L’abbraccio di Riace a Mimmo Lucano: “Siamo tutti tuoi complici”

La prima uscita pubblica dopo la sentenza dell’ex sindaco è un grande abbraccio collettivo. Centinaia di persone sono arrivate da tutta Italia per portare solidarietà a Lucano. Il racconto della giornata del 1° ottobre. Parole e immagini da Riace.

Valerio Nicolosi

“Io voglio giustizia, non giustizialismo. Mi hanno toccato nell’integrità morale e questo mi fa male, perché le persone ora possono pensare che io abbia fatto qualcosa per me, a mio vantaggio. E non è così”. Mimmo Lucano ha il volto provato. L’espressione che abbiamo imparato a conoscere, quella dagli occhi un po’ malinconici ma piani di determinazione, l’ha persa il 30 settembre scorso, al momento della lettura di una sentenza che si accanisce su una persona che ha dedicato gran parte della propria vita al riscatto della sua terra e ai diritti, quelli di tutti.
I gradoni del piazzale di Riace sono stati dipinti nuovamente con i colori dell’arcobaleno, che poi sono quelli della pace. I colori di Riace che hanno fatto il giro del mondo, attirato la curiosità di Wim Wenders, portando le politiche di questo paesino calabrese fuori dagli schemi istituzionali dell’assistenzialismo per i migranti. Ed è grazie a Lucano e ai migranti se Riace è tornata a vivere, almeno fino a quando non è arrivata la decisione – “politica” – di mettere fine all’esperienza dell’arcobaleno.

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Foto di Valerio Nicolosi

Già prima delle 16 i gradoni sono pieni. Gli striscioni a sostegno di Lucano spuntano ovunque. C’è anche uno di viene da Cinisi: sono i compagni che portano avanti la memoria di Peppino Impastato e che negli anni scorsi hanno premiato proprio Lucano per il suo impegno. Quando la manifestazione ha inizio, più che ad un evento politico sembra di assistere al finale di una prima all’opera: una standing ovation che minuto dopo minuto diventa una grande abbraccio collettivo all’ex sindaco e attuale candidato al consiglio regionale della Calabria in una lista a sostegno di Luigi De Magistris.
Ma la politica oggi è in secondo piano, la tristezza e l’amarezza hanno preso il sopravvento sulla campagna elettorale tanto che quando viene citata da Lucano è per dire “vorrei smettere oggi, chiuderla qua”, idea rifiutata dal migliaio di persone che sono venute per lui e che urlano “No!” a gran voce. Arriva ovviamente il momento delle accuse: “Se era un’associazione a delinquere allora condannassero anche la prefettura di Reggio Calabria e Ministero degli Interni: con chi ero in associazione, se non con loro?” urla Lucano in uno scatto di rabbia durante il discorso.
L’ex sindaco sventola un foglio, quello che riporta le intercettazioni della Procura usate nel processo e nelle quali si legge che “Lucano non fa nulla per lui, a lui i soldi non interessano”. Eppure, lo hanno colpito proprio su questo, chiedendogli addirittura di restituire ottocentomila euro, “a me, che sanno che non ho nulla!”.

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Lucano parla di “un accanimento” iniziato nel 2017, quando il Ministro degli Interni era il democratico Marco Minniti, “lo stesso degli accordi con la Libia” gridano dal pubblico, e proseguito con Salvini e Lamorgese. “Dove sono i dirigenti che mi chiamavano dal Viminale per chiedere di accogliere altre persone perché al nord non volevano farlo?” si chiede Lucano nel suo intervento.

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Foto di Valerio Nicolosi 

“La mia vita è stata una lunga corsa. Bella, faticosa, piena di ostacoli. Non pensavo sarebbe finita così, ma rifarei tutto, ne è valsa la pena” dice l’ex sindaco in chiusura del suo intervento, mentre l’emozione e le lacrime prendono il sopravvento. Un altro grande e lungo applauso abbraccia simbolicamente Lucano, che lascia la parola ai rappresentanti di organizzazioni non governative e associazioni che sono arrivate a Riace per portare solidarietà e dichiararsi “complici” di un “cattivo maestro” come Lucano, che ha insegnato a molti di loro che la solidarietà e i diritti umani vengono prima di tutto.


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