È uscito il nuovo almanacco di filosofia di MicroMega

Nel nuovo numero di MicroMega (3.2022) – in vendita dal 12 maggio in formato cartaceo e digitale su shop.micromega.net e in libreria – preziosi approfondimenti su universalismo e postcolonialismo, diritti degli animali e della natura, democrazia e partecipazione, realtà fisica e realtà virtuale. Con due inediti di Günther Anders sulla minaccia atomica.

Redazione

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Di fronte al tragico ritorno sulla scena mondiale della minaccia atomica, MicroMega propone – nel nuovo numero in uscita il 12 maggio – due testi inediti di Günther Anders, nei quali il filosofo tedesco amplia le riflessioni contro l’equiparazione della bomba nucleare a semplice «strumento di guerra» che aveva già avviato e si confronta con la tesi avanzata da Karl Jaspers secondo la quale l’essere umano potrebbe decidere di intraprendere un conflitto nucleare rischiando coscientemente (in una sorta di stoicismo estremo) la propria esistenza, piuttosto che soccombere a pericoli di sottomissione totale, come quello rappresentato da uno Stato totalitario.

La questione della minaccia atomica non è l’unico argomento del volume di MicroMega in uscita il 12 maggio: il ricchissimo almanacco di filosofia presenta infatti al lettore preziosi approfondimenti in materia di universalismo e postcolonialismo, diritti degli animali e della natura, democrazia e partecipazione, realtà fisica e realtà virtuale.

Alla disputa che vede gli studi postcoloniali contrapposti all’universalismo è dedicata la sezione di apertura del numero, in cui Souleymane Bachir Diagne spiega come il plurale abbia fatto irruzione nella storia con la conferenza di Bandung del 1955: un evento che ebbe ripercussioni anche sul momento filosofico, poiché da allora l’universale non può più essere pensato astrattamente ma, senza cadere nei particolarismi, deve tenere conto del plurale del mondo. Al filosofo senegalese risponde il direttore di MicroMega, Paolo Flores d’Arcais, argomentando che in questo modo si rischia di perdere di vista l’elemento normativo: quale plurale? Tutti i plurali? Anche quelli che esprimono visioni autoritarie e antidemocratiche? Lungi dall’essere un’imposizione occidentale, scrive Flores d’Arcais, l’universale è il risultato di un conflitto contro i valori (altrettanto occidentali) della reazione: si tratta dunque di una scelta etica, non geopolitica.

Alla questione ecologica è dedicata la seconda sezione dell’almanacco di filosofia di MicroMega. Bruno Latour e Nikolaj Schultz ci pongono di fronte all’immensità della catastrofe in corso, sottolineando come essa ci obblighi politicamente a dare priorità al mantenimento delle condizioni di abitabilità del pianeta Terra anziché allo sviluppo della produzione: per farlo, argomentano i due autori, ci vuole una nuova lotta di classe, che veda protagonista una nuova classe ecologica. A Latour e Schultz risponde Stefano Petrucciani convinto che, per far fronte all’urgenza della salvaguardia del pianeta, sia più produttiva una efficace combinazione di etica civile e fantasia istituzionale piuttosto che una nuova lotta di classe. Al riconoscimento dei diritti ad animali, piante, ambienti naturali sono dedicati invece gli approfondimenti di Francis Wolff, che critica aspramente la nozione di diritti degli animali, considerandola intrinsecamente contraddittoria, e Bernd Ladwig, che suggerisce di differenziare fra individui animali senzienti (a cui riconoscere dei diritti) e animali non senzienti, piante, ecosistemi, che invece non hanno le caratteristiche per essere soggetti di diritti. Maurizio Ferraris sostiene che ciò cui comunque non dovremmo cedere è il millenarismo catastrofista, più pericoloso del negazionismo, perché induce all’impotenza e alla rassegnazione, mentre un atteggiamento critico dovrebbe spingerci a investire nell’unico capitale che può salvarci: i nostri dati. In ogni caso, come suggerito da Silvia Peppoloni e Giuseppe Di Capua, non c’è dubbio che, di fronte alla crisi ecologica in atto, abbiamo bisogno di nuove categorie etiche, che si fondino sull’analisi accurata dei dati scientifici: cosa che si propone di fare la geoetica.

Democrazia, partecipazione e verità sono al centro della terza parte del numero di MicroMega in uscita il 12 maggio: di fronte alla crisi della democrazia rappresentativa, Hélène Landemore propone un modello di democrazia “aperta” che vada oltre la rappresentanza e restituisca finalmente alla democrazia il suo autentico significato; Yves Sintomer illustra come il sorteggio, senza essere la panacea di tutti i mali della democrazia contemporanea, possa costituire una risorsa per affrontarne la profonda crisi; Gloria Origgi sottolinea come prima la pandemia di Covid-19 e poi la guerra in Ucraina abbiano di nuovo posto con forza il tema del rapporto fra verità e politica, che rappresentano ingredienti del discorso pubblico, un discorso che non è mai vero per sempre, ma che, in una società sana, continua a migliorarsi per tendere alla verità, per approssimarla il più possibile.

Arricchisce e completa l’almanacco di filosofia di MicroMega il saggio di David J. Chalmers in cui l’autore, confutando l’idea che la “realtà” virtuale non sia davvero reale, sostiene che il virtuale, pur avendo ovviamente una natura diversa dal mondo fisico, sia perfettamente reale.

Ricordiamo che MicroMega si può acquistare nelle librerie in formato cartaceo e nel nuovo negozio online, in versione sia cartacea sia digitale (con la possibilità sia di acquisto singolo sia di vantaggiosi pacchetti di abbonamenti: qui tutte le offerte).

IL SOMMARIO DEL NUMERO

ICEBERG 1 – universale, particolare postcoloniale

Souleymane Bachir Diagne – L’universale dal plurale del mondo
Con la conferenza di Bandung del 1955, promossa da diversi Paesi asiatici e africani che avevano conosciuto o conoscevano ancora la colonizzazione, il plurale fa irruzione nella storia. Un evento che non può non avere ripercussioni anche sul momento filosofico: da allora l’universale non può più essere pensato astrattamente ma, senza cadere nei particolarismi, deve tenere conto del plurale del mondo.

Paolo Flores d’Arcais – Universale o multilaterale? Tra etica e geopolitica
Cosa significa esattamente che l’universale deve tenere dentro il plurale del mondo, come sostiene Souleymane Bachir Diagne? In questa prospettiva si rischia infatti di perdere di vista l’elemento normativo: quale plurale? Tutti i plurali? Anche quelli che esprimono visioni autoritarie e antidemocratiche? Lo spazio comune che accoglie il plurale del mondo non può tenere insieme valori in reciproca ripugnanza. Lungi dall’essere un’imposizione occidentale, l’universale è il risultato di un conflitto contro i valori (altrettanto occidentali) della reazione. Si tratta dunque di una scelta etica, non geopolitica.

ICEBERG 2 – ecologia: diritti degli animali, diritti della natura?

Bruno Latour e Nikolaj Schultz – Appunti sulla nuova classe ecologica
Essere materialisti oggi vuol dire considerare, oltre alle condizioni materiali favorevoli alla riproduzione umana, le condizioni di abitabilità del pianeta Terra. L’immensità della catastrofe in corso ci obbliga politicamente a dare priorità al mantenimento di queste ultime invece che allo sviluppo della produzione. E per farlo ci vuole una nuova lotta di classe, che veda protagonista una nuova classe ecologica.

Stefano Petrucciani – Ecologismo come nuova lotta di classe?
Che le battaglie per la salvaguardia del pianeta siano fra le più urgenti è indubbio. Ma siamo sicuri che il vecchio e magari anche usurato concetto di “classe” sia utile allo scopo? Forse, piuttosto che una nuova lotta di classe come quella che propugna Bruno Latour, a questo fine può risultare più produttiva una efficace combinazione di etica civile e fantasia istituzionale.

Francis Wolff – L’assurdo concetto dei “diritti” degli animali
“La nozione di diritti degli animali è contraddittoria: se al lupo viene concesso il diritto di vivere, esso viene sottratto all’agnello; e se diciamo che l’agnello ha dei diritti, che ne facciamo del diritto naturale del lupo di nutrirsi? Proclamare diritti è proclamare l’uguaglianza di questi diritti, e proclamare l’uguaglianza dei diritti degli animali è assurdo: se il mio cane ha il diritto di vivere senza pulci, la pulce non ha il diritto di convivere con il mio cane”.

Bernd Ladwig – Diritti morali della natura?
Nel dibattito sull’attribuzione di diritti alla natura bisognerebbe distinguere. Mentre infatti è perfettamente possibile, senza abbandonare l’individualismo normativo su cui poggia il nostro sistema giuridico, riconoscere diritti ad alcuni animali in quanto individui senzienti, molto più problematico appare il riconoscimento di diritti morali a entità come gli ecosistemi, gli ambienti naturali o la Terra in sé.

Maurizio Ferraris – Brevissimo trattato sulla crescita serena
Il millenarismo della crisi ecologica è anche più pericoloso del negazionismo. Perché se quest’ultimo può essere smentito dai fatti, il primo per definizione non potrà mai esserlo. Si tratta di un atteggiamento non solo inutile ma anche dannoso, perché induce all’impotenza e alla rassegnazione. Mentre un atteggiamento critico dovrebbe spingerci a investire nell’unico capitale che può salvarci: i nostri dati.

Silvia Peppoloni e Giuseppe Di Capua – Crisi ecologica e geoetica
La crisi ecologica in atto, di cui cambiamenti climatici e perdita della biodiversità sono macroscopiche evidenze scientificamente accertate, chiama tutti a sviluppare la consapevolezza planetaria di essere cittadini terrestri. Si impone dunque l’urgenza di elaborare un’etica che promuova un atteggiamento analitico, critico e scientificamente fondato nei confronti dei problemi riguardanti l’interazione tra essere umano e ambiente naturale.

SAGGIO

David J. Chalmers – La realtà del virtuale
Un drago che vola in un mondo virtuale vola davvero? E un oggetto rosso dentro un mondo virtuale è davvero rosso? È opinione diffusa che la “realtà” virtuale non sia davvero reale. In questo saggio l’autore, confutando a una a una tutte le possibili obiezioni dei non realisti, sostiene invece che il virtuale, pur avendo ovviamente una natura diversa dal mondo fisico, è perfettamente reale.

ICEBERG 3 – democrazia, partecipazione, verità

Hélène Landemore – La democrazia aperta oltre la rappresentanza
Lungi dall’essere la migliore forma di incarnazione della sovranità popolare, la rappresentanza elettiva è il metodo con cui di fatto si sono tenuti (e si tengono) i cittadini lontani dal potere. L’alternativa a essa non è però solo la democrazia diretta, modello inattuabile nelle odierne società complesse. È infatti pensabile un modello di democrazia “aperta” che vada oltre la rappresentanza e restituisca finalmente alla democrazia il suo autentico significato.

Yves Sintomer – Sorteggio e democrazia nel XXI secolo
La crisi della democrazia rappresentativa riempie ormai intere biblioteche e da tempo teorici politici, associazioni, amministratori lavorano a possibili soluzioni o aggiustamenti che possano farvi fronte. Tra questi c’è il sorteggio, metodo che può essere usato in molti modi diversi e che, senza essere la panacea di tutti i mali della democrazia contemporanea, può costituire una risorsa per affrontarne la profonda crisi.

Gloria Origgi – Verità e politica ai tempi della peste e della guerra
Qual è il rapporto della verità con la politica? La distinzione arendtiana fra verità razionali e verità di fatto è ancora valida? Prima la pandemia di Covid-19 e poi la guerra in Ucraina hanno di nuovo posto con forza il tema del rapporto fra verità e politica, che rappresentano ingredienti del discorso pubblico. Un discorso che non è mai vero per sempre, ma che, in una società sana, continua a migliorarsi per tendere alla verità, per approssimarla il più possibile.

INEDITO

Günther Anders – Considerazioni sulla situazione atomica (con una presentazione di Devis Colombo)
In questi due testi inediti in italiano il filosofo tedesco amplia le riflessioni contro l’equiparazione della bomba nucleare a semplice «strumento di guerra» che aveva già avviato e si confronta con la tesi avanzata da Karl Jaspers secondo la quale l’essere umano potrebbe decidere di intraprendere un conflitto nucleare rischiando coscientemente (in una sorta di stoicismo estremo) la propria esistenza, piuttosto che soccombere a pericoli di sottomissione totale, come quello rappresentato da uno Stato totalitario. Due testi di grande attualità che confermano la figura di Anders come quella di un pensatore senza tempo.
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