Il naufragio di Crotone: quando le politiche migratorie diventano stragi di Stato

Sulla strage il governo ha ribadito la sua linea di chiusura dei porti e delle frontiere. Ma parte della società civile si ostina ancora a praticare solidarietà e a condannare l'ingiustizia delle politiche migratorie.

Michela Fantozzi

Sono salite a 64 il numero delle vittime accertate del naufragio di ieri, a Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. L’imbarcazione, un peschereccio con a bordo 180 persone, era partita da Izmir, in Turchia. I superstiti sono 80, provenienti da Siria, Afghanistan, Iran e Pakistan.

Il contesto politico in cui avviene questa tragedia spiega come mai le vittime del mediterraneo non accennino a diminuire.

Il 9 febbraio scorso, infatti, il Consiglio europeo ha deliberato in favore delle richieste di chiusura e controllo delle frontiere da parte ormai della maggioranza dei Paesi europei, con un rafforzamento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere, di rimpatrio e una concessione di finanziamenti agli Stati per rafforzarne le infrastrutture a “protezione delle frontiere”. Inoltre, il naufragio avviene a due settimane dall’approvazione del decreto-legge Piantedosi riguardante le Ong e la disciplina del soccorso in mare, che stabilisce regole così restrittive da rendere impossibile alle navi umanitarie l’aiuto ai naufraghi.

Sulla tragedia di Crotone sono state fatte sinistre dichiarazioni da parte dei rappresentanti del governo. In particolare, proprio il ministro degli Interni Piantedesi è stato protagonista di due episodi preoccupati per lo stato di salute della nostra democrazia. Dal ministro vengono le parole di condanna nei confronti dei delle famiglie che migrano con bambini: “La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo le vita dei propri figli”. Parole disumane e imbarazzanti, soprattutto se a pronunciarle è un esponente del governo.

Mentre nella giornata di ieri il Viminale ha minacciato azioni legali nei confronti di uno dei soccorritori del naufragio, il medico Orlando Amodeo, a seguito di una dichiarazione fatta durante il programma televisivo “Non è l’arena”: «Oggi – ha detto – la tragedia poteva essere evitata, questa tragedia si è quasi voluta, mi dispiace dirlo però è così. Se io so che una nave è in difficoltà e, lo so da ieri, io vado incontro a questa nave. Perché non si è fatto? Ma a prescindere da questo, che i flussi continuino, che gli sbarchi ci siano e continueranno, ormai lo sanno anche le pietre. Perché ancora chiacchieriamo e facciamo del politichese continuo su questo? La vita è sacra per tutti – ha detto ancora Amodeo – quindi basta con porti chiusi, porti aperti, basta con blocco navale, sblocco navale, queste persone bisogna aiutarle a vanire qua con delle navi, con degli aerei. Gli scafisti li inventiamo noi. Se l’Italia e l’Europa diventassero un pochettino più umane, non ci sarebbero più scafisti e queste tragedie non esisterebbero proprio».

La minaccia avviene a distanza di 3 giorni dalle dichiarazioni di Valditara contro la preside di Firenze in relazione alla lettera indirizzata agli studenti dove si ribadisce il sentimento antifascista della Costituzione.  Sembra che il Governo incominci a utilizzare l’intimidazione per tappare la bocca alla società civile, dimostrando la cultura politica autoritaria dalla quale è nato e si è ispirato.

Nonostante le morti in mare siano evitabili mettendo mano alle politiche migratorie, in particolare delle regole di viaggio dai paesi poveri verso quelli ricchi, la premier Giorgia Meloni fa ancora finta che il problema dell’immigrazione sia in capo ai migranti e alla solidarietà che una parte della società civile si ostina a praticare: “L’esecutivo è impegnato a impedire le partenze, e con esse il consumarsi di queste tragedie, e continuerà a farlo, anzitutto esigendo il massimo della collaborazione agli Stati di partenza e di provenienza” ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Si commenta da sé l’azione di chi oggi specula su questi morti, dopo aver esaltato l’illusione di una immigrazione senza regole”.

La società civile

«Innanzitutto trovo avvilente che con un numero di emigrati in costante aumento, numero sempre più grande di quello degli immigrati, ci si preoccupi di più degli ingressi invece che sulla costante perdita di capitale umano che soffriamo in questo Paese», ha dichiarato a MicroMega Kwanza Musi Dos Santos, attivista antirazzista dell’associazione QuestaèRoma. Poi, in riferimento alle dichiarazioni del Ministro Piantedosi sui genitori migranti, ha aggiunto: «Ma trovo davvero scandaloso che il ministro non si renda conto del privilegio di cui gode nel pronunciare quelle parole. Dubito che lui in una situazione di estrema urgenza rimarrebbe nel paese. Lo dimostra anche l’atteggiamento diverso nei confronti degli immigrati ucraini. Nessuno si è permesso di dire loro di restare nel loro paese. Credo che le sue dichiarazioni siano irrispettose di queste morti che sono facilmente evitabili. Le persone continuano ad arrivare, questo è il dato di fatto attuale. Quindi bisogna salvarle perché una volta arrivate sulle nostre coste la responsabilità è nostra, come dice anche il diritto del mare». Conclude: «Al netto di ciò, è assurda la retorica che vuole l’immigrato africano o asiatico in partenza sempre e solo per disperazione, quando la maggioranza di italiani emigra non per guerra, ma per scelte di vita, grazie anche a un passaporto che permette loro di farlo passando per l’aereo invece che per i barconi».

Asgi (Associazione per gli studi giuridici) ha dichiarato da Instagram: “La strage (di Crotone ndr) non è frutto di una fatalità. Frontex aveva già visto la situazione di naufragio 24 ore prima che la nave si spezzasse e che facessero tutti questi morti. Fermare le partenze significa consegnare le persone che hanno bisogno di fuggire dai loro Paesi ai loro aguzzini o ad altre gravissime violazioni dei diritti umani”.

Emergency ha accusato l’Italia e l’Europa con un tweet: “Il dramma di Crotone è il frutto di precise scelte politiche che impediscono vie di accesso legali e sicure all’Europa. Con la Life Support continueremo a fare la nostra parte, a soccorrere chi è in difficoltà e a salvare vite, ma i fatti dimostrano che è necessario che l’Italia e l’Europa organizzino una missione di ricerca e soccorso, mettano mano a una riforma del sistema di accesso, asilo e accoglienza e aprano vie legali di ingresso per chi cerca una possibilità”.

Foto Twitter | Croce Rossa



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