L’ennesima strage che dimostra il fallimento dell’Europa

Un altro naufragio di migranti in viaggio verso l’Europa, forse il più grave mai avvenuto, ha portato alla morte centinaia di persone a largo delle coste greche: delle oltre 750 a bordo, solo 104 sono state salvate dalla guardia costiera ellenica.

Michela Fantozzi

L’attivista per i diritti umani Nawal Soufi scrive su FaceBook il suo resoconto di ciò che è accaduto all’imbarcazione a largo delle coste greche:
“In data 13 giugno 2023, nelle prime ore del mattino, i migranti a bordo di una barca carica di 750 persone mi hanno contattata comunicandomi la loro difficile situazione. Dopo cinque giorni di viaggio, l’acqua era finita, il conducente dell’imbarcazione li aveva abbandonati in mare aperto e c’erano anche sei cadaveri a bordo. I migranti non sapevano esattamente dove si trovassero, ma grazie alla posizione istantanea del telefono Turaya, ho potuto ottenere la loro posizione esatta e ho allertato le autorità competenti.

Tuttavia, la situazione si è complicata quando una nave si è avvicinata all’imbarcazione, legandola con delle corde su due punti della barca e iniziando a buttare bottiglie d’acqua. I migranti si sono sentiti in forte pericolo, poiché temevano che le corde potessero far capovolgere la barca e che le risse a bordo per ottenere l’acqua potessero causare il naufragio. Per questo motivo, si sono leggermente allontanati dalla nave per evitare un naufragio sicuro.
Durante la notte, la situazione a bordo dell’imbarcazione è diventata ancora più drammatica: i migranti erano confusi e non capivano se quella fosse un’operazione di soccorso o un modo per mettere le loro vite ancora più in pericolo. Io sono rimasta in contatto con loro fino alle 23:00 ore greche, cercando di rassicurarli e di aiutarli a trovare una soluzione. Per tutto il tempo mi hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare e io continuavo a dire che i soccorsi greci sarebbero arrivati. In questa ultima chiamata, l’uomo con cui parlavo mi ha espressamente detto: ‘Sento che questa sarà la nostra ultima notte in vita’.

Quando i migranti si sono leggermente allontanati dalla nave, non c’era alcuna intenzione di continuare il viaggio verso l’Italia, perché non avrebbero saputo navigare per arrivare in acque italiane, poiché mancava il vero conducente della barca e continuavano a chiedere cosa fare. Avevano assolutamente bisogno di aiuto nelle acque dove si trovavano e se mi avessero espresso la volontà di voler continuare il viaggio verso l’Italia avrei ovviamente mandato un aggiornamento a Malta, Grecia e Italia, ma i migranti non hanno mai detto nulla di simile.
È mai possibile che la fuga dei migranti dallo stato di pericolo in cui si trovavano sia stata interpretata dalle autorità greche come fuga dal soccorso? Queste sono domande a cui io non posso rispondere, ma posso testimoniare che queste persone hanno sempre chiesto di essere salvati da qualsiasi Paese.
Questa è l’ultima posizione esatta mandata dal telefono Turaya e comunicata a Malta, Grecia e ItaliaPosizione delle ore 15.10, ora greca. at N 036 Deg 008’059.660″ Lon E 021 Deg 002’009.749.
Per tutto il pomeriggio e fino alle 23:00 non ho fatto altro che tranquillizzare le persone che chiamavano dalla barca, spiegando loro che le autorità competenti avevano la posizione della barca da molte ore e che sicuramente i soccorsi sarebbero arrivati. L’unica cosa che dovevano fare era gestire lo stato di panico a bordo.”

I cadaveri ritrovati sono 79. Il governo della Grecia ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e rimandato il secondo turno delle elezioni politiche al 25 giugno.
“Penso che questo naufragio sia un segno del fatto che la nostra politica migratoria non funziona bene adesso”, dice la commissaria agli Affari interni dell’Ue Ylva Joahnsson.
Perché questo naufragio, come gli altri, dimostra la morte del sogno dell’Europa.

L’accordo raggiunto in sede del Consiglio europeo in materia di migrazione, che tutti dicono dovrebbe introdurre una clausola di solidarietà tra stati come sostenuto da molti, è solo fumo negli occhi.
Il professore di Diritto e Politiche di immigrazione e asilo dell’Università Luiss di Roma Christopher Hein ha dichiarato a MicroMega: «La proposta di redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo tra gli Stati membri non è stata presa in considerazione dal Consiglio europeo, se non solo come una possibile misura di solidarietà volontaria, che può anche essere sostituita con un contributo finanziario». Aggiunge: «Il Parlamento europeo vuole introdurre come primo criterio per vagliare le richieste d’asilo il legame che il richiedente ha con un determinato Paese membro: famigliare, di comunità, di conoscenza linguistica, eccetera […] La proposta votata dal Pe, quindi, contempla il completo superamento della responsabilità esclusiva dello Stato di primo approdo. Di questo naturalmente nell’ultimo Consiglio europeo non c’è traccia».
I governi dell’Ue non ci pensano nemmeno a condividere l’accoglienza. L’assurdità, come ha sottolineato il professor Hein, è che anche i paesi di primo approdo approvano questa linea politica, compresi Italia e Grecia, che hanno votato a favore della risoluzione del Consiglio. Di costruire vie legali d’ingresso per L’Europa nessuno ha parlato.
Intanto continuiamo a contare i morti che raggiungono le nostre coste.

 

FOTO FACEBOOK | Iasonas Apostolopoulos



Ti è piaciuto questo articolo?

Per continuare a offrirti contenuti di qualità MicroMega ha bisogno del tuo sostegno: DONA ORA.

Altri articoli di Michela Fantozzi

Nonostante gli sforzi infusi a tutti i livelli governativi, il divario tra uomini e donne nel mondo resta ampio, anzi, la violenza aumenta.

L’accordo con l’Albania “non può funzionare” ma è una misura in linea con le tendenze politiche di vari paesi europei. Intervista a Christopher Hein.

Dalla Fondazione Gimbe l’allarme per lo stato di salute del SSN ma anche un piano per un rilancio della sanità pubblica.

Altri articoli di Politica

Nel giorno dei funerali di Aleksej Naval’nyj, una poesia a lui dedicata parte della raccolta “Il silenzio è migliore di me”, la Nave di Teseo.

La Libia non è un porto sicuro e facilitare la riconsegna dei migranti alle autorità di Tripoli è un crimine. Lo dice la Corte di Cassazione.

A fare la differenza nel voto in Sardegna è stato il peggioramento della vita. "Meloni voleva bastonare, è stata bastonata".