori, intellettuali e attivisti, Gullotta ha ricordato il progetto “Voci della guerra”, di cui è responsabile Memorial Ucraina, che porta testimonianze dirette di persone che hanno assistito a crimini di guerra raccolte e tradotte in sette lingue diverse. Un altro progetto è il “Bollettino delle proteste”. “Ciclicamente riceviamo dalla Russia un elenco di proteste e successive repressioni: a dimostrazione che molte persone nonostante la certezza di finire in colonia penale si espongono, vanno a mettere i fiori sulle tombe dei poeti ucraini o sui monumenti dedicati all’Ucraina, o vanno in piazza con i cartelli”. La Russia non è solo l’appoggio a Putin, e questo progetto ce lo dimostra. Per questo auspichiamo che le istituzioni italiane, le forze del Governo in particolare, ci aiutino a dare più sostegno concreto ai dissidenti russi. Come associazione ci stiamo provando da tempo ma le leggi italiane sono un ostacolo. C’è un problema per far arrivare le persone in Italia dalla Russia, legato anche alle sanzioni che hanno ridotto il personale diplomatico a Mosca, e che rendono difficile ai dissidenti russi lasciare il Paese ed entrare in Italia legalmente. Molti lo fanno con un visto turistico, che tuttavia per le leggi italiane non può essere tradotto in una permanenza se non tramite la richiesta di protezione internazionale, che tuttavia richiede il rifiuto della cittadinanza russa. E molti non possono rifiutare la cittadinanza russa, perché magari hanno lasciato in Russia la famiglia, dai genitori ai figli, talvolta.

“Così come il Parlamento italiano ha deciso egregiamente di agevolare l’universo degli ucraini in fuga dalla guerra, speriamo che altrettanto siano agevolati anche i russi che cercano di scappare dalla guerra.” Lo scorso aprile, Gullotta insieme alla deputata del Partito democratico Lia Quartapelle avevano presentato una proposta di legge per la tutela dei dissidenti russi in Italia. “La legge italiana richiede un nulla osta rilasciato dalle autorità diplomatiche – nell’ambito della legislazione sui flussi migratori – perché un cittadino russo possa lavorare in Italia. Un dissidente dovrebbe tornare a Mosca e aspettare lì alcuni mesi, prima di ricevere il nulla osta per poter lavorare in Italia. È evidente che ciò è impossibile, per un oppositore del regime. Per questo i visti scadono, e poiché i visti stessi non si possono rinnovare se non tornando a Mosca, alcune persone, compreso alcune persone presenti in sala oggi sono costrette a rimanere in Italia con status illegale”.

Insomma, l’Italia e i Paesi d’Europa da un lato combattono il regime di Putin, dall’altro considerano alla stregua di come considerano tutti i migranti, facendosi cioè guidare dalla più retriva xenofobia, quei cittadini che in Russia stanno combattendo, rischiando sulla propria pelle, quello stesso regime. “Dall’inizio della guerra in Ucraina a oggi, sono ventimila le persone già condannate in Russia per reati d’opinione”, ha ricordato Gullotta. “Mentre noi parliamo, uno dei fondatori di Memorial, Oleg Orlov, è sotto processo e rischia tre anni di carcere per aver scritto un articolo in cui esprime la sua contrarietà alla guerra, e definisce la  Russia uno Stato fascista. Insieme al premio Nobel per la Pace 2021, Muratov, suo difensore civico, stanno cercando di utilizzare questo processo, che inizierà la prossima settimana, per fare una grande battaglia per i diritti umani sulla base della libertà di espressione”. Che come è stato ricordato nel corso della conferenza, la Costituzione russa, sulla carta, garantisce, come ne garantisce molte altre. Tuttavia, è la corruzione delle istituzioni e dunque la sottomissione al potere dell’autocrate, la mancanza di effettivi processi di controllo a rendere di fatto impossibile ai cittadini e alle cittadine l’esercizio di tale libertà.

La necessità di un approccio razionale
Eppure è proprio l’opacità del regime di Putin e dell’autocrazia russa a far sì che molte persone, tanto nel Paese quanto all’estero, possano cullarsi nel mito, nutrirsi della propaganda e rifiutarsi di credere che la realtà del loro Paese è quella di un fascismo di fatto. Questo fa sì che da una parte “una ampia fetta di persone in Europa che sono rimaste legate idealmente all’idea dell’Unione Sovietica – e mi riferisco a russi che vivono in Europa,  ma anche a ucraini, a kazaki, a persone di ogni nazionalità – fatichino a rinnegare quel mito”, ha dichiarato a MicroMega Zhemkova a margine della conferenza stampa. Dall’altra, che quello stesso mito possa essere usato in chiave russofoba per non vedere l’attualità sfaccettata della società russa odierna, e non sostenere la dissidenza. Zhemkova ha rivendicato l’importanza che il premio Nobel 2022 sia stato conferito a un’organizzazione russa, una ucraina e un dissidente bielorusso, eppure in Ucraina questa tripla vittoria non è stata accolta  con grande entusiasmo: molte persone si sono lamentate del fatto che una realtà ucraina fosse stata premiata insieme ad altre appartenenti a Paesi da cui loro intendono prendere radicalmente, idealmente anche, tutte le distanze. “Sì, ci sono stati questi malumori. Da parte nostra riteniamo che sia fondamentale parlare e parlarsi. E, ancora più importante, mantenere i legami e i contatti umani. Se le persone vedono che dietro le nostre parole ci sono azioni reali, manterremo il legame ideale.” D’altro canto tutti, ricorda Zhemkova, ci portiamo dietro qualche tipo di responsabilità, in Europa e anche nella stessa Russia, per non aver colto fino a che punto l’azione di Putin avrebbe trascinato il mondo in guerra, nonostante l’allarme dell’oppositore Boris Nemcov fosse così chiaro. “Ora dobbiamo concentrarci su ciò che possiamo fare. L’azione collettiva, in questo momento deve essere la più razionale possibile. La situazione presente è chiara, è trasparente: agendo razionalmente, l’Europa si deve rendere conto che Putin va respinto fuori dal territorio ucraino. Che l’Ucraina deve vincere la guerra, che i crimini e i criminali di guerra vanno puniti e che l’Ucraina deve ricevere un risarcimento per l’invasione subita, per i crimini e le devastazioni perpetrate sul suo territorio. Questo è un approccio razionale. È nell’interesse dell’Europa.”

E di questo approccio razionale può fare parte facilitare le persone che scappano dalla Russia, permettere loro di arrivare in Europa e trovare protezione in quanto dissidenti. Eppure, anche in questo caso l’ostacolo più ostinato rischia di provenire dai Paesi europei più vicini all’Ucraina nel sostegno alla resistenza, fra i quali assistiamo da mesi a una rinnovata chiusura verso i russi che arrivano in Europa. Cosa va fatto affinché si comprenda che per sostenere gli ucraini bisogna dare sostegno anche ai dissidenti russi contro il regime senza creare una contrapposizione? “Sì, anche a questo tema bisognerebbe pensare in modo razionale, distinguendo il Paese dalle persone che lo compongono, come d’altra parte dovrebbe succedere dappertutto. Capisco bene il timore dei Paesi vicini alla Russia ma la paura non aiuta, perciò anche loro, proprio come le persone in Russia, dovrebbero cercare di superare questa paura. Tornando sul piano della razionalità, è utile, oltre che importante, aiutare le persone che in Russia la vedono diversamente dall’attuale regime. Più forze si scagliano contro Putin, più possibilità ci sono di sconfiggerlo. Perciò più solidarietà c’è, e meglio è per tutti. Per coltivare la speranza dobbiamo partire da questo impegno comune e questo è anche il senso dell’esistenza di un’associazione internazionale, composta di decine di associazioni nazionali, come Memorial.”

Crediti foto: © MicroMega



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