Gli immigrati? Una risorsa (e non un problema) per far rinascere i borghi disabitati

Come sviluppare politiche a favore dell’inclusione dei nuovi abitanti stranieri nei territori montani, rurali ed interni italiani.

Andrea Membretti*

Considerare gli stranieri che arrivano in Italia una risorsa e non un problema, soprattutto in alcuni territori come quelli interni: su questo obiettivo si è concentrato in questi anni il progetto europeo Horizon2020 MATILDE che promuove – attraverso la valutazione d’impatto della migrazione internazionale nelle aree rurali, montane ed interne europee – un approccio volto a evidenziare il potenziale ed il valore aggiunto che i nuovi arrivati possono portare in questi contesti in termini di sviluppo economico, sociale e territoriale. Il progetto coinvolge dieci paesi europei (dalla Scandinavia ai Balcani, comprendendo anche la Turchia e la Gran Bretagna) e tredici casi di studio, di cui due in Italia: la Città Metropolitana di Torino e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Solo pochi giorni fa MATILDE e il Forum Disuguaglianze e Diversità hanno organizzato un incontro** per discutere delle policy possibili e dei concreti interventi attuabili a supporto di questo approccio, sulla scorta dei dati e delle analisi raccolti, con una particolare attenzione a richiedenti asilo e rifugiati, sia per il ruolo che l’Italia ha avuto rispetto ai flussi migratori del Nord Africa attraverso il Mediterraneo sia alla luce del difficile momento storico che il mondo e l’Europa stanno attraverso con il conflitto Russia – Ucraina.

Tre le indicazioni ampie di policy discusse. La prima: considerare il fenomeno immigratorio in un’ottica win-win, di mutuo beneficio per i migranti e per le comunità locali delle aree interne, superando l’approccio emergenziale a favore di una politica strutturale e place-sensitive della accoglienza. In secondo luogo valutare in modo multidimensionale e fondato su basi dati attendibili il contributo dei nuovi abitanti allo sviluppo locale di questi territori, per conoscere gli aspetti su cui si può intervenire e favorire nel contempo una corretta analisi del fenomeno, nonché una informazione non ideologicamente viziata. Terzo, promuovere partecipazione attiva e agency dei nuovi abitanti stranieri, per favorirne il radicamento territoriale e l’esercizio concreto dei diritti di cittadinanza, evitando che siano portati a lasciare le aree interne per spostarsi altrove.

Rispetto al primo punto, si ritiene fondamentale disegnare le politiche – anche quelle migratorie – nei luoghi, sulle base anche delle esigenze dei nuovi abitanti, che possono, insieme ai residenti, chiedere migliori servizi, alzando così la capacità negoziale dei territori stessi, a partire da una maggiore massa critica raggiunta. E’ importante nel contempo raccontare pubblicamente, sulla base dei molti dati qualitativi ormai a disposizione e dentro una narrazione che ribalti quella basata sulla disinformazione, che nei comuni piccoli e interni le esperienze positive di accoglienza di migranti sono state molte e spesso vincenti, grazie al lavoro dei sindaci e della società civile. Un approccio come quello di MATILDE propone con forza proprio un ribaltamento di prospettiva, guardando alla migrazione come fenomeno strutturale che deve essere oggetto di politiche della complessità, in grado di coniugare inclusione e resilienza, dentro modelli di sviluppo sostenibile e di governance che valorizzino il potenziale delle aree interne non solo in termini di accoglienza ma anche come laboratori di innovazione socio-economica, basata proprio sulla sinergia tra i diversi tipi di abitanti.

Va ricordato come per anni si sia adottato a livello nazionale un approccio emergenziale al tema migratorio, con numeri di arrivi nel complesso molto contenuti, mentre oggi, a fronte di una reale emergenza come quella ucraina, constatiamo che non esiste un piano strutturato per fare fronte a flussi importanti di profughi: le politiche migratorie relative alle aree interne devono quindi coniugare la programmazione di lungo periodo, legata all‘inclusione territoriale, con l‘accoglienza emergenziale preparata per tempo, dotando questi territori delle necessarie infrastrutture e servizi (ad esempio, con il recupero degli immobili dismessi e la formazione degli operatori locali).

Il secondo insieme di policy riguarda il tema della valutazione di impatto della presenza immigrata: a fronte di una carenza di dati utili e pertinenti, soprattutto a scale territoriali minori come quelle tipiche delle aree interne, sono importanti le opportunità legate al nuovo sistema del censimento permanente, in grado nel prossimo futuro di produrre dati sempre aggiornati sugli andamenti della popolazione nel suo complesso, e dei vari segmenti di interesse. Nel contempo, la crescente mobilità (interna, circolare, temporanea, permanente, ..) delle persone, a partire dai migranti internazionali che giungono in aree rurali e montane del paese da quelle urbane, mette in luce la necessità di seguire in modo puntuale e articolato tutte queste persone nei loro spostamenti (interni al paese come internazionali, quali quelli legati al lavoro stagionale), accentuando la connessione tra informazioni personali e posizione nello spazio, per cogliere (e quindi cercare di governare) i flussi nella loro complessità e multi-direzionalità.

Il terzo tema di policy trattato è quello della agency e della partecipazione attiva degli immigrati stranieri alla vita locale nei contesti di arrivo. Il progetto MATILDE è nato proprio dai territori, da una riflessione che ha tenuto insieme soggetti locali e attori accademici, tramite quindi la costruzione di un partenariato orizzontale che ha messo in campo e che ha gestito sino ad oggi il progetto stesso, a partire dalla realizzazione di percorsi di ricerca-azione nei territori interni coinvolti. Le politiche su cui investire sono dunque quelle in grado di favorire il pieno radicamento dei nuovi abitanti stranieri, dentro processi che favoriscano nel contempo la partecipazione e il protagonismo di comunità locali oggi spesso marginalizzate. Politiche di negoziazione, anzitutto, che puntino a mediare e a costruire congiuntamente orizzonti di sviluppo comune, centrati sulla reale condivisione di responsabilità rispetto al presente e al futuro dei territori e delle comunità, da considerare come beni comuni. In questo senso, risultano centrali i temi dell’accesso (regolare e tutelato) degli stranieri al mercato del lavoro (a fronte di una normativa nazionale che strozza le possibilità di ingresso nel paese per ragioni lavorative) e alla casa (oggi paradossalmente bene raro, anche in aree interne spopolate) ma anche la messa in campo di percorsi formativi in grado di valorizzarne le competenze e le attitudini professionali, in linea con le vocazioni locali e i saperi delle aree interne.

*University of Eastern Finland – MATILDE Project

**All’incontro “Politiche e buone pratiche a favore dell’inclusione dei nuovi abitanti nei territori montani, rurali ed interni italiani” organizzato da progetto MATILDE e al Forum Disuguaglianze e Diversità hanno partecipato Andrea Membretti (Università della Finlandia Orientale, lead partner MATILDE), Andrea Morniroli (Co-coordinatore Forum Disuguaglianze e Diversità), Mia Scotti e Monica Gilli (ricercatrici MATILDE, Università di Torino), Marco Bussone (Presidente Uncem), Gianfilippo Mignogna (Sindaco del Comune di Biccari, FG), Linda Laura Sabbadini (Direttrice centrale ISTAT), Fabrizio Barca (Co-coordinatore Forum Disuguaglianze e Diversità) e Sabrina Lucatelli (Direttrice di Riabitare l’Italia). Il webinar è stato trasmesso sulla pagina Facebook e sul sito del Forum Disuguaglianze e Diversità ed è disponibile qui.

Credit foto: Due giovani migranti affacciati ad una finestra a Riace (Reggio Calabria) 14 ottobre 2018. ANSA/ MARCO COSTANTINO



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