“Credeteci, ragazze”, twittò l’antiabortista Metsola

La presidente del Parlamento europeo posta una foto con Christine Lagarde e Ursula von der Leyen, commentando: “For every girl in Europe. #believe”. Detto da un'antiabortista, difficile “crederci”.

Ingrid Colanicchia

“Credeteci ragazze”, ha twittato ieri la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, postando una foto che la ritrae assieme alla numero uno della Bce Christine Lagarde e alla numero uno della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Certo, un manifesto di girl power, questo è sicuro ma, cara Metsola, visto che entra nel merito chiamandoci in causa, ci preme farle sapere che ci crederemmo di più se il suo curriculum non fosse così specchiatamente no choice.

Sì, è vero, una volta eletta presidente ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica affermando che la sua posizione sarà quella del Parlamento ma da eurodeputata ha più volte espresso la sua contrarietà all’aborto, per esempio votando contro il Rapporto Tarabella sull’uguaglianza di genere, nel 2015 («Questo rapporto purtroppo includeva riferimenti inaccettabili all’aborto. Nonostante il mio pieno sostegno all’uguaglianza di genere e il mio impegno a raggiungere questo obiettivo, non ho potuto sostenere questa relazione», dichiarava allora) e, più recentemente, contro il rapporto Matić sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne (approvato nel giugno 2021).

Metsola incarna quella totale opposizione all’aborto che a Malta, unico Paese europeo, è legge (l’interruzione di gravidanza è infatti vietata in qualsiasi caso, mentre in Polonia è ancora consentita quando è a rischio la vita della donna oppure quando esiste il sospetto fondato che la gravidanza sia il risultato di violenza sessuale).

Noi vorremmo crederci ma sappiamo quanto il mancato riconoscimento dei diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva incida sulle possibilità di costruire la vita che vorremmo. L’autodeterminazione in questo campo non solo è importante in sé e per sé ma è elemento chiave che incide anche su tutte le altre sfere della vita. Una donna o una ragazza che non può decidere se e quando avere un figlio, per esempio, difficilmente potrà decidere in piena libertà e autonomia se e cosa studiare o quale lavoro fare. Difficilmente, insomma, potrà “crederci”.



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La stilista ha indicato una prassi comune, che contribuisce al deprimente quadro in materia di occupazione delle donne.

Più la repressione aumenta, più le femministe russe si ingegnano per trovare nuove forme di protesta, nuovi modi di dire "no alla guerra".

È quanto emerge da un documento pubblicato ieri da “Politico”. Se confermato, in 22 Stati Usa il diritto all’aborto decadrebbe immediatamente.

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