“Resta in Messico”! Biden, il fronte caldo dell’immigrazione e una Corte Suprema disumana

La superconservatrice Corte Suprema degli Stati Uniti favorevole alla prosecuzione del pugno di ferro trumpiano contro i migranti.

Elisabetta Grande

Il fronte immigrazione si presenta sempre terribilmente caldo per Joe Biden, che cerca di destreggiarsi fra gli opposti estremi di un taglio netto con la politica disumana nei confronti di chi cerca rifugio negli Stati Uniti, messa a suo tempo in atto da Trump, e la prosecuzione della policy Trumpiana di pugno di ferro verso quelle stesse disperate persone.

Martedì 23 agosto la Corte Suprema degli Stati Uniti è intervenuta pesantemente sulla questione, facendo pendere la bilancia a favore della crudeltà nei confronti di chi cerca asilo negli States.
Nel tentativo di mostrarsi più clemente del suo predecessore, Joe Biden – appena eletto – aveva subito sospeso il programma, inaugurato nel 2019 dall’amministrazione Trump, che andava sotto il nome di Migrant Protection Protocol (MPP), detto anche volgarmente “Resta in Messico”. Si trattava del protocollo secondo cui i richiedenti asilo alla frontiera degli Stati Uniti col Messico, arrivati da paesi terzi, avrebbero dovuto attendere lì – e non liberi in territorio statunitense – la decisione dei giudici statunitensi sulle loro domande. Durante la presidenza Trump più di 71.000 migranti sono stati costretti ad aspettare il responso sulla loro entrata negli States in città messicane pericolosissime, accampati in condizioni sanitarie disastrose e ostaggi della criminalità locale. Sono stati migliaia i casi di omicidi, stupri, rapimenti e torture contati ai loro danni da Human Rights First.

Alla definitiva cancellazione del protocollo da parte della nuova amministrazione, il primo giugno di quest’anno, i difensori dei diritti umani avevano esultato, pur continuando a criticare Joe Biden per la sua mancata interruzione dell’altra via inaugurata da Trump per colpire i migranti: quella che, prendendo spunto dalla pandemia e su autorizzazione dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention), fa un inedito uso del così detto “titolo 42” di una legge sul servizio sanitario pubblico del 1944 per espellere coloro che violano la frontiera, senza offrire loro alcuna possibilità di far valere le ragioni di una pur necessaria protezione umanitaria. La norma, mai utilizzata a quello scopo in precedenza, è infatti tornata utile tanto a Trump, quanto a Biden per deportare centinaia di migliaia di migranti, a volte in luoghi lontanissimi dal confine al fine di evitare un rapido tentativo di ritorno. Nei soli primi 100 giorni della presidenza Biden si sono contate ben 300.000 deportazioni, molte delle quali effettuate sulla scorta del famigerato Title 42 e giustificate dai pericoli posti dal coronavirus.

Così mentre con Biden le deportazioni senza rete legale sono continuate e gli orridi centri di detenzione (spesso privati e fonte di lauti profitti per le corporation del controllo) di coloro che violano la frontiera sono stracolmi – anche di bambini trattenuti in condizioni vergognose – la SCOTUS è intervenuta per porre – almeno temporaneamente – nel nulla la mossa umanitaria verso i migranti che Biden aveva compiuto cancellando il protocollo “Resta in Messico”.

Il 13 agosto scorso il giudice federale del Northern District del Texas, Matthew J. Kacsmaryk, aveva infatti dato ragione ai governi del Texas e del Missouri, che lamentavano il danno che la sospensione e poi la cancellazione del procollo MPP avrebbe provocato loro, e aveva ordinato il ripristino del programma “Resta in Messico”. Dopo un fallito appello dell’amministrazione federale al quinto circuito per ottenere la sospensione dell’ordine, della questione è stata investita la Corte Suprema del paese, che ha ritenuto non ci fossero prove evidenti che la cancellazione del programma non fosse stata “arbitraria e capricciosa” e ha quindi rifiutato di sospendere l’ordine del giudice Kacsmaryk.

L’impatto della decisione sarà devastante per i tanti migranti che per richiedere asilo negli Stati Uniti dovranno ora rimanere o ritornare in Messico e con ogni probabilità comporterà un aumento del numero di coloro che cercano di entrarvi illegalmente e che in quel tragitto trovano la morte. La cifra di coloro che passano il confine col Messico ha oggi raggiunto i livelli più alti degli ultimi due decenni, così come straordinario è il numero delle persone trovate morte sulla strada verso l’agognato paese dallo U.S. Custom and Border Protection. Nel solo mese di luglio gli agenti del Patrol Border hanno raccolto ben 383 migranti morti, contro i 253 dell’intero anno precedente!

È una carneficina di cui la superconservatrice SCOTUS, in gran parte nominata da Trump, porterà la responsabilità, in un sistema in cui la politica estera finisce per essere decisa non dal governo in carica, ma dalle Corti di giustizia i cui membri sono stati scelti dai governi precedenti.

 

(credit foto EPA/Luis Torres)



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