Milano, se con una statua si vuole cancellare la maternità

La commissione preposta dal Comune di Milano per valutare la collocazione di opere d’arte nello spazio cittadino ha negato l’esposizione in una pubblica piazza della statua di Vera Omodeo che rappresenta una donna che allatta giudicano i valori da essa tramessi “certamente rispettabili, ma non universalmente condivisibili”. Ma come possono non essere condivisi valori di amore e cura?

Monica Lanfranco

Sarebbe assai interessante sapere le motivazioni che hanno portato, nei giorni scorsi, la commissione preposta dal Comune di Milano per valutare la collocazione di opere d’arte nello spazio cittadino a negare l’esposizione in una pubblica piazza della statua donata dalle eredi della scultrice Vera Omodeo, morta lo scorso anno.
La statua, che rappresenta una  donna che allatta, ed ha come titolo Dal latte materno veniamo, secondo la commissione rappresenta valori “certamente rispettabili, ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, ragione per cui ne sconsigliamo l’inserimento in uno spazio pubblico e suggeriamo di donarla a un istituto privato (ad esempio un ospedale o un istituto religioso) nel quale sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose”. Mah.
Sarebbe interessante sapere le motivazioni, specialmente rispetto ai “valori non universalmente condivisi” perché finalmente si capirebbe, una volta per tutte, cosa c’è che non va nella rappresentazione della concretezza fisica della maternità. Offende il seno esposto nell’allattare, mentre invece quello delle riviste pornografiche è ok? Offende l’evocazione dell’allattamento, che dovrebbe però essere svolto nel chiuso delle case per non turbare chi pensa che le donne debbano essere tutte coperte da capo a piedi? Chi offende, insomma, il gesto di nutrire il futuro dell’umanità, rappresentato in celebri tele da artisti dei secoli passati, come Jean Fouquet, Giampietrino, Bernardino Luini, Macrino d’Alba? Si facciano avanti queste persone offese, la discussione è aperta.
Nel mentre, a Milano, un gruppo di madri ha realizzato un flash mob di allattamento all’aperto per protestare contro la decisione.
Una delle figlie della scultrice Vera Omodeo, Serena Omodeo, si domandava nei giorni scorsi dalla sua pagina Facebook, sintetizzando alcuni nodi della surreale polemica: “Essere o non essere; allattare o non allattare; sdraiarsi nella narrazione patriarcale che ha sempre ‘ridotto’ le donne alla maternità, o riconoscere la potenza femminile e femminista intrinseca alla capacità generatrice e di cura; credere alla panzana dell’invidia del pene o essere coscienti dell’invidia dell’utero. Intanto, sullo sfondo, il rischio eterno di cedere un tema universale alle strumentalizzazioni delle destre e dei misogini”.
Per fortuna il Sindaco Sala, quando la notizia del rifiuto da parte della commissione ha cominciato a fare capolino nei giornali e sulle TV, ha preso una posizione molto chiara: la statua, ha affermato, “non urta alcuna sensibilità. Chiederò alla commissione di riesaminare la questione”. In uno stralcio del comunicato stampa di Alice Arienta, consigliera Comunale del PD e vicepresidente della Commissione Cultura si legge: “La scultura della donna che allatta, oltre ad essere stata eseguita da una donna, rappresenta una tematica universale di amore e cura. Se davvero le motivazioni fossero sull’oggetto rappresentato noi lo riteniamo inaccettabile. Ogni donna può decidere di essere mamma o meno, ogni donna può decidere di allattare o di non allattare ma la decisione di non installare questa statua non limita questa libertà, anzi. È come se si volesse cancellare la maternità. La libertà delle donne è di essere ciò che vogliono essere e di fare ciò che ritengono giusto, diventando madri, crescendo dei figli e anche allattando. La maternità non deve essere edulcorata ma rappresentata, raccontata e aiutata. Siamo in un contesto di affaticamento, solitudine e impoverimento sociale in cui il divenire madre è una vera scommessa. Le minime politiche di sostegno alla genitorialità, la condizione ancora di segregazione di chi diventa madre, la possibile perdita del lavoro dopo essere diventate madri, fanno sì che le donne siano sempre più scoraggiate. Cancellare la maternità non è la soluzione. Ma anzi, la valorizzazione dell’allattamento, della cura, riporta questo gesto così faticoso al centro. La celebrazione del gesto di amore andrebbe accompagnata a delle vere politiche per le neomamme e i genitori. Chiediamo quindi di capire le ragioni vere alla commissione e di ripensarci. La maternità come scelta di amore e libertà è un bene da tutelare e valorizzare. Non è cancellando la figura della maternità che si aiutano le donne, ma stanziando risorse per i congedi di paternità, aumentando le risorse ai consultori come veri centri di supporto per la salute femminile, sostenendo le neomamme nel post parto con servizi di ostetrica a domicilio.”
Nel mentre che la vicenda della collocazione della statua va avanti, e nella speranza che presto la bella opera scultorea di Vera Omodeo possa essere ammirata in una piazza di Milano, ancora su Facebook Serena Omodeo si rivolge alla madre, in un dialogo amoroso e pieno di humor sulla questione della sua collocazione: “Cara mami, di sicuro tutte quelle rose ti piacerebbero molto; tu cosa diresti di vedere la tua madre che allatta in piazza Duse? Dialoga bene con le sculture figurative che si affacciano dagli edifici? Enfatizza il fulcro di quella piazzetta non troppo grande, non troppo piccola, con bellissime prospettive, vero? Al momento non sembra possibile… Ma immaginare e sognare non costa niente e rende molto, vero? Tutte cose che ci hai insegnato tu”.

CREDITI FOTO: Ansa/Andrea Fasani

 

 

 

 



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