MicroMega+, il numero del 6 ottobre 2023: fine del capitalismo, soluzioni al caporalato, l’embargo dell’Opec

Con i contributi di Federica D’Alessio, Jacopo Simonetta e Igor Giussani, Marco Omizzolo, Duccio Basosi, Bartolomeo Fabiani e Francesco Pancho Pardi.

Redazione

Su MicroMega+ di questa settimana parliamo di:

liberalismo e giustizia sociale con Timothy Garton Ash; come sta collassando il sistema capitalistico; risolvere il dramma del caporalato riaffermando lo Stato di diritto; la verità sul presunto embargo dell’Opec; a 60 anni dal disastro del Vajont.

L’INTERVISTA – “Il liberalismo in Europa ha trascurato la necessità di giustizia sociale”. Conversazione con Timothy Garton Ash di Federica D’Alessio

Il celebre storico, giornalista e professore britannico Timothy Garton Ash, in Italia per presentare il suo libro “Patrie” (Garzanti), conversa con MicroMega su alcuni punti nodali riguardanti la sua visione dell’Europa, maturata in oltre cinquant’anni di viaggi e di vita, personale e professionale. Dal tradimento delle popolazioni dell’est e del sud, che non hanno goduto della “solidarietà nella libertà”, all’ambiguità irrisolta del concetto pur irrinunciabile di “sovranità”, alla necessità di ripensare il patriottismo, fino alle sfide epocali già emerse in questo presente, come la necessità di superare la visione xenofoba e securitaria delle migrazioni.

IL LIBRO – Come collassa il Leviatano. Una replica di Jacopo Simonetta e Igor Giussani

In un saggio pubblicato su MicroMega+ Nicolò Bellanca analizza tre libri che, in modo tra loro diverso, affrontano il tema della decadenza dell’attuale sistema capitalistico. Gli autori di uno di essi intervengono qui per spiegare meglio le ragioni per le quali parlano di “collasso”.

DIRITTI E LAVORO – Il lato oscuro del mercato del lavoro: sfruttamento e caporalato in Italia di Marco Omizzolo

Subappalti, infortuni continui, deroghe e scarsi controlli, caporalato, padronato, sfruttamento, segregazione, ghettizzazione deformano la democrazia italiana in una gabbia sociale che esprime una nuova forma di periferia, fatta di povertà e ricattabilità per mezzo di norme sempre troppo lontane dalla condizione reale di chi lavora, interessi criminali, a volte mafiosi, indifferenza e politiche di deroga ai diritti e alla sicurezza. Ma un percorso praticabile di riaffermazione dello Stato di diritto esiste.

DOLLARI E ORO NERO – Il mito dell’”embargo dell’OPEC” e altre storie dal primo shock petrolifero di Duccio Basosi

Tra ottobre e dicembre 1973 il prezzo internazionale di riferimento del petrolio greggio quadruplicò, creando quello che nei Paesi importatori è ricordato come “shock petrolifero”. Una vulgata dura a morire vuole che lo shock fu il frutto di una riduzione dei ritmi estrattivi e di un embargo ai danni degli Stati Uniti, due mosse attribuite all’OPEC. Recenti studi dimostrano che la ragione fu invece la decisione dei governi OPEC di quadruplicare i loro introiti fiscali dall’esportazione di una materia prima di cui detenevano virtualmente il monopolio collettivo. Una decisione che va interpretata nella più ampia cornice del completamento delle promesse della decolonizzazione.

SPORT E GUERRA – Guerra in Ucraina, il ruolo dello sport di Bartolomeo Fabiani

Come ci ha ricordato la vicenda della sciabolatrice ucraina Ol’ha Kharlan e della russa Anna Smirnova ai Campionati mondiali di scherma di Milano, in ambito internazionale lo sport assume un ruolo che va al di là del semplice confronto agonistico. A maggior ragione se gli atleti coinvolti appartengono a Paesi impegnati un conflitto. In quello ucraino lo sport ha fin da subito svolto un ruolo rilevante in ambito politico, militare e mediatico, includendo anche nomi di primissimo piano. In questa sede analizzeremo il fenomeno da vari punti di vista, accorgendoci di come non sempre gli atleti siano elementi privilegiati della società al riparo dai conflitti che l’attraversano.

L’ANNIVERSARIO A sessant’anni dal disastro del Vajont di Francesco Pancho Pardi

Il 9 ottobre 1963 una frana caduta nelle acque del bacino creato dalla diga del Vajont, al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, produsse un’inondazione che causò la morte di 1910 persone e la completa distruzione di tre paesi. La diga – che resistette all’impatto – era un’opera ingegneristica frutto della combinazione fra il bisogno crescente di energia elettrica e l’iniziativa privata alla ricerca del profitto d’impresa. Fattori naturalistici, economici e politici si intrecciano in questa tragedia, per la quale non è mai stata fatta giustizia.

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