Dettagli di poco conto

Cosa sono le molestie sessuali? Riguardano solo le donne, o anche gli uomini possono subirle? È un ambito nel quale, come un cappotto double face, possiamo senza indugio affermare che non ci sono differenze tra i due sessi?

Monica Lanfranco

Ne sono consapevole. Con le notizie che quotidianamente riceviamo di tragedie, guerra, violenza, ingiustizia, inadeguatezza istituzionale, collettiva e individuale perché mai ragionare, proprio in occasione di questo 8 marzo, di un fatto piccolo piccolo, che probabilmente è passato inosservato, nel quale peraltro sembra non sia successo granché?

Forse perché, questo penso, partire dai dettagli in apparenza minori che, però, attengono al quadro generale più ampio ci può aiutare a percepire l’importanza di alcuni temi e aiutarci nella faticosa ricerca di strumenti di cambiamento.
È, quella dell’importanza dei dettagli, una convinzione che ho costruito nei decenni di formazione sulla violenza maschile contro le donne, specialmente a scuola con le nuove generazioni ma non solo, quando si tratta di sessismo, di patriarcato introiettato, di misoginia.

I fatti: un giornalista australiano, in trasferta in Moldavia, sta facendo la sua diretta per il canale 10 News. L’argomento è la guerra in Ucraina: il collega sta illustrando la decisione dell’amministrazione Usa di donare 500 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina quando la sua espressione cambia e l’eloquio si inceppa per qualche istante.

Chi sta vedendo la diretta dal televisore non lo sa ancora, ma da lì a qualche secondo entrerà nel campo della telecamera una giovane donna, che senza alcun imbarazzo si avvicina, lo bacia su una guancia e gli dice: “Come sei carino”. Poi se ne va.
A John Paul Gonzo, questo il nome del cronista, scappa da ridere, è incerto sul da farsi, ringrazia e poi continua la diretta, visibilmente un po’ imbarazzato ma anche divertito e gratificato dal fuori programma.

La notizia è tutta qui, e in realtà potrebbe essere una non notizia, dal momento che non è successo nulla (di grave o di violento): quindi perché parlarne?
Perché questo piccolo caso di ‘molestia’ può essere molto interessante da discutere: in molti i follower di Gonzo hanno commentato con umorismo l’accaduto ma, come sempre trattandosi di social, le polemiche non si sono fatte attendere: c’è stato infatti chi ha evidenziato che, se i ruoli fossero stati invertiti, si sarebbe parlato di molestie sessuali, e che si tratta della prova che anche le donne molestano.

Eccoci al punto generale che il dettaglio evidenzia: cosa sono le molestie sessuali? Riguardano solo le donne, o anche gli uomini possono subirle? È un ambito nel quale, come un cappotto double face, possiamo senza indugio affermare che non ci sono differenze tra i due sessi?
Per ragionare sull’argomento spesso mi servo di un cortometraggio dal titolo Oppressed Majority, per la regia di Elenore Pourriat, nel quale, attenzione, non si descrive e ipotizza una società femminista, ma si rovesciano, semplicemente i ruoli così come li conosciamo e viviamo: donne che lavorano fuori casa e uomini casalinghi, maschi pudichi e donne predatrici.

“Sono stanco della vostra società femminista di merda – dice il marito alla moglie che lo va a prendere alla stazione di polizia dove lui ha denunciato un’aggressione sessuale da parte di un branco di donne -. Sembra che i fratelli abbiamo lottato per niente”.
È un materiale che crea disagio, a prescindere dall’età del pubblico, ma è significativo che a scuola, tra le varie reazioni ce ne sia sempre una: quella di chi dice, (specialmente ragazzi), che non è possibile e credibile una situazione del genere.

Certo, alcune modalità sono reversibili e interscambiabili tra donne e uomini, per esempio la sguaiatezza, l’aggressività, la tracotanza, la crudeltà, nelle parole come nei gesti. Ma quando si arriva alla molestia e alla violenza sessuale il cortocircuito è evidente, non è plausibile come situazione.
Il punto è che i ragazzi, gli uomini rarissimamente si sentono prede, ed eventualmente lo possono essere di altri uomini, piuttosto che di una o più donne.

Viceversa, il sentirsi preda di uomini, uno solo o un gruppo, nelle parole come nei gesti è un’esperienza comune quotidiana da parte delle donne: tutte, di ogni età, ceto sociale, latitudine e cultura. E la cultura di ogni latitudine spiega, giustifica e motiva una certa dose di giustezza e ‘normalità’ nel comportamento predatorio maschile.
È la virilità, bellezza. Gli uomini non devono preoccuparsi di come si vestono, di che ora sia per tornare a casa, di come comportarsi, se essere modeste, curate, graziose e inoffensive.

Quando, qui da noi in Italia lo scorso anno un tifoso palpeggiò sul sedere la  giornalista di ToscanaTv  Greta Beccaglia mentre, in diretta,  svolgeva il suo lavoro fuori dallo stadio di Empoli, al termine di una partita di calcio dallo studio il conduttore le disse: “Dai, non te la prendere”.
La condanna severa del tifoso, livello giudiziario, fu accolta da un vasto pubblico come eccessiva, un accanimento contro un buontempone pezzo di pane padre di famiglia che, insomma, aveva forse trasceso nell’apprezzare le forme di una bella ragazza.

Non assolvo la giovane donna che ha interrotto con un bacio sulla guancia un collega che lavorava: è un gesto stupido, fuori contesto, inopportuno.
Ma prima di affermare che è molestia sessuale, e che non c’è differenza ormai, tra donne e uomini rispetto al potere, alla libertà, all’autodeterminazione e, appunto alle molestie e alla violenza, nello spazio pubblico così come nel privato penso sia necessario, come sostiene il formatore e attivista Jackson Katz, ragionare insieme sulle relazioni sessuate: quanto ancora, e come, il patriarcato introiettato pesi, e plasmi, le nostre esistenze in modo differente se siamo maschi o femmine.

 

Foto schermata da Repubblica 



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