Migranti e stato di emergenza: intervista a Erri De Luca

Lo scrittore commenta la scelta del governo di dichiarare lo stato d'emergenza e di accanirsi sugli attivisti ambientalisti.

Cinzia Sciuto

Ieri in Consiglio dei ministri sono stati approvati due provvedimenti emblematici della cultura di questo governo: un disegno di legge pensato per colpire gli attivisti di Ultima generazione, e lo stato di emergenza per far fronte all’aumento degli sbarchi di migranti. Che ne pensa?
Hanno iniziato con la caccia ai concerti giovanili gratuiti, proseguono contro innocue forme di protesta di una gioventù mobilitata per il proprio futuro. Si tratta di reprimere, vecchio e inutile sforzo costipativo delle destre. Quanto ai flussi migratori manifestano impotenza condivisa coi governi precedenti.

Più in generale, come si inseriscono questi due provvedimenti nella cornice generale dell’azione di governo?
Non esiste nessuna cornice, nessun disegno figurativo. Lo descrivo come un casaccio di provvedimenti a vano inseguimento degli eventi. Chi non sa prevedere è destinato ad arrancare dietro.

Diversi osservatori ritengono che il governo Meloni stia puntando molto su provvedimenti identitari e dal forte impatto mediatico perché in realtà in particolare sul fronte economico ha le mani abbastanza legate: è d’accordo con questa analisi?
Impatto mediatico? Cioè i titoli dei notiziari della sera, scaduti e dimenticati il giorno dopo. Che se ne fanno i problemi degli italiani dell’impatto mediatico? Restano impressi come le nuvole dell’altr’anno.

Da poche settimane il Pd ha una nuova segretaria: come giudica i primi passi di Elly Schlein? Sarà in grado di fare un’opposizione dura al governo più a destra che questo Paese abbia mai avuto? E sposterà davvero l’asse del Partito a sinistra?
Ho sentito dire e ripetere dalla segretaria che vuole essere un problema per il governo. Non gliene mancano e uno in più non ha importanza. Mi aspettavo dicesse che il governo è il problema, mentre lei è la soluzione. In questo paese una persona che ha per programma di essere un problema si mette in coda alla lista.

 

Foto Wikipedia | Niccolò Caranti 

 



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